QUARANTACINQUE DISCHI DEL 2017

Pare una barzelletta. C’erano quindici americani, quindici italiani, sette australiani, tre francesi, due inglesi, due canadesi e un croato. In tutto quarantacinque. Come i miei anni. Magari non gli anni migliori, neanche i dischi migliori. E non solo album: almeno in un caso non esiste il formato fisico, per dire. In ordine alfabetico ecco le quarantacinque produzioni musicali che ho ascoltato con più piacere nel 2017.

AMYL AND THE SNIFFERS Big Attraction (Autoproduzione/Burger)

BEE BEE SEA Sonic Boomerang (Dirty Water/Wild Honey/Glory)

BOOTCHY TEMPLE Childish Bazar (Howlin’ Banana)

BIG HUGE Cruel World (Erste Theke Tonträger/Don Giovanni)

BIKINI COPS Number Two (Goodbye Boozy/A Morte Dischi)

BOOJI BOYS Weekend Rocker (Drunken Sailor)

BRAT FARRAR III (Of The Hip/Kizmiaz)

THE CELETOIDS Pupal Stage (Doomtown/Drunken Sailor)

COCKTAILS Hypochondriac (Alien Snatch!)

THE COGS Clamford (Spectre/SOB Records)

THE COWBOYS Volume 4 (Drunken Sailor)

CUT Second Skin (Area Pirata/Dischi Bervisti/Antipop/Bare Bones)

DESTROY ALL GONDOLAS Laguna di Satana (Macina Dischi/Sonatine Produzioni/Shyrec/Death Crush/Crampi)

THE DEVILS Iron Butt (Voodoo Rhythm)

DOTS Hangin’ On A Black Hole (Depression House)

DOUBLE CHEESE Summerizz (Adrenalin Fix/Beast/Stryckhnine)

THE DREAM SYNDICATE How Did I Find Myself Here? (Epitaph)

FOUR BY ART Inner Sounds (Area Pirata)

GEE TEE Thugs In Cars (Goodbye Boozy)

HAVAH Contravveleno (Maple Death)

HELTA SKELTA Nightclubbin’ (Deranged/Helta Skelta)

THE JOHN-PAULS Forget To Remember To Forget (Aagoo)

KING KRULE The Ooz (XL Recordings)

INUTILI/HALLELUJAH! Split (Aagoo/Welcome In The Shit)

L.A. WITCH L.A. Witch (Suicide Squeeze)

LAME Cities (Beast/Casbah)

LE MAMØØTH Brest Baywatch (Adrenalin Fix/Beast/Stryckhnine)

THE LIVING EYES Modern Living (Anti Fade/Neck Chop/Gone With The Weed)

LOST SYSTEM No Meaning No Culture (Neck Chop Records)

LUXURY PUNKS The Strokes Are Balding (Autoproduzione)

LUMPY AND THE DUMPERS Those Pickled Fuckers (La Vida Es Un Mus/Lumpy)

THE MURLOCS Old Locomotive (Flightless)

NEW SWEARS And The Magic Of Horses (Dine Alone)

PROTOMARTYR Relatives In Descent (Domino)

RADIOACTIVITY Infected (Wild Honey)

THE RIPPERS A Gut Feeling (Slovenly)

RIPS Rips (Faux Discx)

THE RUBS Impossible Dream (HoZac)

SENZABENZA Pop from Hell (Rocket Man Records)

SUSHICORNER Konichiwow (Alien Snatch!)

TANGERINES Into The Flophouse (RIP Records)

URANIUM CLUB All Of Them Naturals (Static Shock/Fashionable Idiots)

VONNEUMANN NorN (Ammiratore Omonimo/Retroazione Compagnie Fonografiche)

WALL Untitled (Wharf Cat)

WIDE HIPS 69 The Gang Bang Theory (Area Pirata)

 

Il Rumore degli Smiths

Una volta scherzando, ma neanche troppo, ho scritto che tendo a dividere gli appassionati di musica “alternativa” in due categorie: chi ha comprato almeno un disco degli Smiths in tempo reale e chi no. Appartenendo orgogliosamente alla prima categoria ho aggiunto (scherzando, ma neanche troppo) che non voglio parlare di musica con chi fa parte della seconda.

Strangeways, Here We Come l’ho comprato da Chroma Dischi a Natale del 1987, avevo compiuto 15 anni solo due mesi prima. E quel disco ha contribuito a farmi diventare quello che sono adesso, nel bene e nel male.

