THE RIPPERS, i pastori del garage punk

The Rippers

 THE RIPPERS – Leave me alone mp3 (da “Track From Beyond” 7″, SYA 2001)

L’occasione fa l’uomo ladro… e il recensore ingordo. L’occasione di cui parlo è la ristampa in cd dell’esordio lungo dei Rippers datato 2003, con l’aggiunta dei primi tre singoli. Pezzi di vinile andati sold out in pochi mesi, che la sapiente label teutonica Screaming Apple ha pensato bene di riproporre nel formato digitale. L’appellativo di pastori del garage-punk calza a pennello alla band sarda, e non solo perché arrivano da una splendida terra dedita da sempre a questa onorevole attività ma anche, e soprattutto, perché questi cinque ragazzi aizzano i fedeli del fuzz come dei veri e propri predicatori.

Si sa poco sul vostro conto: non sarebbe ora di giocare a carte scoperte?
È vero… chi non ci conosce non sa praticamente niente su di noi e in realtà preferiamo così… quindi niente nomi, se vuoi puoi indicarmi come Ripper IV. Ci siamo incontrati per caso nel 2000, io e il primo bassista dei Rippers suonavamo insieme in una band dedita al garage-punk. Un giorno fui contattato telefonicamente da un ragazzo (il futuro chitarrista Ripper III) che aveva comprato il disco del mio vecchio gruppo e voleva organizzarci un concerto nel suo paese (Ales 80 km da Cagliari). Fu così che ci incontrammo e viste le passioni che avevamo in comune nacque subito l’amicizia. In seguito Ripper III si trasferì a Cagliari per un anno, viveva insieme ad un altro ragazzo del suo paese (il futuro batterista Ripper I) così, per gioco, un giorno ci ritrovammo nel garage dove mi riunivo con la mia band e iniziammo a suonare. All’inizio nessuno di noi aveva l’intenzione di prendere seriamente la cosa, suonavamo infatti già tutti in dei gruppi dediti in qualche modo al rock’n’roll… però più passava il tempo e più la cosa prendeva una piega imprevista e iniziava ad appassionarci sempre di più, soprattutto dopo l’uscita del primo 7”, decidemmo così di lasciare le nostre rispettive band e dedicarci anima e corpo al progetto Rippers…fino ad allora non avevamo fatto neanche un concerto. L’idea era chiara: maltrattare il R’n’B e il 60’s punk dei più sconosciuti e selvaggi gruppi dei mid 60’s, con un occhio di riguardo alla scena europea e a tutto ciò che in quegli anni era R’n’B di matrice nera e americana suonato in Europa da band di giovani ragazzi olandesi, inglesi, tedeschi, svedesi e così via… avevamo solo l’imbarazzo della scelta!

Immagino che nella seconda metà degli anni ’80 eravate dei ragazzini: quando cioè l’underground italiano si immolò alla causa del garage revival… seppur in ritardo, sentite l’eredità di quelle band?
Non penso che sia corretto parlare di eredità, i gruppi italiani votati al garage revival in quegli anni erano tanti e tutti molto validi, potrei citarne tantissimi: Storks, Superflui, Ugly Things, Pikes in Panic, Sick Rose… noi però ci siamo sempre sentiti più vicini alla scena di San Diego, gruppi come Primates, Tell-Tale Hearts, Crawdaddys e Untold Fables… anche in questo caso, però, più che di eredità preferisco parlare di “influenze”, credo infatti che noi oggi abbiamo le stesse influenze che quei gruppi avevano nei mid 80’s. Abbiamo un modo di suonare che può ricordare le band che ho citato, per la violenza, la velocità, la grinta e l’energia che cerchiamo di trasmettere in ogni pezzo… non dimentichiamoci poi che nei 60’s non esistevano solo gruppi che cercavano di imitare i Beatles o i Kinks…

Già nelle grandi città italiane a seguire il cosiddetto garage-punk sono 4 gatti… voi venite dalla Sardegna, come la situazione laggiù? Quali sono le band insulari che ci consiglieresti?
Anche qui la situazione non cambia, i gatti sono sempre quattro… devo dire però che ultimamente ai nostri concerti si vedono sempre più persone e noto che riusciamo a coinvolgere anche chi è totalmente ignorante in materia 60’s… questa è una cosa che ci fa molto piacere, così come ci ha gratificati moltissimo il fatto di aver suonato ad un festival indie come “Musica nelle valli” e di aver fatto muovere il culo a molta gente presente durante il nostro set: alla fine siamo risultati uno dei gruppi più apprezzati e nel giro di mezz’ora dopo la fine del nostro mini-concerto abbiamo venduto una marea di dischi. Le band sarde che vi consiglio sono gli Hangee V, gli Emotionz, gli Intrusi e i Gods of Gamble, ovviamente sto citando solo gruppi vicini in qualche modo al garage punk… spero di non aver dimenticato nessuno!!!

