Pop da camer(ett)a iperbarica

SURF CURSE
Heaven Surrounds You
(Danger Collective)

Dal Nevada alla California il passo non è così breve, anche se i due Stati confinano. Soprattutto dalla desertica Reno, “la più grande-piccola città del mondo”, all’assolata Los Angeles il passo non è affatto breve. Qualche anno fa il chitarrista Jacob Rubeck e il cantante-batterista Nick Rattigan (titolare quest’ultimo anche dell’interessante progetto Current Joys) si sono trasferiti nella città degli angeli e in men che non si dica sono diventati una sorta di faretto alogeno della scena indie cittadina.
Non sono un grande fan dell’indie pop edulcorato da cameretta, eppure questi due mi hanno rapito con la loro eleganza epica d’altri tempi. Al punto che Heaven Surrounds You l’ho ascoltato non so quante volte e continuo ad ascoltarlo con piacere misto a struggimento. A farmi prigioniero è stata soprattutto la grazia cinematica di River’s Edge e di Safe che mi ha idealmente trasportato in un pianeta popolato da cloni di Robert Smith dove lupi e squali annaspano sospesi a tre metri da terra: vedi, o meglio ascolta, Hour Of The Wolf.

Amelie Tritesse a Roseto degli Abruzzi

Con gli Amelie Tritesse abbiamo fatto l’ultimo concerto il 21 ottobre del 2016. A poco meno di un anno di distanza ci rifacciamo vivi venerdì 1 settembre, al Lido Mediterraneo di Roseto degli Abruzzi. E se la matematica non è un’opinione questo sarà il 46esimo concerto della piccola banda nata più o meno per caso 10 anni fa.

Non era nei programmi tornare a suonare dal vivo a breve, abbiamo da poco registrato i pezzi che andranno a finire nel nostro secondo album e l’idea era quella di aspettare l’uscita per poi iniziare a fare qualche scorribanda sui palchi.

Ma all’invito dei ragazzi del MIT – Musica Inedita Teramana non potevamo dire di no. Sarà un piacere condividere il palco con gli Inutili (almeno me li vedo finalmente dal vivo per intero) e con il giovane cantautore La Nausea. Forza Teramo.

Viva i papattoni dell’indie rock

Pare sia diventato sconveniente tirar fuori l’etichetta indie rock in una conversazione, metterla nero su bianco in un articolo, addirittura avere la sfrontatezza di scriverla in un post di Facebook.

Il prefisso indie è bandito. I talebani del garage punk lo detestano, così come i machi del r’n’r e i nuovi santoni della psichedelia krauta e/o occulta. I critici musicali dei quotidiani lo ritengono sorpassato ché oggi – che fa scherzi – non esistono più differenze tra Calcutta e Marco Mengoni. I più incarogniti sono gli ascoltatori-professori, quelli sempre sul pezzo che di cognome fanno Spotify, quelli che dettano i trend (o vorrebbero farlo) sui social, che la menano sul fatto che il rock non è più la priorità dei giovani e bla bla bla.

China Gate "Hunca Munca"

Per come la vedo io possono bellamente andare a fare in culo tutti quanti. A me l’indie rock piace ancora tanto, forse oggi più di ieri. E oggi più di ieri penso ce ne sia bisogno, magari mischiato con dell’altro. Replacements, Pastels, Guided by Voices, Pixies, Shudder to Think, Wedding Present, ma anche fIREHOSE e Hüsker Dü: questo è l’indie rock che segu(iv)o e che mi ha fatto crescere. Mi piaceva e mi piace il diy, l’idea di musica storta, di musicisti dinoccolati ma melodici, asciutti ma zuccherosi, punk ma anche pop, distanti ma anche molto empatici, fuori forma eppure in salute, avulsi dalla moda ma a loro modo stilosi. Parlando dell’oggi Mac DeMarco, Cloud Nothings, Mikal Cronin, Ariel Pink, Parquet Courts, Car Seat Headrest, Wavves, giusto per fare dei nomi.

Ecco perché ho avuto un sussulto quando mi sono imbattuto nel video di Whether You’re Coming or Not dei CHINA GATE – nome scelto in omaggio a Sun Ra – quattro ventenni comuni, pure troppo comuni, che si sono conosciuti all’Università di Memphis.

L’anima è il cantante e chitarrista ritmico Tiger Adams, un tipo introverso, grassottello, fan di Big Star, Elliott Smith e Magic Kids, che scrive tutti i pezzi del gruppo nella sua cameretta da studente fuorisede. Esteticamente Tiger mi fa impazzire: è il tipico papattone, totalmente uncool, vestito come un assicuratore boyscout. Un’altra cosa che mi fa impazzire e che pare siano i Diarrhea Planet il gruppo più grande per cui i nostri hanno aperto.

Nel video live sotto, sempre alle prese con il pezzone Whether You’re Coming or Not, i ragazzi si mostrano in tutta la loro splendida e contagiosa normalità. Di Tiger Adams ho già detto. Alle 4 corde Conner Booth che sembra un bassista di liscio con cappellino e capigliatura improbabili, in preda a tic nervosi. Alla chitarra solista – una splendida Mondial Deluxe Italia – Walt Phelan, shoegazer fuori tempo massimo col fisico di una tavola da stiro. Alla batteria un tipo che non so chi sia che al minuto e 18 inizia a picchiare come un dannato.

I ventenni di Memphis hanno all’attivo l’album Hunca Munca, nome di un topino scovato in un libro per bambini, pubblicato nel 2015 su cassetta e su cd in edizione limitata dalla piccola Pizza Tape Records di Nashville che il 19 maggio darà alle stampe il nuovo EP intitolato Good Grief.

Quattro pezzi di Hunca Munca potete ascoltarli qui, volendo: https://chinagate.bandcamp.com/