AMELIE TRITESSESangue di provincia (A Morte Dischi)
Quadro-CD: 150 copie numerate (75 cornice bianca, 75 cornice nera)
Pubblicazione: 15 settembre 2018

AMELIE TRITESSE IN GIRO (2018)

24 agosto 2018, SAN VITO CHIETINO (CH) @MAIA FEST
29 settembre 2018, TERAMO @SOUND
5 ottobre 2018, RECANATI (MC) @CIRCOLO LA SERRA
12 ottobre 2018, SAN SALVO (CH) @BEAT
18 novembre 2018, PESCARA @SCUMM

RECENSIONI

Manuel Graziani, mente della band abruzzese (in circolazione da ormai 10 anni), scrive liriche visionarie, taglienti e particolari, sperimentando, incollando (vedi ad esempio nel brano che titola l’albumin cui ha utilizzato le parole scritte da 21 giornalisti nelle recensioni del precedente album “Cazzo ne sapete voi del rock and roll”), sparigliando. E le declama su basi che spaziano tra new wave e alt rock, con le chitarre in evidenza e una ritmica precisa e potente. Il riferimento principale è quello della “scuola” Massimo Volume / CSI / Offlaga Disco Pax ma con un’anima personale e distintiva. Ottimo. (Antonio Bacciocchi – RADIOCOOP, 17 settembre 2018)

AMELIE TRITESSE, PAROLE IN MUSICA DALLA PROVINCIA (DI TERAMO)

“E poco male se le aboliranno le Province. Ne rimarranno il mantello opaco e vischioso, la nervosa elettricità sottopelle, le etichette fallaci. Piccole dosi di efferato e lucido cinismo, l’artigianato e certa capacità di osservazione”. No, quello che leggete qui su non è un estratto da un improbabile discorso di un governante del cambiamento contento della lotta agli sprechi e della soppressione di enti inutili. È, invece, il punto di svolta, la conclusione e l’inizio, il filo che tiene uniti i due dischi del gruppo musicale teramano Amelie Tritesse, un nome un programma, che rappresenta la trascrizione dalla lingua d’oltralpe della pronuncia dialettale abruzzese di “me li triterei”. Le poche righe di cui sopra sono allora l’estratto della title track del secondo disco autoprodotto dalla band e pubblicato il 15 settembre, Sangue di provincia. Il pezzo, scritto come tutti gli altri da Manuel Graziani – giornalista musicale di “Rumore” e curatore, tra le altre cose, della raccolta Andare in cascetta – ha una storia del tutto particolare, perché l’eclettico Graziani lo ha stilato con la tecnica del cut-up, prendendo in prestito dai propri autori, degli estratti delle recensioni ricevute al primo lavoro della band, Cazzo ne sapete voi del rock and roll (del 2011). La canzone Sangue di provincia è così il manifesto d’intenti di tutto il disco, che alterna storie visionarie ambientate in improbabili bar che diventano location per combattimenti clandestini tra nani, città del mo’ ci ving, mo’ c’arving, mo’ te li ding ‘mbacce a’ li dint, passeggiate tra signore imbellettate sotto i portici per andare a mangiare le paste al caffè del corso la domenica mattina e matrimoni in cui il Montepulciano d’Abruzzo scorre a fiumi, la porchetta è più calorica che mai ma il padre dello sposo non ama per niente il post punk. Quel post punk “ondeggiante che ha il sapore acre della provincia” e che accompagna tutto il disco, comprese le due canzoni più care a questo blog: Son of Italy e Cristo tra i muratori, ispirate ai rispettivi libri, e alla loro crudele storia, dei due emigranti abruzzesi Pascal D’Angelo e Pietro Di Donato. Sangue di provincia, il disco, è così un lavoro che affonda le radici nel nostro vissuto e nella nostra storia, facendola a pezzi e brandelli e ricomponendola con toppe di stoffa da sarto in un mondo illuminato da fari abbaglianti nella notte, che mi fa ripensare tanto ai miei amati Offlaga Disco Pax o, meglio ancora, ai Massimo Volume, ma con quel tocco di originalità e quel pizzico di arrabbiatura in più che solo le nostre strade dissestate sanno regalare. (Gianluca Salustri – QUALCHE RIGA D’ABRUZZO, 19 settembre 2018)

Attivi da una decina di anni, con Manuel Graziani, giornalista di Rumore a tirare le fila, la band abruzzese ti spiazza al primo ascolto… se conoscete gli Offlaga Disco Pax mi avete già capito, ma anche Massimo Volume e roba simile… a me questo disco piace, più che altro mi piace il loro modo di voler parlare alla platea, c’è bisogno di parlare ma più che altro bisogno di ascoltare… non solo le note ma anche le storie. Le storie di Amelie sono forti, ganze come si direbbe a Firenze, fra calcio come in Guantoni passando per Uno Stratosferico Coglione, fantastica! Immagini e storie minimali e minime, SeymandiCristo fra i MuratoriWojtek e così via… il disco scivola bene, autoironico, semplice e diretto, intellettuale ma accessibile a tutti. Convincenti! (Stefano Ballini – SB COMUNICAZIONE, 26 settembre 2018)

