47 morto che parla: i miei migliori album del 2019

Ecco l’immancabile classificone di fine anno. Ho 47 anni e questi sono i 47 album che hanno solleticato di più i miei padiglioni auricolari nel 2019. Di molti ho scritto su Rumore. Ascoltateli, se potete.

 

 

 

 

 

1. PIST IDIOTS TICKER (AUTOPRODUZIONE)
“Due EP alle spalle e ora un terzo mini album di sette pezzi che li pone tra i migliori interpreti del garage r’n’r in senso molto lato. Una marea che monta e spazza via tutto”
2. AMYL AND THE SNIFFERS AMYL AND THE SNIFFERS (ROUGH TRADE/ATO)
“Undici pezzi che entrano in tackle scivolato, tagliando letteralmente le gambe. Impossibile abbassare il livello di adrenalina”
3. URANIUM CLUB THE COSMO CLEANERS (STATIC SHOCK)
“La cosa migliore l’ho letta in una recensione che dice: “C’è la netta sensazione che gli Uranium Club si sentano più intelligenti di te”. Non è una sensazione, tantomeno una pretesa, è la verità”
4. TROPICAL FUCK STORM BRAINDROPS (JOYFUL NOISE RECORDINGS/FLIGHTLESS)
“Un miscuglio di chitarrismo sghembo ed elettronica imperfetta, afro beat, soul distopico e spoken word ipnagogici tra ESG e Sleaford Mods con testi alla Kurt Vonnegut”
5. DOTS WEEKEND OFFENDER (SLACK)
“A due anni da Hangin On A Black Hole i mantovani tornano a sorprendere con un secondo album che WOW! Se c’è qualcuno in Italia capace di restituirci i Beastie Boys di Sabotage, innalzando il cazzeggio a disciplina accademica, sono di certo loro”
6. ET EXPLORE ME SHINE (VOODOO RHYTHM)
“Il trio di Harleem, Olanda del nord, fa vibrare space garage psichedelico farcito di fuzz restandosene ai margini. Questo è il primo album in quasi vent’anni d’attività, ma l’attesa è stata pienamente ripagata. Citando il sommo Celenza: Ollolanda che disco!”

 

 

 

 

 

7. WIVES SO REMOVED (CITY SLANG)
“Cosa c’è di nuovo? Assolutamente nulla. C’è un gran buttato via nella voce indolente di Jay Beach, c’è della lattiginosa precarietà, c’è il r’n’r dal motore a scoppio, c’è la chitarra singhiozzante, c’è la melodia acidula e lo-fi che sa di canzoni meravigliose di cui non ricordiamo i titoli. C’è che mischiano molto bene le carte”
8. THE STROPPIES WHOOSH! (TOUGH LOVE)
“Gli Stroppies ci fanno ripiombare con tutte le scarpe nel piccolo mondo antico della Flying Nun Records, fatto di armonie garbate ma comunque acidule e graffianti”
9. EDDY CURRENT SUPPRESSION RING ALL IN GOOD TIME (CASTLE FACE)
10. WOLFMANHATTAN PROJECT BLUE GENE STEW (IN THE RED)
11. JEREMY TUPLIN PINK MIRROR (TRAPPED ANIMAL)
“Il cantastorie del Somerset torna sulla terra con un album che pesca con una mano nell’autobiografia con l’altra nei temi sociali. Musica evocativa, spirituale, intensa, eppure estremamente pop e armoniosa. Una rarità trovare nel cantautorato un bilanciamento così compiuto di integrità e mistero, emotività e humour”
12. LOVE TRAP ROSIE (WILD HONEY)
“Poesia minimalista, flusso di coscienza e melodie beatlesiane soffocate nella culla. In lontananza si scorge una sagoma caracollante che fai fatica a capire se è Nick Cave o il sosia anoressico di Elvis”

 

 

 

 

 

