Fuori dal ghetto!

Ghetto Ways cover Ghetto Ways

GHETTO WAYS “Solid Brown” (Alien Snatch!)

Se qualcuno mi avesse detto che mi sarei imbattuto in un manipolo di scoppiati capaci di ricalcare le orme degli MC5 alla maniera dei Pussy Galore, gli avrei riso in faccia. Se questo qualcuno avesse aggiunto che non avrei proprio resistito ad una scossa soul’n’roll del calibro di Home in Your Heart (Solomon Burke) e all’hard rock rivisto e corretto di Are You Ready (Thin Lizzy) lo avrei preso a pernacchie. Se poi avesse continuato assicurandomi che mi sarei sciolto come un Fiordifragola sotto il sole di agosto ascoltando un pacchianissimo ritornello che fa na-na-nana-nana-na (The Na Na), dalle offese sui suoi parenti stretti sarei passato alle mani. Meno male che tutte ‘ste cose non me le ha dette nessuno… le ho capite da solo mettendo su Solid Brown dei newyorkesi Ghetto Ways!

Questa recensione è apparsa su Rumore # 165 di ottobre 2005. Se non credete ad una sola parola di ciò che avete appena letto, vi invito a guardare questo video e a farvi cullare dalle onde hard&soul di Say Yeah

LET’S GET LOST, high fidelity post-punk blues

Let's Get Lost cover Let's Get Lost

Al MEI di Faenza del 2002 mi consegnarono un cd che ricalcava il caro, vecchio 7″: dentro la copertina in cartone c’era un dischetto con su la serigrafia di un 45 giri, contenente una manciata di brani a firma Let’s Get Lost. Guardai immediatamente con simpatia il tipo che me lo aveva allungato, non solo per l’azzeccato packaging ma anche per la scelta della ragione sociale che tributava quel geniaccio di Chet Baker. Tornato a casa, ho subito rimpinzato il mio affamatissimo lettore (tra i due preferisco ingrassare il piatto, che ci volete fare!). Quattro fiammate post-punk blues in alta fedeltà mi hanno raggiunto senza darmi il tempo di trovare riparo. I fantasmi di Fugazi, Blues Explosion, Helmet, Black Flag, catapultati a Ferrara e impossessatisi di tre baldi giovani autoctoni…incredibile ma vero. Da quel giorno il mio lettore cd ha iniziato a fare pasti regolari ed io me ne sono stato buono buono in attesa di gustarmi la seconda portata. La pazienza mi ha dato ragione. Qualche giorno fa nella mia cassetta postale si è materializzato il primo full length del power trio estense dal surreale titolo …I Remember Yesterday When I Was Grey. E giù ancora sorprese: indie rockabilly (Neurotic), lounge-country (VooDoo Girl), post-punk-rock (Untitled), un’orgia tra Stooges, Police e QOTSA (Caravan, About Me, Old T-shirt), in piccante salsa punk’n’roll. “Per noi il Punk è un’attitudine, è energia, è un approccio viscerale e non convenzionale alla musica”. Il tutto racchiuso in un’elegante cd-digipack, udite udite, distribuito gratuitamente dal Comune di Ferrara. Cosa state aspettando? A caval donato non si guarda in bocca ma se proprio vi ci scappa l’occhio, qui troverete denti bellissimi.

Il pezzo è stato pubblicato su Punkster # 3 di luglio-agosto 2004. Come prevedibile le 1.000 copie del disco dei Let’s Get Lost distribuite gratuitamente dal Comune di Ferrara sono andate a ruba in men che non si dica. Per fortuna è stato ristampato con un paio di brani in più e un video da Jestrai Records.

sono pazzi questi francesi!

foto The Fatals The Fatals

THE FATALS “S/t” (P.Trash)

Pare che questo cd sia stato assemblato per placare le ire dei tanti fans della band francese che si sono persi i tre 7? del 2004. E così alla teutonica P.Trash non è rimasto che ristamparli in formato digitale. Ora i pazzi di mezzo mondo potranno deliziare il loro udito già abbondantemente compromesso a colpi di furibondo garage punk’n’roll in bassa fedeltà, come non se ne sentiva da anni. A parte l’unico inedito My Darling and The Wind ed il compassato lo-fi Feel Alright, i restanti 11 brani prendono l’ascoltatore per la giugulare e lo sbatacchiano ripetutamente contro la testata dell’amplificatore (Livin My Bed). Questa è robaccia per chi ha lo stomaco d’amianto e la testa dura come il piombo. Maneggiatela con cura o potreste farvi molto male.

da Rumore # 161 di giugno 2005.

forse non grata… ma graditissima!

