Riciclare telescopi guardandosi le scarpe

AVERE TRENT’ANNI (DI SHOEGAZE)

Un paio di sere fa sono stato a vedere i Telescopes di Stephen Lawrie, dominus assoluto e penso unico superstite della formazione originale. Per originale intendo quella dello strepitoso debutto Taste: album, pensato e scritto da Stephen sotto Triptizol, che presi quando uscì nel 1989 (l’album non l’antidepressivo!). Io avevo 17 anni, Stephen ne aveva 20. Eravamo praticamente coetanei. Trent’anni dopo ci ri-incontriamo. Ed è ancora lui che viene a trovarmi, da galantuomo qual è. Nel 1989 entrava sotto forma di vinile nella mia cameretta di Via Savini, a Teramo. Nel 2019 arriva in carne e ossa e spirito al Sound di Via Fedele De Paulis, sempre a Teramo. Ora come allora una bella esperienza, breve, intensa, cosmica, acida al punto giusto. Per gran parte del tempo il cinquantenne Stephen se n’è stato ripiegato sul microfono o inginocchiato, con la testa bassa. Più shoegaze di così non ce n’è, insomma.

A proposito del guardarsi le scarpe, interrogandosi sulla scoloritura delle proprie Dr. Martens, mi è venuto da pensare a come lo shoegaze si è evoluto, i sentieri che ha preso e che sta prendendo. Così mi è tornato in mente Pink Cloud, l’EP d’esordio del progetto chiamato Launder, pubblicato un anno fa da Day Wave, l’etichetta personale di Jackson Phillips/Day Wave. Un bell’EP che, rispetto alla scura claustrofobia circolare dei Telescopes, rappresenta la faccia abbronzata e multicolor dello shoegaze. Post punk smorzato da un caldo e avvolgente vento dream pop, maturato all’ombra delle palme di Los Angeles via Dana Point: la città di origine di John Cudlip, in arte Launder. A far sentire meno solo il nostro, ci ha pensato la cantante e attrice francese SoKo che doppia la voce e si prende tutta la scena in Keep You Close piena com’è di delicata malinconia 4ADiana. Nient’affatto secondario l’apporto di una altro sognatore dei giorni nostri: Zachary Cole Smith di Beach Fossils e DIIV, che presta la sua nebulosa chitarra shoegaze (e ci risiamo!), facendo più che degnamente il suo senza mai strafare.

PS: da un paio di mesi è uscito Powder, il nuovo 7” di Launder, su House Arrest Distribution.

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