rollin’rags #12

foto Charles Bukowski

Definirli prolifici è un eufemismo. In poco più di due anni i MANIKINS hanno infatti dato alle stampe tre singoli, un 10” e tre album (i primi due raccolti in un unico cd dalla Screaming Apple): roba da Guinnes dei primati. La title track del nuovo 45 giri The World That Once Was Ours è un ottimo biglietto da visita di questi 4 ragazzotti svedesi: squadrato’77 punk, con qualche concessione alla melodia. C’è invece del finissimo bubblegum power pop nella cover di I’m A Pretender degli Exploding Hearts, la band di Portland distrutta da un incidente stradale che si è portato via 3 dei suoi 4 componenti (ptrashrecords.com).
Rimaniamo in Svezia per il secondo 7” di REV. SAVAGE AND HIS HOLY ROLLERS. La copertina di All Hail Jesus (ken-rock.com) non è altro che un poster malamente ripiegato sul pesante vinilino. Il disegno semi näif raffigura il Reverendo con la bibbia in mano mentre catechizza i suoi sodali. Occhio però che a sinistra una specie di Adamo catechizza a suo modo una “pecorella” smarrita. Già questo basterebbe per comprare a scatola chiusa il singolo dell’agitatore punk’n’roll svedese e della sua folle combriccola. Vi avviso però che se non siete pronti a farvi stordire da due pezzi di gospel-a-billy ultratrash, è meglio che vi facciate gli affari vostri.
Dalla palude melmosa di Montreal spunta una nuova sigla r’n’r da appuntarsi immediatamente, THE MILKY WAYS. Ovvero Oily Chi, Choyce, Coco Khan (sorella del “Re” Khan), Dan Pedro e Roy Oden: esperti garagers, eccitati come fosse la prima volta, che nell’esordio su 7” (goodbyeboozy@tin.it) possono permettersi di fare gli sbarazzini in I Don’t Need You Girl e tritare pastiglie noise nella B side My Way Back Home come dei Morlocks in jam con Lee Ranaldo. Nessuno stupore, questa è gente che bazzica l’ambiente da tempo. Vi dicono qualcosa Spaceshits, Sexareenos, Irritations, Evolutions, Del-Gators, Gangbangs e Royal Routes?
Anche DANNY AND THE NIGHTMARES si rotolano nel garage, ma in quello più folky e psichedelico. D’altronde cos’altro poteva produrre l’insana mente di Daniel Johnstone? Il vecchio fricchettone brizzolato, coadiuvato da due giovani compari, ha registrato nel suo fondaco 12 allucinazioni rigorosamente live su un comunissimo 4 tracce per un album a dir poco sghembo: a partire dalla voce fino alle chitarre e ai rintocchi di Farfisa. Freak Brain (SFTRI/Goodfellas) eccede nel lo-fi, ma è anche uno dei pochi esempi di ruspante artigianato r’n’r degli ultimi tempi. Roba genuina, insomma, non robaccia piena di conservanti.
In occasione dell’ottimo debutto lungo, si era parlato dei MINDS come della nuova sensazione synth-punk a stelle e strisce. Un incrocio di laboratorio tra il punk melodico dei Ramones e la gloriosa new wave fatta di tastierine martellanti. Con immenso gaudio vi dico che la ruvida freschezza degli esordi esplode anche nel nuovo singolo We Got The Pop. Immaginate la marzialità dei Wire che copula con lo zucchero filante dei Modern Lovers: i solchi di questo gioiellino color rosa, edito dalla Plastic Idol di Sacramento (plasticidolrecords.com), suonano proprio così. Fiondatevi prima che sia troppo tardi!
Dalla Svezia al Canada, passando per gli States, arriviamo nel belpaese dove il punk-r’n’r si mantiene su livelli più che accettabili. In questo giro ne sono prova i resuscitati John Woo, i lanciatissimi Mojomatics e gli esordienti Bad News. L’affaccendarsi di alcuni componenti della band veneta in altri progetti, ci ha erroneamente indotto a pensare che i JOHN WOO fossero morti nel silenzio. Nulla di più falso. Questi ragazzi cresciuti a forza di grappini e ripetuti ascolti dei Devo sono più vivi che mai. E per dimostrarcelo abbandonano certe architetture free-noise degli inizi, badando piuttosto al sodo che significa punk’n’roll sonico con un organo Farfisa sempre più sugli scudi. Quattro pallettoni sparati da un fucile a canne mozze, tra cui la bella cover degli Adolescents Kids From The Black Hole, che fanno dell’EP Space Fight For Anarchy su P.Trash un affascinante oggetto di culto come certa fantascienza di serie z degli anni ’70.
