N(u)ovi? No… svizzeri!

FEDORA SAURA
La via della salute
(Pulver & Asche Records)

cover FedoraSaura_LaViaDellaSalute Si proclamano anti-cristiani e anti-capitalisti. Citano il teatro-canzone e i CCCP, Nietzsche e Deleuze. Usano il verbo performare e aggettivi quali provocatorio e destabilizzante. Per me che sono un vecchio rockers di provincia già basterebbe per non pensarci più e lanciare dalla finestra il secondo disco del gruppo svizzero del Cantone Ticino, come dicono loro, “terra di invisibili confini culturali”.
Un disco che mi sa avrei fatto bene a stendere al collega di Black Milk, Maicol Brambilla, ma ci sarebbe potuto andare in fissa e magari regalare l’Ulisse di Joyce alla sua puttana preferita del night di Binasco: non sia mai!
Così mi ci metto d’impegno e me lo ascolto per bene. Sento anche un’amica giornalista che di musica ne sa e mi dice che questi Fedora Saura (nome di una cavalla mezzosangue tre volte vincitrice del Palio di Siena) le ricordano molto Ferretti. E aggiunge che qualunque cosa le ricordi il Giovanni Lindo la mette in gran difficoltà. In effetti un pezzo come Soma pneumatico è smaccatamente CCCP, aggiungerei fuori tempo massimo, e ‘sta cosa mi piglia male perché penso che il salmodiare ferrettiano abbia oramai abbondantemente sfrantato l’ano.
Eppure, al netto di quanto testé detto e delle striscianti influenze capovillane (molto ma molto peggio di quelle ferrettiane), questi elvetici non mi dispiacciono perché sono giocosi. Nel complesso si avverte una lucida (auto)ironia che mi fa tornare alla mente il grande e ahimè misconosciuto Sandro Oliva, penso soprattutto a un pezzo come In verità vi dico. Insomma, questo per me è il tipico gruppo che potrebbe permettersi di fare un pezzo intitolato “Carmelo Pene”: ed è uno dei più grandi complimenti si possa fare ad un gruppo rock che pasteggia ogni dì la parola arte.
E poi in fondo funziona il gioco vocale tra Marko Miladinovic e Sandra Ranisavljevic che dovrebbe essere, a quanto scritto sulla presentazione, una cantante lirica. Inoltre devo dire che non mi dispiacciono affatto la nenia reggaeggiante e gaberiana La natura e l’impasto di no-wave teatrale e noise-core Tenete buoni quei cani.
L’album è uscito in una bella e pulita edizione cd digipack, qui potete ascoltarlo in streaming.

Recensione pubblicata (anche) sulla meglio webzine r’n’r italiana che risponde al nome di BLACK MILK.

To Be(at) or not to Be(at)

I MITOMANI BEAT
Fuori dal tempo
(Area Pirata/Green Cookie)

