Not Moving: suoni e immagini dagli anni ’80

 

Not Moving

NOT MOVING “Live In The 80’s” (CD/DVD)
Go Down/Audioglobe

cover Not MovingIl mio illustre omonimo con il cognome dell’Avvocato cantava che “Non si esce vivi dagli anni ‘80”, svariati critici sostengono che il plasticoso decennio sia una merda dalla A alla Z. Citando un grande del Calcio che fu, direi che sono d’accordo a metà con il mister. Nel senso che tra le tante cose che salverei alla lettera N, al primo posto stazionano fieri i Not Moving: gloriosa band che seppe coniugare, prima e meglio di altri, garage e new wave, blues e surf, punk e psichedelica, beat e desperate rock’n’roll. Tutto questo nel raffazzonato ed ingenuotto clima underground dei primi anni ottanta italiani, mentre dall’altra parte dell’oceano gente come X e Gun Club stava immergendo le mani nella stessa immondizia. Un decennio dopo la stampa musicale ha creato l’etichetta Crossover affibbiandola, non si sa perché, soltanto a chi mescolava rock duro, funk e hip hop. La band piacentina è stata l’esempio più alto di Crossover R’n’R – se capite cosa intendo – e non soltanto nel patrio suolo. Ed oggi, seppur con colpevole ritardo, è bene che glielo si riconosca. I 24 brani live, registrati in vari posti tra l’82 e l’87, contenuti nel cd audio ne sono la testimonianza sonora incontrovertibile. Premesso che do’ cojo… cojo, cito a caso il tenebroso anthem Baron Samedi, il punk sornione di Spider, l’isterismo di Make Up, l’ondeggiare spaghetti western di (We’ll Ride Until) The End, la mitragliata surf di Wipe Out e l’implosione furiosa di Stupid Girl che mi ricorda l’intelligenza degli Hüsker Dü. Nel DVD della durata di un’ora, curato da Tony Face e Chiara Ribuoli, le voci narranti di Tony e Lilith ricostruiscono passo passo la storia dei Not Moving, alternando spezzoni live della band con interviste ad amici, giornalisti (Claudio Sorge, Luca Frazzi, Federico Guglielmi) e musicisti/fan (Gianni Maroccolo, Cristiano Godano, Umberto Palazzo, Oskar degli Statuto, Joe dei La Crus, un impensabile Max “Hanno ucciso l’uomo ragno” Pezzali). Un documentario a basso costo, volutamente naif, con effetti da tv locale anni ’80 tuttavia, e forse proprio per questo, incredibilmente bello. È un emozione non da poco ritrovarsi dentro casa gli occhi spiritati di Lilith, il cipiglio alla Keith Richards di Dome La Muerte, il drumming martellante di Tony Face, il pulsare ritmico di Dany D. e l’algida bellezza di Maria Severine. Come tutti i veri appassionati di rock and roll sanguigno e selvaggio, non finirò mai di ringraziare i tizi dell’etichetta romagnola Go Down per questa magnifica operazione cultural-nostalgica!

La recensione in questione – solo per caso legata al post precedente – l’avevo scritta sul finire del 2005, colpito dalla straordinaria bellezza di questo cofanetto. Il pezzo sarebbe dovuto finire su una rivista, poi su una fanzine… alla fine eccolo qua, nella speranza che chi non ha ancora fatto suo questo piccolo capolavoro, possa rimediare al più presto.

Condividi sui social network