Si diceva che alcuni John Woo hanno sparso il loro seme attraverso altre band. È il caso del batterista Davide che, assieme al suo compare Matteo, sta percorrendo l’Europa in lungo e in largo per diffondere il verbo MOJOMATICS. Su Punkster abbiamo già dato il dovuto risalto all’esordio lungo A Sweet Mama… (rece e intervista sui nn. 7 e 8 ), ma se il duo veneto continua sui livelli stratosferici del nuovo singolo Nothin’ About Nothin’ non possiamo che confermare e rilanciare quanto detto. I Mojomatics sanno mescolare mirabilmente sixties-punk, garage, r&b e country, il loro impatto live è devastante e poi hanno un talento puro, cristallino nello scrivere canzoni. E questo, credetemi, non è affatto poco (aliensnatch.de).
Giovani (immagino), carini (non direi) e disoccupati (ci giurerei) i BAD NEWS da Cantù riportano in auge la Sack O’ Shit Records. Per la gloriosa label dell’Illinois, di cui non si sentiva parlare da un po’, esce infatti il loro esordio su 45 giri Cops Are Coming: ovvero puro odio proto punk, veicolato da un invasato che urla al microfono, una ritmica elementare ed un paio di chitarre singhiozzanti come le sirene della polizia cinese. Seppur ancora acerbi, sono convinto che questi 3 baldi giovani si faranno… la title track e lo sguaiato r’n’r di She’s So Nigger fanno ben sperare! (badnews.it).
L’adagio popolare “piatto ricco mi ci ficco” è quanto mai azzeccato nel caso di Golden Black dei GUITAR WOLF. La raccolta della statunitense Narnack (distro Goodfellas) infila 26 pezzi da urlo degli eroi lo-fi punk del Sol Levante, andando a pescare negli ultimi 10 anni dei tre scugnizzi di Tokyo. Inutile star qui a soffermarsi su alcuni pezzi piuttosto che su altri, il disco, nel suo insieme, è una colata lavica di chitarre scordate, amplificatori che fischiano, sezione ritmica stopposa e una voce irrimediabilmente compromessa dall’abuso di fumo e alcol. Una chicca per tutti gli amanti del genere, ma soprattutto un disco perfetto per festicciole a base di selvaggio r’n’r…e mi raccomando, il primo brindisi fatelo alla memoria di
Hideaki Sekiguchi, il povero bassista Guitar Wolf andatosene pochi mesi fa per un brutto scherzo del suo cuore.
Dato che in altra parte del magazine ci si occupa di narratori che celebrano un grande fumettaro, mi pare logico terminare parlando di un disegnatore che tributa la memoria di un immenso scrittore dei nostri tempi. La benemerita coniglioeditore.it ha dato alle stampe l’adattamento a fumetti di Matthias Schultheiss (pp. 111, 17×24, € 14,00) di STORIE DI ORDINARIA FOLLIA, capolavoro indiscusso di quella spugna di Charles Bukowski. Il tratto crumbiano dell’artista di Norimberga dona ai 6 racconti presi in esame tutta la fisicità e la “sessualità” che il vecchio Hank ci ha messo nello scriverle. Non si poteva trovare disegnatore migliore per dar vita allo squallore ma anche alla grandezza di queste storie. Ciò per cui, se proprio non contemplate l’idea di piazzarvi in poltrona a leggere narrativa, vi consiglio di iniziare da qui…scommettiamo che una volta giunti al termine correrete a comprarvi i libri di Bukowski?

questa è la dodicesima e ultima “puntata”, datata gennaio-febbraio 2006, della rubrica che tenevo sul defunto Punkster

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