I Mitomani Beat - Fuori dal tempoNon mi sono mai piaciute le uniformi. Preferisco il cut-up sottoculturale del primo, ingenuo punk. Sui suoni, poi, non ne parliamo. Sono nato con fIREHOSE, Dinosaur Jr e quella roba lì, che uno non sapeva bene che musica fosse perché trattavasi di mischione bastardo (ed estremamente originale) di più generi per così dire “afferenti al rock alternativo”, e pure guardandoli in foto non capivi un emerito cazzo. Ti spiazzavano su tutta la linea, insomma.
Per quanto appena detto non dovrei apprezzare un gruppo didascalico come questo. E invece alla fine dico To Be(at) con tutta la voce che ho, non per niente al mio matrimonio ho chiamato a suonare Tony Borlotti e i suoi Flauers.
De I Mitomani Beat, complesso romano all’esordio lungo ma non di primo pelo, apprezzo intanto la sincerità. La ragione sociale e il titolo dell’album suonano come un atto di fede, una dichiarazione di imperituro amore, quasi un’ammissione di colpa che commuove. E poi sono indubbiamente divertenti: una perfetta party band da gustarsi dal vivo ingurgitando alcolici senza soluzione di continuità come alpini in licenza premio.
Il disco parte a razzo con Suono Beat che termina con la presentazione degli strumenti della frontwoman Eve LaBlonde, una perfetta ragazza yéyé, il giusto Capricciosa come l’omonimo pezzo che viene subito dopo. Non male Shake che puoi quasi sentire l’odore di borotalco da passare sotto le suole dei mocassini per scivolare in pista come un drago. Altri pezzi interessanti sono Baciami Stupido, che nel ritornello mi ricorda le atmosfere degli Statuto, il garage-beat leggero Bacio solo te degno de Gli Avvoltoi e la vianelliana, estivissima Baciami stupido.
Sinceramente potevano evitare le cover super abusate di Arriva la bomba e Batman/Beatman che dal vivo ci stanno tutte ma su disco puzzano di riempitivi.
Dell’album in questione ho letto le recensioni di due giornalisti che stimo. Luca Frazzi su Rumore gli ha appioppato un 6, Fabio Polvani su Blow Up addirittura un 8. Sono più dalla parte di Frazzi, tuttavia faccio una bella media democristiana e mi attesto sul 7. Un disco leggero e piacevole della serie “come (ri)suona il beat ai tempi della crisi”. Non a caso l’album è frutto di una co-produzione Italia-Grecia.

Un paio di giorni fa la recensione è stata pubblicata (anche) sulla meglio webzine r’n’r italiana che risponde al nome di BLACK MILK.

Tre dita nel culo del cantautorato indie

3 FINGERS GUITAR
 Rinuncia all’eredità
(Snowdonia/Rude/Neverlab/DreaminGorilla)

cover 3 Fingers Guitar - Rinuncia all'ereditàDa qualche tempo, troppo tempo a mio modesto parere, nel Belpaese va alla grande il cosiddetto cantautorato indie che è mediamente giovane, carino e disoccupato. E che non dà fastidio a nessuno. Fortuna che in Italy ce n’è anche un altro di cantautorato, più viscerale e “hardcore”, che agli indie canterini di cui sopra ci infila tre dita nel culo e le tira fuori piene di merda.
Il savonese Simone Perna, in arte 3 Fingers Guitar, lo incarna bene questo cantautorato bastardo nel concept album sul rapporto padre-figlio che è il suo terzo disco, il primo nella lingua di Capovilla… ops volevo dire di Dante. Una roba diversa dalla minestra propinataci di solito. Accostabile, non fosse altro per l’italico idioma, al tribalismo cavernoso dei Bachi da Pietra e alle declamazioni noisy dei primi Massimo Volume (Riproduzione). Una roba sperimentale, rumorosa ma anche un bel po’ ritmica e percussiva: d’altronde il nostro è stato il batterista di Viclarsen e Affranti, anche se qui a battere il battibile non è lui ma Simone Brunzu dei Washing Machine che, in tutta sincerità, non ho la minima idea di chi cazzo siano.
La cosa che più mi piace dei 7 pezzi di Rinuncia all’eredità è che si tratta di musica disturbata e disturbante dove però c’è una logica di fondo; e non solo perché è un concept, mi riferisco piuttosto alla materia sonora. E poi c’è da dire che funziona la commistione tra le cavalcate acustiche come la title track in pieno Edda style o Fuga (che io avrei osato intitolare Figa) e il post-punk angolare di pezzi quali Ingresso e P.
Parlerei quasi di un nuovo teatro-canzone in salsa no wave, ubriaco di Bacardi e chinotto Neri. Ma è una di quelle tipiche frasi che i recensori buttano lì alla cazzo di cane, lo so.

La recensione che avete appena letto è stata pubblicata (anche) sulla meglio webzine r’n’r italiana che risponde al nome di BLACK MILK.