Read’n’rock definiscono, gli Amelie Tritesse (che col nome non omaggiano bellezze diafane da film francese, ma giocano col dialetto teramano – a voi il piacere di scoprire il significato), il proprio genere. E con questo terzo lavoro in sette anni si dimostrano fedeli alla propria identità di narratori con vocazione rock/punk/post punk. Tappeti sonori evocativi e una voce che recita tessere rubate a mosaici di vita: storie di combattimenti illegali fra nani, turismo sessuale andato a male, città-paese; un ritratto del tipico indiesnobgiornalistatuttologo; un acquerello della provincia che ci possiede anche se scappiamo; storie di emigrazione di tanto tempo fa, che non cambiano mai… a qualcuno verranno in mente i Massimo Volume, ma questi sono proprio gli Amelie Tritesse. Bene così. (Andrea Valentini – RUMORE, ottobre 2018)

Futurista – 7.
(Il Giudice Talebano – NERDS ATTACK, 1 ottobre 2018)

Dopo il fortunato esordio del 2011 – l’ironico e sovversivo Cazzo ne sapete voi del rock and roll, pubblicato per Interno4/NdA – da qualche settimana è in circolazione il nuovo lavoro degli Amelie Tritesse, band teramana attiva da una decina di anni che deve il suo nome non tanto alla romantica e sognatrice Poulain comparsa sugli schermi cinematografici nel lontano 2001, bensì alla trascrizione francesizzata della pronuncia dialettale abruzzese di “me li triterei”. Sangue di provincia è il titolo del loro secondo lavoro sulla lunga distanza e come il precedente sfodera dieci pezzi di puro post punk Acerbo, Abrasivo, Amorevole; un energico read’n’rock dalla tripla A che si inserisce a pieno titolo nel solco tracciato a suo tempo dai Massimo Volume e proseguito poi dagli Offlaga Disco Pax. Più sarcastici dei primi, meno ideologici dei secondi, i testi narrati in italiano (con alcuni inserti in lingua inglese) risultano leggeri ma mai superficiali, velati da un’amarezza di fondo che lascia disarmati, come nello splendido brano finale. Senza perdere il gusto di riderci sopra, raccontano di personaggi e città di provincia a misura di tutto e di niente; nello specifico, Teramo, la città della domenica con le pastarelle, delle virtù e delle mazzarelle, la città del mo’ ci ving, mo’ c’arving, mo’ te li ding ‘mbacce a’ li dint… che pure i cinesi, c’è da capirli, si trovano spiazzati. Piccole storie di grande umanità – sconclusionate ma intense come un’epifania, che sanno di luppolo e marijuana – sorrette da un sound malleabile che alterna momenti lievi ad altri più spigolosamente rock, atmosfere sintetiche ad intimità folk, chitarre distorte a tastiere dilatate.
Tra i brani da segnalare, Son of Italy e Cristo fra i muratori sono liberamente ispirati dai romanzi “Son of Italy” (1924) di Pascal D’Angelo e “Christ in Concrete” (1939) di Pietro Di Donato, due muratori/scrittori di origini abruzzesi, mentre Sangue di provincia che dà il titolo all’album è frutto di un originale cut‐up delle parole utilizzate da 21 giornalisti (tra i quali anche chi scrive) nelle recensioni del precedente album del gruppo.
Scritto, suonato e prodotto dagli stessi Amelie Tritesse – vale a dire Manuel Graziani, autore dei testi, voce narrante, basso e batteria; Paolo Marini, voce cantante, chitarra, tastiera e basso; Stefano Di Gregorio, batteria e basso; Cristiano Pizzuti, basso e tastiera, new entry del gruppo – e registrato, missato e masterizzato da Sergio Pomante al Noiselab Studio di Giulianova (TE), Sangue di provincia scorre e suona sincero come raramente capita di ascoltare, offrendosi senza chiedere niente in cambio, come un dono. Se poi voleste apprezzarne anche il calore ascoltandolo dal vivo, potreste trovarvi venerdì 12 ottobre al Beat Café di San Salvo (CH) oppure domenica 18 novembre allo Scumm di Pescara. E questa, più che una notizia, è un consiglio da amico.
(Ivan Masciovecchio – TESORI D’ABRUZZO, 10 ottobre 2018)

