Andare in cascetta al Festival Beat di Salsomaggiore

AIC - Festival Beat 2016

Evitiamo giri di parole: presentare Andare in cascetta al Festival Beat è per me un onore, una ficata, un privilegio. Lo scorso anno mi sono così divertito a Salsomaggiore Terme da buttar giù un report tra il serio e il faceto che, volendo, potete leggere sul sito di Rumore, qui.

Onore, ficata e privilegio che aumentano di molto dato che sarò in compagnia del (mio) cattivo maestro Luca Frazzi che parlerà del numero 6 della sua nuova creatura editoriale Sottoterra, a cui do anch’io il mio piccolo contributo in nome e per conto dell’unica religione che seguo: il rock and roll.

Non ci poteva essere chiusura migliore per il libretto. Sono rimaste pochissime copie di Andare in cascetta e probabilmente quella dell’1 luglio sarà l’ultima presentazione.

PS: questa la gagliarda formazione del Festival Beat 2015 di cui ho cianciato sul report di Rumore. Da sinistra il Sindaco, Max Garage, Davide, io.

Il Sindaco, Max Garage, Davide, io - Festiva Beat 2015

 

 

SottoTerra numero tre… ‘o cess aspetta solo a te

SottoTerra#3_ridÈ appena uscito il terzo numero di SottoTerra, che onestamente non ho ancora capito se si scrive come ho fatto io oppure Sottoterra o Sotto Terra.
L’ingegner Belli, braccio destro del prof. Frazzi che dirige la rock zine, dice che me lo hanno spedito ieri. Quindi sono ancora in attesa di riceverlo e poggiarlo nello stipetto into ‘o cess per leggerlo con calma alla bisogna.
Da contratto non posso riportare nulla qui sopra. Ma posso dire che ho contribuito con una recensioncina e con la seconda puntata di Cronache del (mio) juke-box. Il pezzo è strutturato, come al solito, in quattro sezioni. I titoli sono The Fall (of my father), Il 7” da juke-box, Cassette e cassonetti della spazzatura e Jukebox Explosion. Nella parte relativa a cassette e cassonetti c’è una breve intervista a Ed della bella etichetta Dumpster Tapes di Chicago. Soprattutto ho cianciato del juke-box a cassette, ovvero dello spettacolino che potete vedere nel video.
SottoTerra, Sottoterra, Sotto Terra, o come diavolo si scrive, ha anche un nuovo sito web dove potere facilmente acquistare la zine preferita dei quattro stronzi che ancora seguono il r’n’r dei bassifondi, eccolo: www.sottoterrarockzine.it

 

La erre “uvulare” del nastro segreto

THE SECRET TAPE
The Secret Tape EP
(Area Pirata/White Zoo)

cover_TheSecretTapeAppuro da Luca Frazzi che i Secret Tape vengono dalle sue parti, da Fornovo Taro in provincia di Parma. E lassù, a parte la erre “uvulare”, hanno dimestichezza anche con la erre di r’n’r. Mi colpisce soprattutto questo passaggio di Luca su Rumore di novembre: “Non tutti imbracciano le chitarre con l’obiettivo di suonare al Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma. C’è anche chi suona perché sa che il rock è nato per spaventare i genitori.
Cos’altro aggiungere?
Ricordo l’album dei Secret Tape di qualche anno fa, mi è rimasta impressa la foto di copertina con questo mano che tira fuori una musicassetta dal taschino della camicia. Ma non li avevo mai ascoltati prima. Recupero oggi, complice la recensione di Luca e l’ottima accoppiata Area Pirata + White Zoo Records che ha prodotto l’omonimo EP 7” di 4 pezzi: le 30 copie con copertina differente sono andate subito esaurite, sono ancora disponibili quelle regolari in vinile bianco e mini CD allegato che contiene due brani in più, e comunque l’EP è scaricabile gratuitamente sulla pagina Bandcamp della band.

TheSecretTape3vinyls

In effetti il dischetto è una piccola bomba. L’attitudine dei Secret Tapes mi fa pensare agli Orwells o, per rimanere in Italia, ai veneti Dancers. Nei loro pezzi c’è della gran freschezza e la giusta proporzione tra melodia albionica e lo sfasciume a stelle e strisce. Non a caso le note stampa citano Ty Segall da una parte e i Libertines dall’altra che mi paiono riferimenti azzeccati (invero più il secondo del primo). Io ci aggiungerei anche gli Hives di cui oggi sembra non si ricordi nessuno: ascoltate I Got You e ditemi.
I pezzi che preferisco sono Blow, una bella ballata roots-rook spruzzata di modernità, e Paul’s Got The Beat, presente solo nel cd allegato, che ha un ritornello davvero “catchy” come dicono gli americani. L’unico appunto che mi sento di muovere è la scelta di mettere in evidenza la voce, anche perché in alcuni passaggi (penso ad Almighty) ricorda troppo quella di Liam “sbruffoncello” Gallagher.
Ciò detto ai ragazzi emiliani bisogna solo fare un plauso perché incarnano molto bene la nuova ondata garage-rock. È gente che bada poco alle mode (o le mischia), che non ha etichetta (o ne ha diverse), che non si prende troppo sul serio e non si fa alcun problema a svicolare nei territori indie-rock e imprimere accelerazioni di punk melodico. Gente a cui frega zero, insomma.