Paradisi post punk londinesi

MARCEL WAVE – Something Looming (Upset The Rhythm!/Feel It)

Mi preme fare un’avvertenza iniziale: il lirismo dei Marcel Wave alla lunga può ammorbare o proprio spaccare la minchia. Ma se siete tra quelli che ritengono i Dry Cleaning il nuovo miracolo dell’underground, apprezzate gli Stereolab senza se e senza ma e da 30 anni continuate a serbare affetto per i Saint Etienne, Something Looming è decisamente il disco che fa per voi.

I 12 pezzi dell’album d’esordio del quintetto londinese compongono una sinfonia post punk, addolcita dalle sirene dell’indie pop: il singolo Barrow Boys è piuttosto indicativo in tal senso.

Le storie e la voce di Maike Hale-Jones, che di base è una narratrice performante, sono allo stesso tempo beffarde e sconsolate. Ed è proprio questo l’interessante. Il contributo dei musicisti è di peso ma non prevaricante: d’altronde stiamo parlando di gente che ha praticato l’art rock diagonale con un discreto successo nei Cold Pumas e nei Sauna Youth.

I quattro coprotagonisti dell’affaire Marcel Wave sostengono la melodia ritmica e quasi garage rock della title track, contrappuntano l’obliqua onda synthetica di Mudlarks e accompagnano: tanto le carezze jangly ecumeniche di Peg ed Elsie, quanto il dolce commiato di Lineolum Floor nel quale la nostra Maike si produce in uno spoken word davvero paradisiaco.

Faccia d’angelo, oh… ci son cascato di nuovo

ANGEL FACE – Angel Face (Slovenly Recordings)

Sono in quattro, vengono da Tokyo, fanno punk ’77 in bassa fedeltà dal forte appeal melodico, andando a pescare nelle frattaglie macilente del r’n’r anni ‘50 e ‘60. Fin qui nulla di eclatante. Ma facciamo i bravi cronisti e esponiamo in sintesi anche le 3 W mancanti.

Alla fine del 2020 Fink – figura centrale del punk giapponese degli ultimi 35 anni, ex America Soul Spiders, Teengenerate, Firestarter, ecc. – lascia la sua band dell’epoca, i Ruler, e si unisce ad alcuni amici, tra i quali Toyozo dei Fadeaways, per una nuova avventura musicale. La cosa naufraga velocemente per scazzi interni ma Toyozo è impressionato dalle nuove canzoni di Fink e gli chiede di continuare a suonare insieme. Così tirano dentro la batterista Rayco, iniziano a fare qualche concerto in giro e in brevissimo tempo registrano il primo demo. Ai loro concerti c’è spesso un folle che balla come un tarantolato in mezzo al pubblico, Hercules, batterista dei Sensitive Lips e degli ottimi power poppers The Choosers. Impossibile non notarlo. È lui l’anello mancante. Nell’estate del 2021 lo imbarcano alla “voce tremolante” e il gioco è fatto. Sul finire del 2023 esce su vinile il loro album d’esordio omonimo. Zero fronzoli. Copertina nera con su la scritta Angel Face rossa a caratteri cubitali.

L’ottima recensione del decano Luca Frazzi, pubblicata su Rumore di marzo, inizia così: “Forte del suo totale anacronismo, questo disco spicca per coraggio e incoscienza, condizione necessaria per candidarsi a next big thing del suono post Ramones, mezzo secolo nel quale non abbiamo fatto altro che ascoltare riascoltare il solito giro di chitarre e due coretti stupidi al limite della demenza, sempre gli stessi. Dure a morire, certe cose.”

Cosa aggiungere su questi dieci pezzi che superano a malapena 20 minuti? Be’, che il suono è riconoscibile eppure maledettamente fresco, originale, tutto proiettato in avanti sulle ali di una melodia acidula, lo-fi, claudicante che, nel genere, non si ascoltava da anni. Bad Feeling, Big City, Right Time, That’s Enough, il trattore ubriaco I Can’t Stop sono calamite bubblegum punk a presa rapida che ti risucchiano e ti fanno cadere nella trappola con tutte le scarpe. Insomma: chi sta dentro questa roba, e magari tiene i primi titoli Lookout! in una teca e una discreta collezione di singoli Rip Off, faticherà a togliere dal piatto questo splendido vinile che gira a 45 rpm. Garantito.