13. CORNER BOYS WAITING FOR 2020 (DRUNKEN SAILOR)
“I ragazzi dell’angolo pubblicano l’album della conferma, tirando fuori dal cilindro dieci pezzi uno più anthemico dell’altro che stimolano il sistema nervoso simpatico con un punk melodico ma comunque ruvido, capace di tenere costantemente alti i livelli di adrenalina”
14. THE CAVEMEN NIGHT AFTER NIGHT (SLOVENLY)
“Come suonerebbe un gruppo r’n’r dei primi anni 60 completamente sfatto alla festa di una confraternita studentesca incline a iniziazioni violente? Semplice: come i 13 pezzi del quarto album dei selvaggi neozelandesi”
15. SENZABENZA GODZILLA KISS! (BAD MAN/STRIPED)
“Un mix perfetto di freschezza ed esperienza, Ramones da una parte e Beatles dall’altra. Un suono derivativo ma così riconoscibile, anche nella voce di Nando, da essere un marchio di fabbrica. Come cantano in We Never Get Played On The Radio, un mistero che siano rimasti solo un gruppo di culto”
16. DIIV DECEIVER (CAPTURED TRACKS)
17. R.M.F.C. HIVE – VOLUMES 1 & 2 LP (ERSTE THEKE TONTRÄGER)
“L’acronimo sta per Rock Music Fan Club, lui è Buz Clatworthy: un annoiato millennial punk australiano che ha consumato i dischi di Jay Reatard senza farsi le pippe su cos’è punk e cos’è indie”
18. REVEREND BEAT-MAN AND IZOBEL GARCIA BAILE BRUJA MUERTO (VOODOO RHYTHM)
“La musica che vorrei ascoltare quando percorrerò il viale che conduce all’altro mondo”

 

 

 

 

 

19. BOOJI BOYS TUBE REDUCER (DRUNKEN SAILOR)
“Immaginate i Guided By Voices che si danno appuntamento con gli Hüsker Dü a casa di Greg Lowery alle prese con le prime prove dei Supercharger in uno scantinato dove campeggia il poster gigante dei Creedence Clearwater Revival”
20. AUSMUTEANTS … PRESENT THE WORLD IN HANDCUFFS (ANTI FADE)
“Un incredibile concept su un poliziotto violento. Da Hate The Police dei Dicks a Police Story dei Black Flag, il punk ha denunciato spesso la brama di controllo, la corruzione e l’abuso di potere delle forze dell’ordine. Ma questo è un quadruplo salto mortale e mezzo carpiato”
21. ALLAH-LAS LAHS (MEXICAN SUMMER)
22. SANTAMUERTE KONOKONO (GO DOWN/MIACAMERETTA)
“Il gruppo di Mola di Bari ha alzato l’asticella. È evidente sin dalla botta d’elettricità hard garage My Pills più Oh Sees che Black Lips, a cui i nostri sono spesso accostati”
23. SURF CURSE HEAVEN SURROUNDS YOU (DANGER COLLECTIVE)
“Non sono un grande fan dell’indie pop edulcorato da cameretta, eppure questi due mi hanno rapito con la loro eleganza epica d’altri tempi
24. UV RACE MADE IN CHINA (AARGHT!)
“Falce e martello nel centrino del vinile, inserto con testi in cinese, una copertina che sembra opera di Remo Squillantini risucchiato dalle pagine di Bret Easton Ellis. Gli Uv Race sono una delle più strane band australiane di area post punk”

 

 

 

 

 

25. GOOFY AND THE GOOFERS EDILPITTURE ORLANDI & F.LLI OMEZZOLLI (WALKMAN)
“Otto pezzi come sampietrini punk in mezzo a una gragnòla di wah wah, decelerazioni funk, coretti dall’armonia acidula soffocati dagli spasimi, noise blues a doppi giri e solenne melodia weird”
26. THE ORWELLS THE ORWELLS (AUTOPRODUZIONE)
27. THE WORLD REDDISH (MICROMINIATURE/LUMPY)
“I World sono un bizzarro collettivo artistico di Oakland a trazione femminile, delle tre donne in formazione una suona persino due ridicoli bonghetti e un campanaccio con le bacchette”
28. THE COWBOYS THE BOTTOM OF A ROTTEN FLOWER (FEEL IT)
“Melodia a catinelle, echi Paisley Underground, chitarre acustiche, surf, falsetti e la malinconia sottopelle di un Townes Van Zandt cresciuto a botte di hardcore punk”
29. RAVI SHAVI BLACKOUT DELUXE (ALMOST READY)
“La miscela di classic punk, indie moderna e new wave con una botta di r’n’r fa dei Ravi Shavi la punta più acuminata del garage pop di oggi”
30. THE HECK WHO? (DIRTY WATER)
“Un’idea di garage punk sonico e affilatissimo così lontano così vicino dai padri del genere”

