Da qualche giorno fanno coppia fissa a fianco al mio stendipanni due dischi editi dall’ammirevole label autoctona Sleeping Star. Il primo è un mini cd promozionale di 3 pezzi dei romani MONTECRISTO: in attesa che ci venga servito il pasto completo, 1975, French Kill e soprattutto 21st Century Boy sono un ottimo asaggio di glam, punk, rock’n’roll e power pop cucinati da mani esperte. Vi consiglio di iniziare a prenotare un tavolo e, giacché ci siete, di non mancare per niente al mondo all’ultima cena di NIKKI SUDDEN. Non ci poteva essere migliore album di The Truth Doesn’t Matter per salutare l’uscita di scena di un grande artista che per oltre 30 anni ci ha deliziato a suon di rock and roll abrasivo e suadente. Spero che lassù Nikki se la stia spassando assieme al fratello Epic Soundtracks, e magari stiano riavviando le pratiche Swell Maps… che dite, non è musica dell’aldilà questa?

Categoria: Sulla strada
la logica dello stendipanni # 0

Un lato positivo dell’hobby di pennivendolo rock and roll che mi sono scelto è la possibilità di ricevere dischi gratis. L’unica strategia di marketing di etichette e distributori indipendenti è quella di subissare di dischi i giornalistucoli da strapazzo, come il sottoscritto, nella speranza che questi ne scrivano sulle riviste di settore. E’ una sorta di baratto tra poveracci. Un mutuo accordo silente e anche un po’ triste. Ma tant’è.
Loro (etichette e distributori) placano la tua dipendenza di musica facendoti risparmiare svariati euro. Tu non devi fare lo stronzo e inventarti qualche cazzata che invogli il lettore all’acquisto. Il risultato è che mi ritrovo molti dischetti da 5″ sparsi per casa.
E’ qui che entra in gioco la logica dello stendipanni.
Siccome nell’ambito dell’economia familiare si è deciso che sono io ad occuparmi della lavatrice con conseguente stendimento e piegatura di mutande, calzini, ecc., mi capita di trascorrere molto tempo nella stanza adibita a tali, nobili operazioni. E ciò non mi spiace affatto. Addirittura mi rilassa. Chiaramente è d’obbligo un sottofondo musicale, così mi sono procurato un lettore da quattro soldi e l’ho tatticamente adagiato sulla cassettiera adiacente al robusto et funzionale stendipanni gentilmente donatomi da un cugino come regalo di nozze.
Tutti, e dico tutti, i cd che mi arrivano devono passare l’esame stendipanni prima di meritarsi l’ingresso nelle fauci del mio fido Marantz 48. Penso che il sistema sia assolutamente meritocratico.
Va da sé che questo è soltanto un sunto della logica dello stendipanni. I nuovi cd quivi parcheggiati in attesa di esame sono sempre in buona compagnia. Vecchi leoni e leoncini del rock and roll, costretti dentro asettici pezzi di plastica circolare, spesso fanno sentire il loro ruggito ai nuovi arrivati.
bestemmia real[ity]e
Probabilmente vi starò frantumando i testicoli a forza di recensioni di gruppi che conosciamo in 30-40 sfigati. I know. E allora parliamo delle bestemmie nei reality show. E’ di questi giorni il cristo di Massimo Ceccherini a L’Isola dei Famosi. L’ipocrisia ha trovato terreno fertile ed è venuta giù come quelle grandinate che ti bozzano il cofano della macchina. Ma è soltanto una triste storiella che si ripete. Non me ne frega niente se sia giusto o sbagliato sparare cristi e madonne in diretta tv. Non entro nel merito della “morale” più o meno condivisa. Per questo ci sono il professor Meluzzi e la caterva di opinionisti da strapazzo che si accomodano nei salotti tv ogni pomeriggio. Mi interessa soltanto constatare il rigurgito bestemmiatore (ri)venuto su come vomito dall’anno cruciale 2004. Aprile, Italia 1, La Fattoria: Roberto da Crema, più noto come “Baffo”, è il primo a dare inizio alle danze. Gli danno un calcio in culo e lo sbattono fuori. Novembre, Canale 5, Grande Fratello: di fronte a quasi 7 milioni di telespettatori il 39enne pisano mezzo balbuziente Guido Genovesi bestemmia ripetutamente. Ha soltanto il tempo di raccogliere i suoi effetti personali, salutare i compagni e telare. Dicembre, ancora Italia 1, Campioni: il muscolare e sopraffino terzino Christian Arrieta, stufo di fare la panca a quel piombo e millantatore di Gullo, impreca pesantemente la madonna. Il ragazzo viene sospeso ma non espulso. Potrebbe crearsi un precedente. Così, purtroppo, non è. All’inizio del 2005 non succede quasi nulla. Attenzione però ai primi caldi. Aprile, Rai 2, Music Farm: Francesco Baccini esce di testa per la topina (di) Dolcenera. Fosse stato per me lo avrei allontanato solo per questo. Invece a decretare la sua uscita è una bestemmia sontuosa che il cantautore genovese si fa scappare di cuore.
Che senso ha la fredda cronistoria sopraesposta? Nessuno! Occhio però al grande colpo di mamma tv. Agli inizi del 2006 va in onda su Canale 5 la terza edizione de La Fattoria. Nel cast figura quel gran pederasta (affettuosamente, s’intende!) di Leopoldo Mastelloni, il primo a macchiarsi di una bestemmia in diretta tv nel lontano 1984 nel corso della trasmissione Rai Blitz condotta da Gianni Minà. Provo a immaginare il primo colloquio tra la produzione e l’attore partenopeo:
“Ah Mastello’ me raccomanno niente bestemmie in diretta sennò so’ cazzi tua!”
“Come?!?”