https://slovenly.bandcamp.com/album/angel-face-angel-face-lp

Il punk’n’roll selvaggio degli splendidi rottami neozelandesi

THE CAVEMEN – Ca$h 4 Scrap (Slovenly Recordings)

Chi avrebbe scommesso un solo euro che i Cavemen potessero arrivare a tagliare il traguardo del quinto album in dieci anni d’attività? Gruppi di tal fatta (si) bruciano per gli eccessi o muoiono naturalmente dopo l’ennesimo disco uguale al precedente. Ma fateli voi dischi così brutali, scassati, sanguigni e soprattutto “credibili”, nonostante un immaginario da dannati del r’n’r abusatissimo che a loro – e a pochi altri – si perdona.

La buona notizia è che i rottami neozelandesi di Auckland, da diversi anni di stanza a Londra e oramai pilastri della variegata scuderia della “santa” Slovenly – questo è il terzo album sulla label statunitense del giramondo Peter Menchetti – aborrono sempre l’alta fedeltà. Che si tratti di correre con scarponi da carpentiere sull’autostrada punk (Booze Ciggies ‘N Drugs), spruzzare melodia r’n’r con un estintore oversize (Without You, Can’t Remember Your Name, Hanging Up), scendere nella cripta garage fatti come cammelli (Drug Man, Satan II) o abbandonarsi inermi al dondolio roots (Flowers On My Grave). Ça va sans dire che più parliamo di punk’n’roll selvaggio, oltre che un bel po’ bizzarro. E che Ca$h 4 Scrap e un altro di quei dischi da non farsi scappare.

40 album del 2023

Più o meno in ordine di preferenza ecco i 40 album del 2023 che mi sono rimasti più impressi nella mente e nelle orecchie. Sono certo che il 2024 porterà dell’ottima musica. Buon anno.

BAD//DREEMS “Hoo Ha!” (Erste Theke Tonträger/Farmer & The Owl)

CHERRY CHEEKS “CCIILP” (Total Punk)

CIVIC “Taken By Force(Cooking Vinyl/ATO)

FLAT WORMS “Witness Marks” (GOD?/Drag City)

CHEATER SLICKS “Ill-Fated Cusses” (In The Red)

GEE TEE “Goodnight Neanderthal” (Goner/Urge)

BLUR “The Ballad Of Darren” (Parlophone)

BAU “Indifferentemente” (Aagoo)

LAST QUOKKA “Red Dirt” (Stock/Tuff Cuff/Mass Prod)

FREEZ “Icebreaker” (Wild Honey)

THE MEN “New York City” (Fuzz Club)

TEE VEE REPAIRMANN “What’s On TV” (Total Punk/Computer Human)

R.M.F.C. “Club Hits” (Anti Fade/Urge)

THE HECK “On Your Nerves” (Soundflat)

NIGHT BEATS “Rajan” (Fuzz Club/Suicide Squeeze)

DOE ST “Stepping Stone” (Legless)

BRONTEZ PURNELL “Confirmed Bachelor” (Upset! The Rhythm)

TROPICAL FUCK STORM “Submersive Behaviour” (Joyful Noise Recordings)

UNI BOYS “Buy This Now!” (Curation)

LAUREL CANYON “Laurel Canyon” (Agitated)

CLASS “If You’ve Got Nothing” (Feel It)

ITALIA 90 “Living Human Treasure” (Brace Yourself)

THE TOADS “In The Wilderness” (Anti Fade/Upset! The Rhythm)

MOAR “Baby I Am Cheap” (Belly Button/Ronny Rex)

SEX MEX “Sex Mex 23” (Alien Snatch!)

