Su e giù con Amy Winehouse

PETER FRUIT
Kowalski, pp. 191, € 11,00

Peter Fruit - Su e giù con Amy WinehouseForse è proprio vero che il Regno Unito ha avuto la Regina come mamma, la Thatcher come moglie e Lady D come sorella. All’appello mancava solo una figlia da accudire. “La donna a cui il Regno Unito vuole dare il proprio cuore si è materializzata in una figura longilinea, piena di tatuaggi e di capelli che sta in equilibrio su tacchi a spillo più alti delle Twin Tower quando ancora c’erano”. Parte da questa tesi il viaggio di Peter Fruit sulle tracce di Amy Winehouse, la scombinata rockstar da 6 milioni di copie che a 19 anni firmò per il management di quel Simon Fuller inventore delle Spice Girls. Ma attenzione, Su e giù con Amy Winehouse non è una biografia gonfia di notizie e aneddoti pruriginosi. A dirla tutta non è una biografia. È soltanto la scusa per l’autore di farsi sei mesi di vacanza a Londra e raccontarci storie di r’n’r dal volto umano e le pezze al culo. L’insostenibile leggerezza del pop di Phil Spector, la grandezza di Television e Suicide che “non hanno mai avuto un hit e in un tour ci andavano da un isolato all’altro”, l’incontro casuale in aeroporto con Elvis Costello, il ricordo dell’overdose o suicidio di Bob Quine, il miglior chitarrista di NYC, l’hangar in cui i Clash si chiusero per sfasciare lo sfasciabile e dare alla luce quel capolavoro di London Calling, Miles Davis che non voleva nel suo staff un ragazzo colpevole di “non camminare a tempo”. In mezzo a queste perle si staglia il ritratto di una ragazza influenzata dai dischi di Motown e Stax che cantava nei pub di periferia scimmiottando Ronettes, Supremes e Shangri Las. Una ragazza che, non solo per l’indubbio e magnetico talento, diventa la gallina dalle uova d’oro in un mercato discografico al collasso. Basta un singolo che fa breccia nei cuori dei teenager di mezzo mondo per mettere in moto il diabolico ingranaggio dello showbiz. E allora anche se sei una tossica scheletrica conciata come una barbona vai a finire sulla copertina di Vogue e diventi un’icona di stile per il mondo della moda. E se qualcuno mette in rete un video mentre fumi crack ti fa persino un favore. Non fatevi scoraggiare da titolo e copertina da libro al chilo dei centri commerciali. La scrittura del gonzo Peter Fruit è un assoluto spasso che da sola vale il prezzo del biglietto.

Recensione pubblicata su Rumore #201 di ottobre 2008.

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