THUNDER BUFFALO

THUNDER BUFFALO
(Sarathan)

cover Thunder BuffaloDi solito chi ama i Pink Floyd non digerisce i Velvet Underground, così come chi sta in fissa per lo shoegaze non ha alcun interesse per il garage-rock e chi strippa per i Suicide non si caca minimamente il country.
Gli indossatori di paraocchi inizino a farsene una ragione perché tutto ciò, imbevuto di tetra psichedelia lo-fi, è quello che fanno i Thunder Buffalo. L’ipnotico mantra noise messo su da Aaron Schroeder, dopo essersi trasferito da Austin a Seattle trasformando in trio il suo personale incubo rock’n’roll, è meglio della somma dei cataloghi di Captured Tracks e Sacred Bones.
Le 11 tracce di questo esordio omonimo evocano nostalgia (If I Leapt) dolore (Holy Ghost Haunt) frustrazione (In The Valley Of The Scarecrow) rabbia (Middle Of The Street) e sarcasmo (BeBop Sing-A-Long) che ci soggiogano dopo un lungo stancheggio.
Occhi che si guardano le scarpe, poi ti penetrano dentro le ossa e infine schizzano in alto perdendosi nel cielo grigio piombo. Un’esperienza capace di far crollare i nervi a chiunque.

Di questo bel disco che ho recensito su RUMORE di novembre 2010 non ho letto in Italia una-riga-una. E me ne dispiace.

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