MUDHONEY…

Mudhoney

Al fan preferisco di gran lunga il fun. L’idea del “gruppo preferito” mi lascia indifferente. Mai avuto un gruppo preferito, tantomeno idoli. Kill Yr Idols, come dicevano i Sonic Youth, tutta la vita. Ma i Mudhoney mi sono piaciuti e mi piacciono ancora oggi assai. Mi piace la loro musica, soprattutto come la intendono.

Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo due volte quando avevo vent’anni. Nell’età giusta. Il 22 agosto del 1991 al New Cross Venue di Londra, con le Hole di spalla. Meno di un anno dopo in Italia, il 9 maggio del 1992 al Kryptonight di Baricella, con i sorprendenti Superchunk ad aprire le danze. In questa seconda occasione mi feci persino fare un autografo. E non perché lo volessi realmente. Solo per avvicinarmi a Mark Arm e “farmi riconsegnare” la ragazza a cui avevo dato un passaggio. Questa ragazza non la conoscevo, ma ne sentivo la responsabilità. Era minorenne e, come scoprii quella sera, una groupie in erba. A fine concerto si era imbucata nel camerino e non intendeva uscirne. Dopo un’ora, forse due, iniziai a spazientirmi. Volevo tornarmene a Bologna e dovevo riportare ‘sta ragazzetta dal fratello che ce l’aveva affidata raccomandandosi fino alla nausea (al concerto eravamo io e il mio amico Pietro).

Ricordo che quando la recuperammo, a fatica, lei entrò in macchina e non disse una parola. Aveva il trucco in disordine e stava tutta cenciata. Forse l’avevano inculata, forse drogata, magari entrambe le cose. Sinceramente me ne sbatteva il cazzo. Infilai nell’autoradio la cassetta di Funeral at the Movies degli Shudder To Think e presi la via di casa facendomi strada tra la nebbia.

Autografo Mark Arm

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