 

 

 

 

 

31. FONTAINES D.C. DOGREL (PARTISAN)
32. TH DA FREAK FRANKENSTEIN (HOWLIN’ BANANA)
“Il ragazzo di Bordeaux tesse un album di psichedelia indie pop dai colori autunnali, notevole per la scrittura mai fuori misura e per la giocosa saudade in filigrana”
33. UNOAUNO BARAFONDA (RIBESS)
“Rispetto al promettente esordio sono evoluti senza spostarsi di un millimetro. Mi spingo a dire che sono tra i più credibili’parlatori rock’ italiani degli ultimi vent’anni”
34. UROCHROMES TROPE HOUSE (WHARF CAT)
“Il duo chitarra, voce e drum machine del Massachusetts finalmente incanala la violenza hardcore e post punk dentro un vero album che è un campo minato con schegge di sperimentazione a mo’ di dardi infuocati”
35. INUTILI NEW SEX SOCIETY (AAGOO)
“Gli Inutili sono ancora uno dei segreti meglio custoditi del nostro rock alternativo. Certo non aiuta l’indole appartata e un’attitudine free punk che s’infrange sugli spigoli acuminati del noise d’avanguardia”
36. CEREAL KILLER BEGINNING AND END OF CEREAL KILLER! (ANTI FADE/DRUNKEN SAILOR)
“Un album hardcore punk profondamente moderno, arcigno, storto, lo-fi. Un paio di punti in più perché coglionano il prossimo appellandosi Geelong stadium rock band

 

 

 

 

 

37. ANDY HUMAN & THE REPTOIDS PSYCHIC SIDEKICK (TOTAL PUNK)
“Post punk obliquo ma così maturo da non dover cedere al cliché dell’aggressività, robotico, spruzzato di psichedelica sulfurea, che segue le orme di Devo e Gang Of Four impresse sull’argilla molle del suolo lunare”
38. COSMONAUTS STAR 69 (FUZZ CLUB/BURGER)
“I losangelini ciondolano in quella terra di mezzo tra il garage punk e il dream pop, con l’arroganza degli Stone Roses tenuta a freno dalla droga dei Primal Scream dell’89-91 e la psichedelica stratificata degli Spacemen 3”
39. THE HUSSY LOOMING (DIRTNAP)
“Bobby e Heather Hussy ingrassano il suono e pigiano sull’acceleratore hard in quello che potrebbe essere l’album mai realizzato di Kim Shattuck assieme ai Mudhoney”
40. THE KAAMS KICK IT (AREA PIRATA)
“Fanno musica fuori moda, musica di genere che, come la narrativa di genere, dai più viene considerata di serie B. Questo per dire che gli orobici sono gli Scerbanenco del garage punk, se capite cosa intendo”
41. JOSY & PONY EPONYME (FREAKSVILLE/ROCKERILL)
“Il groove zampilla tra flutti shoegaze sotto un cielo terso di psichedelia, con l’organo Sixties garage che tiene testa all’esuberanza French touch”

 

 

 

 

 