A parte SYA Records, avete inciso per label tedesche, australiane e spagnole. Ciò significa che in Italia siamo davvero messi male?
Non proprio, abbiamo anche un 7” su Psych Out, esattamente il terzo. In ogni caso io non ritengo che la situazione sia così grigia, ci sono tante etichette ed ognuna ha una sua linea precisa. Posso dire, per fare un esempio, che io adoro le uscite della Misty Lane/Teen Sound (non voglio fare pubblicità però non posso non citare il primo album degli Indikations: veramente bello!) però obiettivamente questa label non ha in catalogo dei gruppi come il nostro. Con questo mi riallaccio al discorso di prima, noi ci siamo sempre sentiti più vicini a delle band non italiane, per attitudine e sonorità, credo quindi che sia normale che le etichette che fin ora ci hanno prodotto avessero degli interessi diversi rispetto alla maggior parte delle etichette italiane. Prova a dare un occhiata alle uscite della Shake Your Ass e capirai cosa voglio dire… tutti i gruppi italiani presenti in catalogo hanno esordito con questa etichetta e difficilmente avrebbero trovato spazio in altre label nostrane.

Come siete entrati in contatto con la Screaming Apple? Che tipo di rapporto vi lega alla cult label tedesca?
Un giorno contattai Lutz della Sound Flat che distribuiva il nostro primo singolo in Germania… lui mi raccontò che aveva ricevuto la visita di Ritchie della Screaming Apple che dopo aver ascoltato il 7” lo comprò e si dimostrò da subito molto interessato alla nostra musica. Lutz disse che era passato più di un anno dall’ultima volta che Ritchie aveva acquistato un singolo da lui e ci consigliò di contattarlo. Da li in poi la normale procedura con spedizione di materiale promozionale e il seguente accordo per realizzare il nostro primo LP per Screaming Apple… tutto qua! Attualmente il rapporto che ci lega è sicuramente in primo luogo di amicizia… infatti, pur non avendolo mai incontrato di persona, Ritchie si è sempre dimostrato molto interessato ai Rippers e sempre molto disponibile… in secondo luogo ci lega un rapporto di stima reciproca, noi pensiamo che la Screaming Apple sia una delle migliori etichette in circolazione e non solo a livello europeo… e sono convinto di poter affermare senza sbagliarmi che i Rippers sono al momento uno dei gruppi preferiti da questa label, questo per noi è molto importante, così come lo è stato con tutte le altre etichette con le quali abbiamo collaborato.

So che avete suonato fuori dai confini nazionali e che avete vissuto situazioni live diverse dalla nostra… qual è la vostra ipotetica “classifica garage” del pubblico europeo?
È vero, siamo stati anche fuori dai confini nazionali ma secondo me non abbiamo ancora l’esperienza per poter rispondere ad una domanda del genere. Ci sono ancora troppi posti dove vogliamo andare a suonare… ovviamente l’occasione più divertente è stata quella del Wild Week End, è la cosa più ovvia del mondo… quando mai capita di suonare di fronte a 800/1000 persone e tutti, dalla prima all’ultima, sanno esattamente cosa stai cercando di fare sul palco, è una bella sensazione… sicuramente diversa da quelle che abbiamo provato durante la maggior parte dei concerti. Hey anche in Italia ci sono dei posti dove suonare è veramente bello… però, per attenermi alla tua domanda, voglio citare il Beat Club di Tommelloso, è stata la tappa conclusiva del nostro tour in Spagna e anche il concerto e il locale che ricordiamo più volentieri. Le persone presenti non hanno smesso di agitarsi dalla prima all’ultima nota. Alla fine del nostro set erano in molti ad essere sudati quanto noi.

