THE DOGGS

BLACK LOVE
(Autoproduzione)

cover The Doggs Iniziamo dicendo che sono stato bruciato sul tempo. Per la cronaca prima su Black Milk da sor Valentini che ci ha l’occhio lungo e le orecchie affilatissime per il r’n’r tossico (chapeau, amico!). E poi da Claudio Sorge che ha il grande pregio di emozionarsi ancora come un ragazzino, tanto da incensare questi Doggs sulla pagina dei singoli di Rumore di qualche mese fa. Capita di esser “bruciato” e di solito me ne fotto, ma in questo caso mi spiace, e non solo perché ho scroccato il mini cd alla band. Mi spiace soprattutto perché si tratta davvero di un gran bel dischetto che merita il passaparola. Ecco allora che torna utile mantenere in vita un blogghetto come questo.
I Doggs sono un giovane trio meneghino ma, per come la vedo (o meglio la sento) io, potrebbero venire tranquillamente da Ann Arbor. La title track Black Love è rabbia urbana allo stato puro con il cantante/bassista Marco Mezzadri iguanizzato a dovere, vizioso e finanche maestoso nell’urlare No-No-No come fosse il fantasma indiavolato di Amy Winehouse. Segue l’incedere caracollante e tossico di Hit Me che penetra le ossa come lama nel burro. Stesso discorso per Dead City Bleeds e Life Kills che s’infiammano spesso ma non esplodono mai veramente, eppure fanno ancora più danni implodendo dentro e devastando le budella. Per chiudere i tre giovani ma già maturi milanesi scelgono di riproporre il classico Venus in Furs in una versione tanto rispettosa dell’originale quanto emozionante.
Non c’è bisogno di girarci attorno o usare fantasiose perifrasi: questo EP nel suo genere rasenta la perfezione. È scuro, fumoso, randagio, imbottito di wah-wah, col sax che fa capolino nei punti giusti, basso e batteria sempre sul pezzo ed una voce viziosa e graffiante come poche. Nostalgici di Velvet Underground, Stooges, New York Dolls, Gun Club, ma anche di certo Paisley Underground più acido, accorrano in forze.

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