ritorna a casa speedy gonzales!

GONZALES “Hell Drive” (Kornalcielo/8 Records)
Passatemi la battutaccia: in quanto Gonzales questi baldi giovani sono davvero speedy! Nati da una costola dei truci surfers Cosmogringros, i 4 veneziani si dannano l’anima nel cercare di trovare un punto d’incontro tra i riffoni dei 70’s e l’hardcore-punk della seconda metà degli 80’s. Detto, fatto! I tiratissimi 25 minuti di Hell Drive sembrano venuti fuori da una session tra Lemmy dei Mötorhead ed i primi Bad Religion, con i Kyuss al gran completo che bivaccano fuori la sala prove. Su tutto spicca la voce del cantante, profonda come la gola di quella buonanima di Linda Lovelace. Un gran bell’esordio che, seppur in clamoroso ritardo, è d’obbligo segnalare ed archiviare alla voce “grandioso turbo hard’n’roll made in italy”.
La mini recensione dei veneti Gonzales è stata parcheggiata nel mio pc troppo tempo. Era già tardi pubblicarla su Punkster # 13, che poi non è mai uscito, figuriamoci su Sonic # 1! Però il disco merita ed io mi sentivo in colpa, perciò…
BONK, nel caos di Oslo!
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I norvegesi BONK fanno casino, parecchio casino, sguazzano famelici nel caos e il bello sta nel fatto che paiono proprio essere a loro agio. Nel full length d’esordio Western Soul (Racing Junior/Goodfellas) mettono alla berlina tutto ciò che capita sotto tiro. Maltrattano l’hard detroitiano, il crossover, l’indie rock dei 90’s, l’elettronica, il death punk. Prendete il trittico iniziale: appena parte Front Page sembra di stare ad ascoltare un vecchio pezzo dei Clock DVA, finché non si inseriscono i Rage Against The Machine più incazzosi. Grooverman è invece un distillato puro di MC5/Stooges e alt garage di scuola nordeuropea. Sarah poi è semplicemente annichilente, se me l’avessero spacciata per una outtake del maestoso Bug dei Dinosaur Jr ci sarei cascato con tutte le scarpe. Per non parlare del Motown sound stuprato di Wasted Love, dell’arrembante post-punk con accenti motorheadiani di Policecar e del supervitaminico indie hard rock di Waiting In A Car. Solitamente chi mette così tanta carne al fuoco rischia di bruciarsi o peggio di buttar fuori un prodotto insipido, se non addirittura stucchevole. Non è il caso di Andreas Grøtterud e Leif Koren, i due tipacci ritratti in copertina che sembrano appena usciti da un qualsiasi centro di recupero tossicopendenze di Oslo. D’altronde questi qui prima di metter su la baracca Bonk si sono fatti le ossa (e scommetto molto altro!) in band deliranti denominate Kung Fu Girls e Anal Babes. Se siete predisposti ad ascoltare un gruppo che non solo salta gli steccati, ma che spesso e volentieri li travolge, be’… mi sa proprio che i Bonk fanno al caso vostro.
Il pezzetto che avete appena letto sarebbe dovuto essere su Punkster # 13 di marzo 2006 ma quel numero, per motivi a me sconosciuti, non ha mai visto la luce. Ve lo ripropongo nella speranza che qualcuno si incuriosisca e faccia suo il disco d’esordio di questi norvegesi pizzicati dalla tarantola!