Siete una band sixties punk abbastanza ortodossa: penso al vostro look, al tipo di registrazioni che fate, alla grafica dei dischi… mi incuriosisce sapere se i vostri ascolti e le vostre influenze vanno solo in quella direzione o se siete attratti anche da roba più moderna.
In questo caso farei una netta distinzione tra le due cose. Se infatti parliamo del nostro modo di concepire la musica che facciamo posso assicurarti che le nostre influenze sono da sempre le stesse e che non ci sfiora nemmeno l’idea di cambiare la direzione delle cose. È normale poi che all’interno della band, oltre a ciò che ci accomuna e che amiamo, ci siano gusti e ascolti diversi.… chi è più legato al blues, chi in qualche modo alla psichedelia, chi dei mid sixties apprezza anche la scena mod e così via. Tutti i nostri ascolti, anche quelli di più recente uscita, sono però in qualche modo legati a tutto ciò che ho già elencato e che è quello che più amiamo.

A questo punto mi pare ovvio chiedervi quali sono i dischi che vi hanno cambiato la vita…
Che domandone!!! Se me lo chiedi oggi ti dico l’omonimo degli Outsiders, se me lo chiedevi quindici anni fa avrei detto Here are the Sonics e No way out dei Chocolate Watch Band, un anno fa avrei detto Five by four dei Crawdadys, una settimana fa avrei detto The sect dei Downliners Sect, oggi dico Pebbles vol. 6 e i cinque volumi della raccolta English Freakbeat e se me lo chiedessi domani magari direi Take a heart dei Sorrows e Get the picture dei Pretty Things.

Ok… allora chi schierereste se poteste “costruire” la garage band perfetta?
Qua sono sicuro di non sbagliare, io infilerei dentro questa band Jim Sohns degli Shadows of Knight alla voce e Brian Jones all’armonica. Ripper I direbbe Keith Moon e Viv Price, Ripper II direbbe Stax dei Pretty Things e il bassista dei Downliners Sect, Ripper III invece avrebbe l’imbarazzo della scelta tra Keith Richards, Pete Townshend e Bo Diddley.

Per finire vorrei fugare un dubbio personale… forse sbaglio, ma ultimamente ho l’impressione che i gruppi italiani di garage-punk-r’n’r facciano un po’ tutti i cazzi loro, mi spiego meglio: ci sono invidie più o meno celate, va forte lo sport di spararsi merda addosso gratuitamente, oppure di sputare nel piatto in cui hanno si è mangiato fino all’altro ieri solo perché una etichetta sconosciuta dell’Illinois ti ha stampato un 7” o Maximum R’n’R ti ha dedicato 3 righe… sto prendendo un granchio o c’è qualcosa di vero?
Ma… a dire il vero noi siamo un po’ estranei a tutte queste cose, sarà che viviamo a centinaia di chilometri di distanza dal resto dell’Italia, se la situazione fosse così come l’hai dipinta tu vorrebbe dire che certe volte l’isolamento ha i suoi vantaggi. Di conseguenza rispondo che non sono in grado di fugare questo tuo dubbio e spero quindi che tu stia prendendo un granchio. Preferisco però parlare solo a nome della nostra band, non mi è mai capitato di riscontrare invidie nei nostri confronti, né tanto meno esistono invidie da parte nostra nei confronti di terzi. Anzi, non posso far altro che parlare bene di tutti i gruppi e le persone con le quali siamo entrati in contatto durante questi anni: John Woo, Tunas, Hormonas, Los Dragos, Mojomatics, Cut, Intellectuals, Mutshi Mambo, solo per citarne alcuni… e sto tralasciando tutte le persone che si sono sbattute di volta in volta per aiutarci ad organizzare i nostri precedenti tour in Italia. Tra tutte queste persone e noi esiste invece una sorta di solidarietà e la volontà di darsi una mano a vicenda. Come d’altronde è già successo in passato, molte di queste band infatti sono già venute a suonare in Sardegna per dei mini tour organizzati da noi, con molte altre ci siamo dati appuntamento a partire da questo autunno. Ecco, questa è la situazione che noi viviamo… è ovvio poi che ci siano in giro gruppi che ci piacciono di più e altri meno, è lo stato normale delle cose.

La versione leggermente rimaneggiata di questa intervista ai Rippers è stata pubblicata su Punkster #9, di luglio-agosto 2005, in occasione della ristampa su cd dell’album omonimo con l’aggiunta dei primi tre 7″. A fine settembre 2006 è uscito il nuovo, incandescente full length della band sarda, Tales full of black soot. Della stampa in vinile e cd se ne è occupata come sempre la teutonica Screaming Apple Records: un marchio, una garanzia!