42. GONZO DO IT BETTER AGAIN (ANTI FADE)
“Saints ed Eddy Current Suppression Ring sono state due grandi rock band australiane. Dico rock non a caso. I ragazzi di Geelong ne seguono le orme, rifiutando le etichette punk, indie, psych, ecc.”
43. NEUTRALS KEBAB DISCO (EMOTIONAL RESPONSE)
44. MUDDY WORRIES THIRD DEGREE (ARAGHOST)
“Una balugine nel mezzo della foschia: questo è l’esordio lungo del trio bolognese d’adozione”
45. FERRO SOLO ALMOST MINE: THE UNEXPECTED RISE AND SUDDEN DEMISE OF FERNANDO – PART II (RIFF/WE WORK/FERNANDO DISCHI/AREA PIRATA/DEAMBULA)
46. NEW BERLIN MAGNET (GOODBYE BOOZY)
“Il secondo album del trio texano è asciutto, minimale, ultrabasico. Non c’è trucco e non c’è inganno in queste 11 canzoni che durano appena 17 minuti”
47. JESUS FRANCO & THE DROGAS NO(W) FUTURE (BLOODY SOUND FUCKTORY)
“Frattanto che la civiltà si sgretola i nostri Melvins di provincia, cresciuti a colpi di stoccafisso all’anconetana e Verdicchio dei Castelli di Jesi, continuano a menare r’n’r granitico liscio come pietra levigata dal mare”

Sante cassette per noi peccatori

The Holy Tape cassette
In Italia siamo dei conservatori maledettamente irreggimentati anche nella musica, c’è poco da girarci attorno. Ci piace il calduccio del posto fisso, che sia nel Comune di residenza o nella scenetta musicale xyz di stocazzo. Al contrario della Francia, per dire, qui da noi si contano sulle dita di una mano i gruppi che infettano sul serio il garage punk con la psichedelia, il noise e soprattutto con il pop: per quello che queste etichette, così ovviamente generiche, significhino.

Tra i pochi gruppi del cosiddetto weird garage tricolore a fregarsene di apparire troppo mielosi e sbilenchi ci sono i Panda Kid di Alberto Manfrin che assieme a Gianmarco Bergamin ha messo su da un paio d’anni l’interessante Slimer Records. La micro etichetta lo-fi veneta è dedita per lo più alla stampa di colorati flexi disc mono, prodotti in casa uno per uno con vecchie macchine in edizioni limitatissime: “I macchinari sono esattamente quello con cui si registravano i bluesman, o i famigerati X Ray Disc, con i loro pregi e difetti, ovviamente aggiustati e restaurati con molta fatica”, come mi dice lo stesso Alberto che potete vedere sotto all’opera.

Alberto Manfrin - Panda Kid -X Ray Disc

In mezzo a tanti dischetti delle fogge e delle dimensioni più disparate, la Slimer ha tirato fuori qualche produzione anche nell’intramontabile formato cassetta come il nastro magnetico (in tutti i sensi) The Holy Tape che cala un gran poker con 4 delle migliori band italiane degli ultimi tempi.

I padroni di casa Panda Kid tirano giù la ballata pop subacquea Cookies Weed, unico pezzo già edito della raccolta che hanno scelto “perché è stata registrata insieme a personaggi del calibro di Astrid (Miss Chain & The Broken Heels), Roger (Il Buio, Gazebo Penguins, Death Index, ecc.), Alberto (Il Buio) e ci piaceva l’idea di coinvolgerli trasversalmente”, è sempre Alberto a parlare.

E ancora i Sultan Bathery con il garage amabilmente ieratico di Lingam, i romani Holiday Inn che qui aggiungono un par di tacche al loro synth punk minimale, sudicio e suicide, infine gli Hallelujah! davvero maestosi nell’insozzare il noise rock con scosse telluriche lente ma di rara potenza.
Niente male la prova solenne e malinconica dei francesi (in parte italiani) J.C. Satan che però, in tutta sincerità, non mi hanno mai fatto strappare i quattro peli che mi ritrovo in testa. Veramente sorprendente, invece, Ray Gos dei Those Foreign Kids a me sconosciuti fino a ieri. Questi tizi olandesi spettinano l’indie rock con scariche garage punk mantenendo un equilibrio assoluto tra melodia e bassa fedeltà sonica, un po’ Jay Reatard e un po’ Cloud Nothings.

QUARANTAQUATTRO DISCHI DEL 2016

Da un paio di mesi ho compiuto 44 anni. Ergo i 44 album, o mini album, che ho ascoltato di più nel 2016: non i migliori ma quelli che mi hanno tenuto compagnia meglio, in rigoroso ordine alfabetico. Le parole stanno a zero. Cliccate sui titoli abbottati (leggasi in corsivo-grassetto) e ascoltate i pezzi. Se qualcosa vi stuzzica non esitate a comprare il disco, meglio se in vinile.