Senza tirarla per le lunghe sono orgoglioso che Rumore, il giornale su cui scrivo ogni mese da circa 15 anni, sul numero di ottobre abbia dedicato la copertina e un lungo approfondimento a Morrisey e compagni. Soprattutto ai compagni. Quelli che vengono erroneamente considerati i gregari: Andy Rourke e Mike Joyce, intervistati da Rossano Lo Mele e Nicholas David Altea. Puntuale e lucida la disamina della ristampa deluxe di The Queen Is Dead di Diego Ballani. Di un altro pianeta, come al solito, il pezzo personale sugli Smiths firmato da Maurizio Blatto.

IL CONTRORUMORE DI THE FRESH & ONLYS

A mio avviso la band di San Francisco ha un grosso problema. Quello di fare musica sospesa in una sorta di limbo. Musica troppo leggera, troppo pop, troppo commerciale per i duri e puri ma non abbastanza leggera, pop e commerciale per l’industria discografica che conta.

In Wolf Lie Down confluiscono jangle pop epico, Americana languida, psichedelia elastica, garage rock barocco (volume su Dancing Chair, please), country folk lattiginoso, senza farsi mancare il tocco western di Becomings che è un bel pezzo morriconiano, certo, ma non mi convince più di tanto.
C’è da dire per onestà che partono carichi con una title track fatta di chitarre stratificate e quel mood da James che io ho molto amato; proseguendo con il gran bel numero One Of A Kind grondante umori West Coast e vagamente Allah-Las nella parte iniziale, con una voce così calda e avvolgente che mi ha riportato subito a Steve Kilbey degli australiani Church.

Nonostante gli amici e colleghi rumorosi Arturo Compagnoni e Diego Ballani (gente che stimo e che ne sa a pacchi) ne abbiamo scritto bene portandomi a ascoltare e riascoltare il disco più di quanto le mie orecchie avrebbero voluto, trovo Wolf Lie Down discreto ma impalpabile. Uno di quegli album che metti nel lettore cd dell’auto e ti accorgi che non sta suonando più solo quando viene interrotto da Isoradio: e non è una frase ad effetto, ché m’è successo davvero questa estate.
Dopodiché c’è da chiedersi, direi legittimamente, perché un gruppo come i Coral ha pubblicato sette album su major e loro altrettanti con etichette indipendenti.

Sì perché i Fresh & Onlys, oggi rimasti una questione a due tra Tim Cohen e Wymond Miles, nell’ultimo decennio hanno cambiato casacca spesso e volentieri pubblicando album per tutte e ribadisco tutte le etichette giuste: a partire dalla Castle Face di John Dwyer degli Oh Sees che li ha svezzati nel 2008, passando per Woodsist, Captured Tracks e In The Red, fino ad arrivare alla più modaiola Mexican Summer. Molto attivi anche sul versante singoli ed EP – ad oggi si possono contare più di 15 titoli in catalogo – che li hanno portati ad avere sul retrocopertina i loghi di Hardly Art, HoZac, Trouble In Mind, Agitated, Volar e Sacred Bones, oltre a quelli già citati e ad altri ancora più oscuri.

Al settimo album i ragazzi di San Francisco attuano l’ennesimo ribaltone (oddio, ribaltino va’…), accasandosi con la Sinderlyn, neonata etichetta dell’Omnian Music Group del newyorkese Mike Sniper: un tipo con la mani in pasta che ha creato la Captured Tracks, ha lavorato come illustratore per Black Lips, Dead Moon e Jay Reatard, nonché bizzarro musicista dietro il progetto Blank Dogs durato giusto un par d’anni e ancor prima coriaceo punk rocker alla testa di DC Snipers e dei primi LiveFastDie di quell’album eccezionale intitolato Bandana Thrash Record.

Amelie Tritesse a Roseto degli Abruzzi

Con gli Amelie Tritesse abbiamo fatto l’ultimo concerto il 21 ottobre del 2016. A poco meno di un anno di distanza ci rifacciamo vivi venerdì 1 settembre, al Lido Mediterraneo di Roseto degli Abruzzi. E se la matematica non è un’opinione questo sarà il 46esimo concerto della piccola banda nata più o meno per caso 10 anni fa.

Non era nei programmi tornare a suonare dal vivo a breve, abbiamo da poco registrato i pezzi che andranno a finire nel nostro secondo album e l’idea era quella di aspettare l’uscita per poi iniziare a fare qualche scorribanda sui palchi.

Ma all’invito dei ragazzi del MIT – Musica Inedita Teramana non potevamo dire di no. Sarà un piacere condividere il palco con gli Inutili (almeno me li vedo finalmente dal vivo per intero) e con il giovane cantautore La Nausea. Forza Teramo.