Una notte nel vecchio frantoio di Brigadisco

Con i compari Amelie Tritesse mi sono ritrovato una notte ad Itri (LT) ospite di Paolo, Fabio e Mauro di Brigadisco. Dell’etichetta avevo già parlato in occasione dell’album dei gagliardi surfers Ava Kant, ma nulla sapevo dello studio. Nel piano inferiore della casa, incastonata nel borgo medioevale della città, c’è una specie di grotta che in passato ha ospitato un vecchio frantoio ed ora uno studio di registrazione. Qui i ragazzi hanno registrato una buona parte delle loro produzioni o coproduzioni, curatissime a partire dalla scelta spesso e volentieri del formato in vinile con copertine d’artista serigrafate a mano.
cover One Man 100 BluezGli ultimi numeri del catalogo Brigadisco sono tre 7” che non sfuggono alla cura certosina dei nostri. Dietro ONE MAN 100% BLUEZ, come intuibile, c’è un solo uomo: il musicista romano Davide Lipari armato di chitarra, tamburello a pedale, armonica e una voce strascicata che in Different End Boogie erutta vecchio e intramontabile blues. Nella conclusiva Il Leone (garage-dub rmx) affiorano anche sprazzi di modernità come un Beck esanime appena sfracchiato da un trattore sulla Salaria.
cover Father MurphyTutt’altra l’aria che si respira nello split 7” tra i FATHER MURPHY e i H.M.W.W.A.W.C.I.A.W.C.C.W.?, due gruppi che di primo acchito mi mettono una discreta ansia e anche un po’ di paura. Con i veneti Father Murphy si piomba nelle oscure tenebre di una notte fredda e piovosa. Jesus è una litania dark-wave con una voce femminile che pare venire dall’aldilà sovrastata da scrosci, tuoni e lampi su un lugubre tappeto di synth. I torinesi dal nome lunghissimo e impronunciabile (un gioco di parole anglosassone sui taglialegna) scaldano il primo, timido sole mattutino del post catastrofe con un folk apocalittico sulla scia di Current 93 e Death In June. La chitarra acustica così come la voce calda e sofferta del cantante hanno un che di salvifico che riesce a toccare le corde giuste della nostra recondita anima nera.
cover Don Vito vs Bogong In ActionConvinto di aver superato il peggio dopo aver sfilato il dischetto di cui sopra, arriva la mazzata finale con lo split tra i pugliesi BOGONG IN ACTION e i tedeschi DON VITO. Intransigenti come i lettori di Daniele Ferriero, randagi come gli iscritti al partito di Paolo Ferrero, i Bogong In Action macinano post hardcore dall’aspro sapore no wave. Mi piaceva molto la loro Derby Crash dal precedente EP e qui mi piacciono ancor più sia nella ripetitività pesa di Fucking Change che in quella più isterica di No Way. Nell’altro lato il trio di Lipsia, nonostante la ragione sociale faccia pensare ad una placida trattoria in Marktplatz gestita da immigrati siciliani, erige un muro di suoni estremi e lancinanti. I tre pezzi, per 4 minuti scarsi complessivi, sono raffiche di thrash noise strumentale che al giusto volume possono fare danni irreparabili all’apparato uditorio. Insomma proprio un bel dischetto, impreziosito dalla bella cover art di Ratigher, che farà felici gli appassionati del noise moderno e magmatico.

Pezzo pubblicato su RUMORE #238 di gennaio 2012.

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