 

The Barsexuals - Black Brown and White ALLAH-LAS Calico Review (Mexican Summer)
A MINOR PLACEThe Youth Spring Anthology (Lost Without Your Love)
AVVOLTOIConfessioni di un povero imbecille (Go Down)
THE BARSEXUALSBlack Brown and White (Disco Futurissimo/Dead Music)
BIG MOUNTAIN COUNTY / LAMESplit (Annibale Records)

 

Bikes - Bikes BIKESBikes (Alien Snatch!)
DAVID BOWIEBlackstar (Sony)
THE BRADIPOS IVThe Parteno-Phonic Sound of the Bradipos Four (Goodfellas)
BRONCHODouble Vanity (Dine Alone)
BT’sBustin’ Out (King Rocker/Southpaw)

 

William S. Burroughs - Let Me Hang You WILLIAM S. BURROUGHSLet Me Hang You (Khannibalism/Ernest Jenning Record)
CAFE RACERCafé Racer (Dumpster Tapes)
CHOKE CHAINSChoke Chains (Slovenly/Black Gladiator)
THE DEVILSSin, You Sinners! (Voodoo Rhythm Records)
THE FAT WHITE FAMILYSongs for our Mothers (Without Consent/Fat Possum)

 

Inutili - Elves Red Sprites Blue Jets THE GENTLEMENTSHobo Fi (Area Pirata)
THE HANGEE VUnderwater Serenades (Teen Sound)
HIS CLANCYNESSIsolation Culture (Maple Death/Tannen)
INUTILIElves, Red Sprites, Blue Jets (Aagoo)
JACK OBLIVIAN AND THE SHEIKSThe Lone Ranger of Love (Mony)

 

The Madcaps - Hot Sauce LEATHER TOWELIV (Aarght!/HoZac)
LUCYFER SAMLucyfer Sam (Area Pirata)
LUMPY & THE DUMPERSHuff My Sack (La Vida Es Un Mus/Anti Fade)
THE MADCAPSHot Souce (Howlin’ Banana)
MEET YOUR DEATHMeet Your Death (12XU Records)

 

The Murlocs - Young Blindness MIND SPIDERS ‎- Prosthesis (Dirtnap)
THE MURLOCSYoung Blindness (Flightless)
NANCYA Nice Package (Erste Theke Tonträger)
PERSONAL AND THE PIZZASPersonal And The Pizzas (Slovenly)
THE PUKESThe Revenge of… The Pukes (Dumpster Tapes)

 

Sleeping Beauties - Sleeping Beauties RAVI SHAVIIndependent (Almost Ready)
SANTA MUERTEBig Black Sister (MiaCameretta)
SAPINSmell of a Prick (Howlin’ Banana/Beast)
SEUSSSeuss (Autoproduzione)
SLEEPING BEAUTIESSleeping Beauties (In The Red)

 

The Sueves - Change Your Life SICK THOUGHTSLast Beat of Death (Goodbye Boozy/WITS)
SORGELa guerra di domani (La Tempesta)
THE SUBURBAN HOMES… Are Bored EP (Total Punk)
THE SUEVESChange Your Life (HoZac)
TERRYHQ (Upset! The Rhythm)

 

Uranium Club - All Of Them Naturals TY SEGALLEmotional Mugger (Drag City)
TOMY & THE COUGARSThis is Porn (Surfin’ Ki)
URANIUM CLUBAll of Them Naturals (Static Shock/Fashionable Idiots)
VANITYDon’t Be Shy (Katorga Works)

KAVIAR SPECIAL

KAVIAR SPECIAL
(Azbin/Howlin’ Banana)

