la logica dello stendipanni # 0

Stendipanni manwell

Un lato positivo dell’hobby di pennivendolo rock and roll che mi sono scelto è la possibilità di ricevere dischi gratis. L’unica strategia di marketing di etichette e distributori indipendenti è quella di subissare di dischi i giornalistucoli da strapazzo, come il sottoscritto, nella speranza che questi ne scrivano sulle riviste di settore. E’ una sorta di baratto tra poveracci. Un mutuo accordo silente e anche un po’ triste. Ma tant’è.
Loro (etichette e distributori) placano la tua dipendenza di musica facendoti risparmiare svariati euro. Tu non devi fare lo stronzo e inventarti qualche cazzata che invogli il lettore all’acquisto. Il risultato è che mi ritrovo molti dischetti da 5″ sparsi per casa.
E’ qui che entra in gioco la logica dello stendipanni.
Siccome nell’ambito dell’economia familiare si è deciso che sono io ad occuparmi della lavatrice con conseguente stendimento e piegatura di mutande, calzini, ecc., mi capita di trascorrere molto tempo nella stanza adibita a tali, nobili operazioni. E ciò non mi spiace affatto. Addirittura mi rilassa. Chiaramente è d’obbligo un sottofondo musicale, così mi sono procurato un lettore da quattro soldi e l’ho tatticamente adagiato sulla cassettiera adiacente al robusto et funzionale stendipanni gentilmente donatomi da un cugino come regalo di nozze.
Tutti, e dico tutti, i cd che mi arrivano devono passare l’esame stendipanni prima di meritarsi l’ingresso nelle fauci del mio fido Marantz 48. Penso che il sistema sia assolutamente meritocratico.

Va da sé che questo è soltanto un sunto della logica dello stendipanni. I nuovi cd quivi parcheggiati in attesa di esame sono sempre in buona compagnia. Vecchi leoni e leoncini del rock and roll, costretti dentro asettici pezzi di plastica circolare, spesso fanno sentire il loro ruggito ai nuovi arrivati.

I padrini del blues-punk di Montreal

Scat Rag Boosters cover Scat Rag Boosters
SCAT RAG BOOSTERS “S/t” (Yakisakana/Delta Pop)

In quattro anni i canadesi Scat Rag Boosters hanno sfornato una decina di 7″, partecipato a qualche buona compilation e messo su degli ottimi side project (Royal Routes, Stack O’Lees, Skip Jensen). Era logico quindi che il loro primo full length creasse molta aspettativa tra i tossici che usano farsi di blues tagliato con varechina punk e terriccio r’n’r. I tre di Montreal ne erano pienamente coscienti così hanno gozzovigliato con il sangue di vecchi bluesmen (Leaving Town) e succhiato le loro ossa (Get It), poi hanno sparato alla luna (Lonesome Moon) ed urlato alle stelle il requiem conclusivo (Shoot For The Stars). Per farla breve: questo è un disco fondamentale per gli adepti della sacra triade Pussy Galore-Gories-Oblivians… fondamentale!

Skip Jensen

La breve recensione del primo e unico album dei canadesi è apparsa su Rumore # 155 di dicembre 2004. Non l’ho postata oggi a caso visto che stasera al Rude Club di Pescara suonerà Serge Gendron, l’ex chitarrista degli Scat Rag, col suo progetto di one man band Skip Jensen & His Shakin’ Feet. Se siete in zona, come direbbero i compaesani di mia moglie… ce vedome sì! E se vi stuzzica la scena garage-punk di Montreal, occhio al numero di Rumore di dicembre.

L’aussie (punk) rock non muore mai!

Kent Steendman The Celibate Rifles The Celibate Rifles

THE CELIBATE RIFLES “Beyond Respect”
(Bang!/Goodfellas)

Quando si parla di aussie rock si citano sempre Radio Birdman e Saints, dimenticando colpevolmente i Celibate Rifles. La band di Sydney non si è mai di fatto sciolta e oggi, a 27 anni dalla nascita, dà alle stampe il 15esimo album, continuando a suon di punk rock che sa essere sostenuto ma anche adorabilmente crepuscolare (Alhambra e When We Meet Again). In You Won’t Love Me, Lazy Sunshine e Seems Much Better sembra proprio di vedere Kent Steendman con su i jeans aderenti che scuote la sua chioma leonina mentre la mano sinistra danza vorticosamente sul manico della Fender. I Rifles sono il suono di una generazione che non ne vuol sapere di mollare la presa (scoprite da soli la bonus track!) ma soprattutto la dimostrazione vivente che suonando 3-accordi-3 si possono ancora dare emozioni alla faccia del r’n’r tutto prefissi e suffissi.

