THE CLASH, Passion is a Fashion

PAT GILBERT “The Clash – death or glory”
(Arcana, pp. 502, euro 17,50)

The Clash - death or gloryL’epopea dei Clash non può prescindere dalla vita di Joe Strummer: “il rampollo ribelle della classe media” nato in Turchia (era figlio di un diplomatico inglese), che non parlò mai del fratello morto suicida a 19 anni. Certo, anche lo scontroso Mick Jones, l’elegante Paul Simonon e quel tossico di Topper Headon sono parte integrante di questa epopea, ma se il vulcanico manager anarco-dittatore Bernie Rhodes non avesse scippato Strummer ai 101’ers non staremmo qui a parlarne. È curioso notare che i Clash debuttarono a Sheffield il 4 luglio del ’76, di spalla ai Pistols, proprio a ridosso dell’estate più infuocata del Regno Unito. Evidentemente era destino! Conoscendo la portata della band, non fanno notizia le 100.000 sterline versate dalla CBS come anticipo per l’esordio lungo. A destare sorpresa sono semmai il rigido regime finanziario, il senso morale, l’etica condivisa, il comportamento da comunità solidale, l’altissima considerazione dei fan che i Clash mantennero fino alla fine. Ad eccezione dello scadente canto del cigno Cut The Crap, senza Headon e Jones, la band londinese ha scritto la storia del “rock” attraverso l’incendiario disco omonimo (’77), il transitorio Give ‘Em Enough Rope (’78), l’inarrivabile London Calling (’79), lo sperimentale triplo Sandinista (’80) e il paraculo Combat Rock (’82). E da chi ha fatto la storia tutto ci si aspetta tranne un tour all’apice del successo, nel 1985, per le strade e i ponti dell’entroterra inglese. Solo questo episodio dà un senso della grandezza dei Clash! Se Il Sogno Inglese di Jon Savage è LA biografia definitiva dei Sex Pistols, The Clash – death or glory di Pat Gilbert (che si avvale di oltre 70 interviste “intime”) lo è dei Clash: l’unica band punk-rock che “partì con l’idea di cambiare la musica e finì per cambiare la cultura”, imponendo una visione multiculturale che ha lasciato un segno indelebile nei cuori di milioni di giovani europei e americani.

Su Sonic #2 (agosto-settembre 2006) ho provato a recensire in un paio di migliaio di battute le 500 pagine che Pat Gilbert ha dedicato alla storia dei Clash… i veri Fab4, per quanto mi riguarda. Impresa ardua… anche perché la biografia in questione, oltre ad essere rigorosa, è davvero una miniera di aneddoti:
tipo che Paul Simonon ha abitato un anno in Italia tra Siena e Roma; tipo che Topper Headon, completamente sprofondato nell’eroina, nel 1987 è stato arrestato per spaccio e s’è fatto 18 mesi di carcere; tipo che i duri & puri Clash allontanavano dal loro entourage chiunque non “serviva” più o faceva passi falsi vedi il fonico Micky Foote e l’amico/stilista Sebastian Conran; tipo che il 27 gennaio 1980 a Sheffield, nel tour di London Calling, Joe Strummer nei camerini diede un cartone spropositato in faccia a Mick Jones; tipo che nel 1981, durante le 14 date a New York, i Clash fecero salire sul palco gente come Allen Ginsberg e Sugarhill Gang… Se la morte di Joe Strummer vi ha procurato un vuoto che non vi sapete spiegare, scommetto che questo libro, almeno in parte, ve lo riempirà.

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