Tre dita nel culo del cantautorato indie

3 FINGERS GUITAR
 Rinuncia all’eredità
(Snowdonia/Rude/Neverlab/DreaminGorilla)

cover 3 Fingers Guitar - Rinuncia all'ereditàDa qualche tempo, troppo tempo a mio modesto parere, nel Belpaese va alla grande il cosiddetto cantautorato indie che è mediamente giovane, carino e disoccupato. E che non dà fastidio a nessuno. Fortuna che in Italy ce n’è anche un altro di cantautorato, più viscerale e “hardcore”, che agli indie canterini di cui sopra ci infila tre dita nel culo e le tira fuori piene di merda.
Il savonese Simone Perna, in arte 3 Fingers Guitar, lo incarna bene questo cantautorato bastardo nel concept album sul rapporto padre-figlio che è il suo terzo disco, il primo nella lingua di Capovilla… ops volevo dire di Dante. Una roba diversa dalla minestra propinataci di solito. Accostabile, non fosse altro per l’italico idioma, al tribalismo cavernoso dei Bachi da Pietra e alle declamazioni noisy dei primi Massimo Volume (Riproduzione). Una roba sperimentale, rumorosa ma anche un bel po’ ritmica e percussiva: d’altronde il nostro è stato il batterista di Viclarsen e Affranti, anche se qui a battere il battibile non è lui ma Simone Brunzu dei Washing Machine che, in tutta sincerità, non ho la minima idea di chi cazzo siano.
La cosa che più mi piace dei 7 pezzi di Rinuncia all’eredità è che si tratta di musica disturbata e disturbante dove però c’è una logica di fondo; e non solo perché è un concept, mi riferisco piuttosto alla materia sonora. E poi c’è da dire che funziona la commistione tra le cavalcate acustiche come la title track in pieno Edda style o Fuga (che io avrei osato intitolare Figa) e il post-punk angolare di pezzi quali Ingresso e P.
Parlerei quasi di un nuovo teatro-canzone in salsa no wave, ubriaco di Bacardi e chinotto Neri. Ma è una di quelle tipiche frasi che i recensori buttano lì alla cazzo di cane, lo so.

La recensione che avete appena letto è stata pubblicata (anche) sulla meglio webzine r’n’r italiana che risponde al nome di BLACK MILK.

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