Si può uscire vivi dagli anni Ottanta

 

Tony Face

ANTONIO “TONY FACE” BACCIOCCHI
Uscito vivo dagli anni ’80 – Storie da sopra e sotto il palco

(NDA, pp. 128, € 12,00)

TONY FACE - Uscito vivo dagli anni ’80Si dice che gli ’80 siano stati anni di merda. Si dice che in Italia l’edonismo reaganiano ha avuto le forme gonfie di un Moncler. Si dice che a noi c’ha fregato Sandy Marton. Si dice che la categoria che ha fatto più soldi in quel periodo è stata quella dei parrucchieri. Si dice che il guru Manuel Agnelli va predicando che non si esce vivi dagli anni ‘80. Be’… mi pare chiaro che in questo Paese, in tutti i sacrosanti campi, si dice (anche) una marea di minchiate. C’è gente, come chi sta scrivendo, che negli ’80 ci è cresciuta e si è abbeverata di musica grande e selvaggia: rock’n’roll, punk, new wave, hardcore. Sì, nei plasticosi anni ’80 di DeeJay Television, proprio così. Ed era ora che qualcuno uscisse allo scoperto per raccontarci com’è possibile sopravvivere al decennio musicalmente più bistrattato degli ultimi cinquant’anni. E questo qualcuno non è esattamente l’ultimo stronzo che passa per strada. Tony Face, in questa sorta di palpitante autobiografia, snocciola le sue personalissime storie da sopra e sotto il palco. Lui che è stato pioniere di tutto: papà dei mods italiani e fondatore della fanzine Faces, discografico indipendente con la Face Records, promoter, dj radiofonico, giornalista musicale, e ancora batterista di una delle prime HC band tricolori che rispondeva all’evocativo nome Chelsea Hotel e del più spettacolare combo di spaghetti punkarolla mai esistito chiamato Not Moving; oltre che del Link Quartet, in tempi recenti. Giocato sul registro della memoria e dell’autoironia, questo diario di bordo è ciò che di più sincero vi possa capitare di leggere sugli anni ’80 alternativi nel Belpaese del tarallucci & vino. Tra bislacchi poliziotti napoletani che fermano i Not Moving e si emozionano sapendo che la band ha appena suonato a O Dddiamond Ddddogs di Capodimonte, servizievoli pulotti sardi che domandano: “Siete l’orchestra di musica di Piacenza?”, amici tossici che rubano dischi su commissione e quando smettono di farsi è un casino perché “ci toccò tornare al prezzo pieno dei negozi”, per finire in un pub sotterraneo di Londra con Joe Strummer che presenta Tony Face a Stiv Bators, Rat Scabies, Little Steven e qualche altro pezzo di storia del punk anglosassone, dicendo loro che questo spilungone magro come uno spillo e una faccia da Zanardi buono, suona in un grande gruppo italiano.

Non conosco di persona Tony Face – malgrado una volta ci abbia scambiato 4 parole dopo un concerto del Link Quartet – eppure lo stimo: lo stimo non solo per i suoi trascorsi con i miei amati Not Moving e per tutto ciò che ha fatto e continua a fare nel rock’n’roll italiano. Da quello che scrive nel suo blog mi pare persona intelligente, pacata e sincera. Un esempio della sua sincerità? Per esempio quando del libro di Carlo Cannella “La città è quieta ..ombre parlano” scrive: “Immenso per immediatezza, linguaggio diretto e crudo, capacità evocativa. Si parla dei primi punks di Ascoli. Lo stile è quello del mio libro, ma questo lo cancella abbondantemente. Compratelo”.
PS: una versione breve e lievemente diversa della recensione che avete appena letto sarà su uno dei prossimi numeri di Rockit.

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