The Birdman Connection: from experimental noise to power pop honey

David KatznelsonLa Birdman Records è nata più di 10 anni fa, nel 1995, quando il suo fondatore David Katznelson ancora aveva il piede in due scarpe. Ufficialmente era vicepresidente A&R della Warner (a lui si deve il salto della quaglia major di Mudhoney, Flaming Lips, Boredoms e molti altri eroi minori), ufficiosamente lanciava dischi volanti della circonferenza di un 45 giri nello striminzito mercato underground. Da quei tempi la boccia ha fatto tanti di quei giri che nemmeno vi potete immaginare. Ne sono prova le recenti uscite targate Uomo-Uccello di Nice Boys, Cuts e Time Flys tutte molto influenzate dal power pop ma in una forma ibrida e se vogliamo “sperimentale”, come mi conferma David stesso: “Sicuramente nelle tre band che hai citato c’è un riconoscibile elemento power pop, ma penso anche che il suono sia più scuro e un po’ più hard: direi power pop mescolato al primo punk di Heartbreakers e New York Dolls, con una spruzzata di glam sulla falsariga sempre di New York Dolls, Jook e Slade. La cosa grandiosa di queste band è che tutte hanno canzoni sorprendenti… pop song che alimentano il suono. Sì ritengo che sia musica pop, di sicuro… in questi anni abbiamo cercato di allargare lo spettro sonoro della Birdman il più possibile. Pubblichiamo ancora cose blues o sperimentali tipo Malpractice. Mi piace licenziare dischi di artisti che amo davvero: questa è l’unica direzione dell’etichetta. Mi chiedi perché ci siamo buttati sul power pop? Be’, per quanto riguarda le radici di questo genere ti dico che amo alla follia i Big Star: hanno fatto tre dischi eccezionali. Trovo grandiosi anche Paul Collins’ Beat. Ho avuto il piacere di conoscere Paul Collins quando avevo 17 anni attraverso la radio di San Francisco KUSF che stava mandando un loro concerto. Il primo EP non ha tempo, quelle canzoni risuonano ancora regolarmente nella mia testa.

 

The Nice Boys

 

Dei Time Flys e dei Cuts si è già parlato nelle pagine precedenti ma non dei Nice Boys, sicuramente i più power pop del lotto. Nell’omonimo album della band di Portland sono ben mescolati tutti gli elementi di questo (sotto)genere che affonda le radici nei sessanta ma che si è affacciato nel parterre r’n’r solo a metà dei settanta per merito dell’indimenticato Greg Shaw: energiche melodie teen, riff orecchiabili e molto paraculi, armonie limpide, testi disimpegnati, coretti che entrano subito in testa, insomma un tortino r’n’r composto esclusivamente di zucchero e miele, un tortino assolutamente letale per i diabetici. Dopo un buon dolce non possono mancare caffè e ammazzacaffè, eccoci allora serviti da un Marc Bolan ricoperto di paillette dalla testa ai piedi (Cheryl Anne Carry On) seguito da quattro ragazzetti di Liverpool con cravattine avvitate ed innocenti sorrisi stampati in faccia (Only In Dreams), mentre un Funclub scozzese di Teenagers aspetta compostamente che si liberi il tavolo (Avenue 29) e vecchi Uccellaci gracchiano all’esterno (Ain’t That Beat). A ‘sto punto i lettori più scafati si chiederanno da dove spuntano fuori questi sopraffini pasticceri dell’Oregon. È vero, non sono propriamente dei novellini. Lo chef capo Terry Six, qui alla voce principale e alla chitarra, è l’unico sopravvissuto all’incidente automobilistico che ha stroncato le vite dei compagni con i quali aveva messo su gli Exploding Hearts: la fenomenale power pop band che stava iniziando ad assaporare il successo vero se solo avesse avuto una sorte migliore. Colin Jarrel e Gabe Lageson, rispettivamente al basso e alla chitarra, hanno menato sganassoni a destra e a manca in una punk band dura e pura della scena sotterranea di Portland, The Riffs. L’eccitante sound dei Nice Boys, unito al pedigree dei componenti principali, non poteva passare inosservato a David Katznelson, un vecchio marpione che la sa davvero lunga al punto di blindare un’altra band di cui sentiremo parlare presto.Abbiamo messo sotto contratto gli Apache circa tre mesi fa, tu sei il primo a chiedermi notizie sul loro conto. flyer ApacheLa band è stata formata dal bassista dei Cuts, Carlitos (uno dei suoi tanti nomi) e dal suo vecchio amico Apache. Per come la vedo io la musica degli Apache è una rivisitazione moderna del biker/acid rock, dall’inizio alla metà degli anni settanta, che costringe a battere il tempo coi piedi e lanciarsi in forsennati sing-along. Apache ha iniziato dietro ai tamburi ma recentemente ha preso il suo posto l’ex batterista dei disciolti Parchment Farm ed è entrato a far parte della band pure l’ex chitarrista dei Genghis Kahn. Si tratta certamente di una all-star band della Bay Area. Il disco di debutto lo sta registrando il responsabile del marketing della Birdman, Matthew Johnson.

Quello che avete appena letto è il mio ultimo pezzo pubblicato su Rumore # 182 (marzo 2007), all’interno dello Speciale sul power pop di oggi “God bless the power pop (again)! – valore e attualità di un non-genere”.

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