Con “Cazzo ne sapete voi del Rock and Roll” gli Amelie Tritesse esordivano a Teramo nel 2011, dopo una lunga parentesi di affiatamento musicale e creativo. Si trattava di un progetto… nato nella provincia della provincia, fatto di parole e suoni, voci e strumenti, letture e canzoni, Abruzzo e cassette. “Una sorta di ciclico gioco di sottrazione che si posa sulle canzoni sgualcite di Paolo Marini, i suoni elettronici di Giustino di Gregorio e il battere sensibile di Stefano Di Gregorio, per poi entrare in tackle scivolato sulle caviglie delle storie di Manuel Graziani”.
Così si presentava nel retro CD il gruppo musicale teramano in una maniera singolare, davvero genuina e consapevolmente fuori dagli schemi. Amelie Tritesse è tornato a metà settembre di quest’anno sulla scena musicale con il secondo album “Sangue di provincia” incontrando il favore della critica e collezionando recensioni di tutto rispetto. A catturare l’attenzione dei fan e della critica ci ha pensato Manuel Graziani (voce narrante, basso e batteria) rimaneggiando le parole espresse nelle varie testate da 21 giornalisti che avevano accompagnato l’uscita del precedente album sopra menzionato. Lasciando l’ultima parola ai colleghi molto più esperti di me in materia rilevo, però, con piacere che da Teramo gli Amelie Tritesse continuano a raccontare tracce di energico Read’N’Rock di provincia con un video che gira su You Tube fra musica e parole… minuzie, sguardi e gesti quotidiani… immagini in chiaroscuro in una Teramo insolita, decisamente accattivante, condita di pregi e contrasti, crudamente espressiva di quella dimensione sanguigna provinciale che da oltre un decennio ispira lo stile degli Amelie Tritesse. Un’interessante scommessa che vale la pena di approfondire. (Marcello Maranella – ALTRE NOTE, 18 ottobre 2018)

Dalla provincia italiana grande musica

Spesso la provincia, anziché le grandi metropoli, cela tra le sue pieghe anguste ma volitive realtà musicali che sanno sorprendere l’ascoltatore e stimolarne l’attenzione. La ridente Teramo terra delle mie adorate Wide Hips 69, ma non solo loro, è una di queste ed è da lì che provengono questi Amelie Tritesse giunti al loro secondo album con la voglia e l’urgenza di dire un sacco di cose e di dirle con la giusta carica ed attitudine.
Certo la loro formula con il cantato in forma parlata e declamatoria su basi spesso di elettronica “povera” ed ossessiva non può che rimandare l’attenzione a band quali Massimo Volume o Offlaga Disco Pax ma attenzione perché tra i solchi di Sangue di provincia si nasconde qualcosa di più, o di diverso, rispetto alle due ingombranti realtà succitate.
Innanzitutto rispetto ai primi si nota un’ironia ed una (presunta) leggerezza che li differenzia dall’eccessiva vena seriosa e filosofica del gruppo bolognese, mentre nei confronti dei secondi è assolutamente assente la foga – sia pur “leggera” – ideologica qui sostituita da storie semplici ma al tempo stesso cariche di un visionario senso di drammaticità intrinseco.
Facciamo dei piccoli esempi nell’iniziale Le confessioni ci sono certamente i Massimo Volume ma suonati con l’estro dei Devo mentre nella seguente Guantoni io ci trovo lo spirito drammatico e iconoclasta dei Suicide, se vi va datemi pure del pazzo. Proseguendo si ascoltano l’arpeggio iniziale che si trasforma in un pezzo nel quale il formato canzone è maggiormente rispettato di Questa è la città, le improvvise e repentine accelerazioni di Sangue di provincia, l’inizio space che mi ha ricordato i secondi Man or Astro-Man? di Seymandi, l’apparente languidezza di Cristo tra i muratori per chiudere con la lunga ed ipnotica Wojtek.
Un disco questo degli Amelie Tritesse certo non di facilissima ed immediata fruibilità ma ricco di particolari affascinanti ed inaspettati che molte volte appaiono dopo una serie di ascolti. Un ultimo appunto prima di concludere, peccato che i gloriosi biancorossi del Teramo calcio non siano giunti per uno strascico dovuta ad una combine al’agognata meta della serie b; ricordo ancora l’invasione di Savona quando la compagine abruzzese conquistò la promozione giocando contro gli odiati biancoblù, ci ha pure giocato mio figlio ma li odio lo stesso, una tale passione meritava ben altra soddisfazione, che la gloria sia solo rimandata.
Viva la provincia italiana sia musicalmente che musicalmente.  (Il Santo – IN YOUR EYES, 19 ottobre 2018)

INTERVISTE / RADIO / WEB/ VIDEO

– 20 settembre 2018, intervista di Pierluigi Lucadei su Il Mascalzone che potete leggere qui
– 29 settembre 2018, presentazione album su Radio ARA, Lussemburgo, che potete ascoltare qui
– 30 settembre 2018, presentazione album su Radiocoop TV che potete vedere qui
– 23 ottobre 2018, presentazione album su Diskobox di RadioSverso che potete ascoltare qui
– 31 ottobre 2018, presentazione album su Rock City Nights di Radio Città Benevento

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