KaviarSpecial_KaviarSpecialA Rennes deve tirare un’aria niente male visto che stanno spuntando come porcini gruppi “garage” maledettamente interessanti. Tra i meglio mangia baguette della Bretagna è da annoverare questo giovane quartetto che cavalca spavaldo l’indie-garage e il post-punk in bassa fedeltà. Tanto meravigliose sono le spaccate melodiche dal passo power-pop di Dating A Slut, Summer e Paradide, quanto stupefacente è l’abbraccio sonico che i quattro stringono attorno al punk deviante di Bored To Death, Poison Cake e Please Don’t Come In. Nel mezzo colano liquami fuzz (Sabadidon), frattaglie surf-punk (Ptit Cul) e bollicine indie docg (#1). The Fresh & Onlys, parafrasando ben più noti colleghi. Un esordio col botto in vinile bianco da sturbo. Portiamoci avanti ché non vale la pena aspettare hipsterismi vari.

L’album omonimo dei Kaviar Special, la cui recensione è stata pubblicata su RUMORE di febbraio 2014, è uno dei dischi d’esordio che mi hanno più colpito nell’ultimo paio d’anni.

Con molta umiltà e sempre con la massima ironia

Ogni tanto mi chiedo che senso abbia scrivere di musica, al di là del rifocillare il proprio stupido ego. Per quanto mi riguarda codesto hobby è uno sprone a non adagiarmi, a continuare a scovare piccole etichette e minuscoli gruppi sperduti chissà dove che producono grande musica. E poi, “con molta umiltà e sempre con la massima ironia”, come favella il mio illustre conterraneo Rocco Siffredi, tentare di raccontarlo per iscritto.
cover Natural ChildOk. In questo giro parliamo della Jeffery Drag Records, una piccola etichetta di Nashville nata nel 2009, che di recente ha stretto un accordo di collaborazione con il gruppo Frenchkiss. Tra le ultime pubblicazioni (ad oggi sono circa 20 le uscite discografiche) ci sono tre 7” molto diversi tra loro. I NATURAL CHILD, che provengono sempre dalla città in cui ha sede la Gibson, sono un trio di blues-rock elettrico consanguineo a mostri sacri quali Neil Young, Bob Dylan e Stones. Il loro è il classico sound vintage, senza tempo, come ci mostra Mother Nature’s Daughter che alterna delicate armonie vocali ad una psichedelia sussurrata e nostalgica. La preghiera pagana Bodyswitchers Part II spinge ancor più sul lato malinconico non facendosi mancare un tocco di epicità nel finale.
cover MajesticoTutt’altro il mood dei MAJESTICO, sensuali alfieri di un garage‘n’roll strafottente e glammoso che cavalca una psichedelia allegra e niente affatto pallosa (perché, diciamolo, la psichedelia spesso fa due palle così!). Bando alle ciance, questo è un grandissimo EP con dentro 4 pezzi un migliore dell’altro. All’esplosione di weird garage stoogesiano della title track Love Is God segue il riottoso stomp-blues Gimme Love che fa pensare alla Blues Explosion in modalità punk, con tanto di organista fuori di melone. Boom Boom e Bright White Lady mescolano le carte in tavola, rendendo evidente la potenza sessuale del r’n’r quando domina il soul e lo sodomizza a colpi di groove e violente stilettate glam. Dei Majestico e del suo gagliardo frontman Graham Fitzpenn sentiremo parlare presto, c’è da scommetterci.
cover Western MedicationDalla capitale del Tennessee arrivano anche i WESTERN MEDICATION che con il 7” d’esordio rimettono al centro il post-punk dei Wire e, più in generale, la wave affilata proveniente dalla Terra d’Albione tra i ’70 e gli ’80. The Painted World, che dà il titolo all’EP, nel suo essere calligrafica e quasi joydivisioniana ne è la prova lampante. Meglio quando sorge il sole, si scioglie il ghiaccio e irrompono la zampata fuzz punk Big City e il caos r’n’r di Problem In DC. In chiusura il miglior pezzo del lotto, 50 Ft. Dive, algido ma non troppo e con interessanti aperture melodiche affogate nel riverbero. Ottimo il basso pulsante che tiene in piedi la baracca, così come la batteria incerta che ne mina l’equilibrio quel che basta da renderlo quasi perfetto.

Pezzo pubblicato su RUMORE #252 di aprile 2013.