GRIAN CHATTEN “Chaos For The Fly” (Partisan)

WEIRD OMEN “Weird Omen” (Le Cèpe/Beast/Get Hip)

ALLAH-LAS “Zuma 85” (Innovative Leisure/Calico Discos)

OTTIS COEUR “Ottis Coeur” (Howlin’ Banana)

CUT “Dead City Nights” (Bare Bones/Improved Sequence)

STRANGE ATTRACTOR “Good Boy Bad Boy” (Drunken Sailor/Celluloid Lunch/Discos De Muerte)

ALIEN NOSEJOB “The Derivative Sounds of… Or… A Dog Always Returns to its Vomit” (Anti Fade/Goner)

INUTILI “A Love Supreme” (Aagoo)

BODY TYPE “Expired Candy” (Poison City)

MARCEL “Charivari” (Luik Music/Idiotape)

FIRECRACKER “Clarence” (Slack)

HOME FRONT “Games Of Power” (La Vida Es Un Mus)

HOUSE OF ALL “House Of All” (Tiny Global Productions)

BBQT “Dangerous Dame” (Surfin’ Ki/Wanda)

PINKSQUEEZE “Be Gay Have Fun” (Autoproduzione)

THE LINGS: West Coast sound e power pop made in Italy

Dove sta scritto che l’Italia non può avere un grande gruppo power pop contemporaneo? Genere che per suonare credibile richiede freschezza e maturità, oltre che talento. Tutte caratteristiche possedute dai Lings, quattro ragazzi che provengono dall’asse tra Mantova est e la bassa veronese e che nel corso degli ultimi anni hanno accumulato esperienze in gruppi belli duri come Antares, Komet, Dots, High School Lockers, Thunder Bomber.

Chiedo al cantante e chitarrista Paul come è nato il progetto musicale e cosa li ha spinti ad abbracciare sonorità più morbide: “Durante il Lockdown mi sono ritrovato con un sacco di canzoni e bozze messe da parte negli anni e ho scelto di arrangiarle con Bryan, Alberto e Andrea, che oltre ad essere amici di lunga data sono anche ottimi musicisti. Il pop r’n’r ci accompagna da sempre, credo che questo tipo di forma canzone sia il filo conduttore di tutte le formazioni a cui abbiamo preso parte. Anche nel punk più duro sentiamo la necessità di costruire un pezzo catchy. Inoltre io e Bryan facevamo parte dei Tree House Society, band power pop nata dalle ceneri degli Highschool Lockers, e una decina d’anni dopo con i Lings abbiamo ripreso il discorso rock-melodie-coretti”.

Un discorso che porta lontano. Agli anni ‘60 e ‘70 della West Coast, con armonie vocali e arrangiamenti che disegnano nostalgie luminose sulla sabbia. Rimanendo in California, anche al jangle pop folk ipnotico degli Allah-Las. Paul non sembra molto d’accordo: “Sarò sincero, non ho ancora capito perché ci paragonino agli Allah-Las, se c’è una vena psych surf viene dal riverbero fenderoso di Albe che ha Dick Dale in testa e nelle mani, oltre a una fortissima impronta jazz. E ad ogni modo le nostre influenze musicali non vanno oltre il 1999, di questo sono abbastanza certo”.

Come ho scritto nella recensione del loro primo album: “Senza tirarla troppo per le lunghe i Lings non sbagliano una virgola, cesellando ogni singolo passaggio dei 12 ispiratissimi pezzi”. L’esordio omonimo è stato pubblicato da Slack, un collettivo che ha sede ufficiosa a Gradara (PU): “Il collettivo Slack è molto semplicemente un gruppo di amici musicisti fissati per l’underground, mossi da stima reciproca e passione per l’autoproduzione. Gli abbiamo dato un nome che incita alla pigrizia e che ci rappresenta a pieno. Una decina di anni fa abbiamo iniziato a stampare in CD gli album delle nostre band per poi allargare la produzione a proposte esterne che ci vanno a genio, senza troppi limiti di genere. Ci dedichiamo anche all’organizzazione di concerti e di produzione grafiche”.

Per concludere mi faccio raccontare come è andata con la Kool Kat Music, l’etichetta statunitense che ha co-prodotto l’album e che nel proprio catalogo può annoverare nomi importanti del calibro di Nick Lowe, Plimsouls e Psychotic Youth: Kool Kat Music l’ho scovata l’anno scorso cercando etichette che potessero promuovere l’album oltreoceano. Ray mi ha risposto nel giro di poche ore desideroso di stamparne un CD e di farlo girare tra gli appassionati sparsi per il globo di questa nicchia che è il power pop. La cosa che lì per lì mi ha fatto sorridere è che l’etichetta ha sede a Mantua, nel New Jersey… l’ho considerato un segno del destino!”.

Una versione slim di questo pezzo-intervista è stata pubblicata su RUMORE di aprile 2023, nella sezione “Futura”.