La recensione del nuovo album di questa vera e propria leggenda dell’aussie (punk)rock è apparsa sull’ultimo numero del defunto Punkster, datato gennaio-febbraio 2006.

Fuori dal ghetto!

Ghetto Ways cover Ghetto Ways

GHETTO WAYS “Solid Brown” (Alien Snatch!)

Se qualcuno mi avesse detto che mi sarei imbattuto in un manipolo di scoppiati capaci di ricalcare le orme degli MC5 alla maniera dei Pussy Galore, gli avrei riso in faccia. Se questo qualcuno avesse aggiunto che non avrei proprio resistito ad una scossa soul’n’roll del calibro di Home in Your Heart (Solomon Burke) e all’hard rock rivisto e corretto di Are You Ready (Thin Lizzy) lo avrei preso a pernacchie. Se poi avesse continuato assicurandomi che mi sarei sciolto come un Fiordifragola sotto il sole di agosto ascoltando un pacchianissimo ritornello che fa na-na-nana-nana-na (The Na Na), dalle offese sui suoi parenti stretti sarei passato alle mani. Meno male che tutte ‘ste cose non me le ha dette nessuno… le ho capite da solo mettendo su Solid Brown dei newyorkesi Ghetto Ways!

Questa recensione è apparsa su Rumore # 165 di ottobre 2005. Se non credete ad una sola parola di ciò che avete appena letto, vi invito a guardare questo video e a farvi cullare dalle onde hard&soul di Say Yeah

LET’S GET LOST, high fidelity post-punk blues

Let's Get Lost cover Let's Get Lost

Al MEI di Faenza del 2002 mi consegnarono un cd che ricalcava il caro, vecchio 7″: dentro la copertina in cartone c’era un dischetto con su la serigrafia di un 45 giri, contenente una manciata di brani a firma Let’s Get Lost. Guardai immediatamente con simpatia il tipo che me lo aveva allungato, non solo per l’azzeccato packaging ma anche per la scelta della ragione sociale che tributava quel geniaccio di Chet Baker. Tornato a casa, ho subito rimpinzato il mio affamatissimo lettore (tra i due preferisco ingrassare il piatto, che ci volete fare!). Quattro fiammate post-punk blues in alta fedeltà mi hanno raggiunto senza darmi il tempo di trovare riparo. I fantasmi di Fugazi, Blues Explosion, Helmet, Black Flag, catapultati a Ferrara e impossessatisi di tre baldi giovani autoctoni…incredibile ma vero. Da quel giorno il mio lettore cd ha iniziato a fare pasti regolari ed io me ne sono stato buono buono in attesa di gustarmi la seconda portata. La pazienza mi ha dato ragione. Qualche giorno fa nella mia cassetta postale si è materializzato il primo full length del power trio estense dal surreale titolo …I Remember Yesterday When I Was Grey. E giù ancora sorprese: indie rockabilly (Neurotic), lounge-country (VooDoo Girl), post-punk-rock (Untitled), un’orgia tra Stooges, Police e QOTSA (Caravan, About Me, Old T-shirt), in piccante salsa punk’n’roll. “Per noi il Punk è un’attitudine, è energia, è un approccio viscerale e non convenzionale alla musica”. Il tutto racchiuso in un’elegante cd-digipack, udite udite, distribuito gratuitamente dal Comune di Ferrara. Cosa state aspettando? A caval donato non si guarda in bocca ma se proprio vi ci scappa l’occhio, qui troverete denti bellissimi.

Il pezzo è stato pubblicato su Punkster # 3 di luglio-agosto 2004. Come prevedibile le 1.000 copie del disco dei Let’s Get Lost distribuite gratuitamente dal Comune di Ferrara sono andate a ruba in men che non si dica. Per fortuna è stato ristampato con un paio di brani in più e un video da Jestrai Records.