Orlando Lavora nel Palazzo

Ieri sera mi sono gustato davvero un bel concerto alle Officine Indipendenti di Teramo, il Circolo più fregno del centro Italia.
Sul piccolo palco Antonio Vitale da Pescara, meglio noto come Jester At Work, mi/ci ha regalato tre quarti d’ora abbondanti di magia con quelle grandi mani alla Gianni Morandi che si ritrova, una barba reale appiccicata in faccia, un vocione della madonna tipo Mario Biondi “dentro” Eddie Vedder e, soprattutto, con le sue grandi canzoni.
Tornando a casa a passo lesto ragionavo sul fatto che i 3 migliori dischi provenienti dal mio amato Abruzzo, usciti tra la fine del 2011 e questo pezzo di 2012, sono stati fatti, curiosamente, da 3 autori soli e solitari. Sarà un segnale dei tempi? Della crisi che induce a fare di necessità virtù? Lascio a voi la risposta. Sempre che una risposta ci sia.
I 3 dischi sono Magellano del succitato JESTER AT WORK, Yor11 di ORLANDO EF e Canzoni della notte e della controra di UMBERTO PALAZZO. Dischi molto diversi tra loro ed anche relativamente distanti dai miei soliti ascolti. Ma tant’è. Dei primi due potete leggere sotto le recensioni che ho scritto per Rumore di maggio. Del disco di Mastro Palazzo potete leggere recensioni entusiastiche un po’ ovunque, io ne ho scritto su Black Milk, la webzine più gonza d’Italia che vi invito caldamente ad esplorare.

cover Jester At WorkJester At Work
Magellano (Twelve Records)

Un amico mi fa: “Magellano è il disco che Mark Lanegan potrebbe fare appena uscito dal coma”. Non sapevo fosse in coma. L’amico mi tranquillizza: “Mark sta benissimo, era per dire”. L’uno-due iniziale, The Branch e December, in effetti sembra proprio farina del Lanegan convalescente. E così, in un amen, vengo risucchiato dalle profonde e scure ninne nanna blues-folk di Jester At Work.
Una roba fatta per lo più da voce e chitarra acustica con pochi (ma buoni) innesti, come il basso e la batteria che inspessiscono la murder ballad alla Nick Cave Unsolved (Mistery) Misery, il metallofono in Come Back Soon, le spazzole e il moog in This Night Will Be Dead, il mandolino “mediterraneo” nel country Remember to Remember.
Scommetto che per il secondo album di Antonio Vitale, aka JAW, si tirerà in ballo anche Johnny Cash, magari filtrato da Bonnie “Prince” Billy o Will Oldham. Ci sta, ma guai a sminuire personalità e peso specifico di questo bel disco che sa di polvere, sale, salsedine, tabacco, petrolio e whisky.

cover Orlando EFOrlando Ef
Yor11 (Autoproduzione)

In questo strano Paese nessuno si è ancora accorto di Orlando Ef.
Al terzo album in proprio l’ex leader degli “inglesi” Lorien ha vestito i panni del cantastorie contemporaneo e ha disegnato 11 quadretti accecanti su input degli amici di Facebook.
Quadretti di rara bellezza che dimostrano non solo un talento cristallino, ma senso della misura e un notevole mestiere (che non è una bestemmia). È tutto molto curato qui dentro, dagli arrangiamenti alle fascinose orchestrazioni, fino al digipack che contiene un bel booklet di 24 pagine illustrato e con i testi in inglese tradotti a fronte in italiano.
Per descrivere la sua musica si possono tirare in ballo mostri sacri come John Lennon (Beautiful Dives) e Beck (Burpuppet), la sensibilità di Sparklehorse, l’epica dei Coldplay, la vena dei nuovi cantautori indie autoctoni (Fede-Fede-Federica, C’era una volta) ed etichette quali dream-pop, indie-rock e brit-pop. Sintetizziamo, va: This Is (Great) Pop, per dirla alla XTC. E le maiuscole sono volute.

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