Vic du Monte's Persona Non Grata cover Vic du Monte's Persona Non Grata

VIC DU MONTE’S PERSONA NON GRATA “S/t” (Cargo)

Mentre Josh Homme e i QOTSA mostrano segni di cedimento, coloro che hanno orbitato nella galassia Kyuss stanno velocemente risalendo la corrente come salmoni arrapati. Brant Bjork se ne è appena uscito con un doppio da brividi. Solo qualche mese fa Chris Cokrell licenziava un disco a firma Vic du Monte’s Idiot Prayer ed ora questo nuovo, spettacolare album che vede ai tamburi persino Alfredino Hernández. Il suono dei Vic du Monte’s Persona Non Grata è un r’n’r decadente che lambisce la rabbia poetica del punk (Yankee Dollar). È una diligenza scassata che scorrazza nel west (Senators). È una grandinata che sfonda il tetto di un night di Las Vegas (Crystal Missile). È un’accanita partita di tressette che vede Tom Waits e Iggy Pop scontrarsi con Jeffrey Lee Pierce e Nick Cave. Tutto questo, e pure di più, plasmato da eccellenti pasticceri del deserto. Accorrete numerosi!

Questo disco mi colpì a tal punto che su Rumore # 166 di novembre 2005 gli diedi il massimo dei voti: cosa successa molto raramente durante la mia avventura rumorosa.

Bebe Rebozo chi?

Bebe Rebozo band

BEBE REBOZOVoglio essere un ninja e vivere nell’ombra

(Furt Core)

Allora: Steve Albini si va a fare una vacanza a Malibu e tra una bibita ghiacciata, delle sventole in bikini, qualche nuotata refrigerante e pomeriggi passati a sonnecchiare all’ombra delle palme, s’imbatte in una specie di Dancing all’aperto dove tre ceffi dall’aria simpatica imbracciano chitarra, basso e batteria e ci danno dentro sputando rabbia e schizofrenica ironia su un granitico tappeto post-punk. Se ne sta lì ad ascoltarli mimetizzato tra i pochi presenti. Ne rimane talmente colpito che decide di tornarli a trovare. Poi la vacanza finisce e si ributta nei suoi impegni di lavoro con la cassettina di questa band che non smette di gracchiare nella sua autoradio. Qualche tempo dopo, straconvinto di produrli, decide di farli ascoltare al suo amico John Zorn che non si fa pregare più di tanto a mettere mani ed anima nel pezzo che poi diventerà bagigalupoballarinmarosogrezarrigamonticastiglianomentiloikgabettomazzolaossola (l’imbattibile formazione del Grande Toro!). Fin qui tutto bene, se non che invece di Malibu ci troviamo a Roseto degli Abruzzi. Al posto di Steve Albini ci sta Marco Sigismondi (storico leader della 80’s hard core band Digos Goat) e John Zorn non è altri che Giustino Di Gregorio che, proprio per la Tzadik di Zorn, ha inciso un grande album dal titolo Sprut. Poco male! Resta il fatto che gli abruzzesi Bebe Rebozo hanno finalmente registrato un album maturo, certamente americano nelle atmosfere ma per molti versi (il cantato?) italiano fino al midollo. La contagiosa paranoia di Voglio essere un ninja e vivere nell’ombra, la quasi disco-noise Cowboy Light, l’ansiogena marzialità di My Dad Is Fucking Republican e la poesia punk di E’ un attimo cantata da Sigismondi stesso, ne sono la prova lampante.

Questa recensione è apparsa su Mood # 007 in un qualche mese del 2002. Mi piaceva iniziare a riproporre le cose già pubblicate proprio dai Bebe Rebozo per orgoglio territoriale (i ragazzi vivono a un tiro di schioppo dalla mia città) ma anche perchè i Rebozi suonavano un noise magnificamente indigeribile e soprattutto non di maniera. So che i 2/3 sono impegnati in un nuovo progetto. Non vedo l’ora di ascoltarlo e parlarvene.