MIKAL CRONIN – il miglior disco del 2011

L’esordio sulla lunga distanza di MIKAL CRONIN è il disco che mi ha gustato di più nel 2011 per tanti motivi. Alcuni li ho elencati nella recensione, pubblicata su RUMORE di novembre 2011, e nel breve pezzo dedicato al ragazzo californiano pubblicato sempre su RUMORE, nel numero di dicembre che trovate in edicola ancora per qualche giorno. Buona lettura, buon ascolto e, soprattutto, buon anno.

MIKAL CRONIN
(Trouble in Mind)

cover Mikal CroninA breve distanza dal disco della svolta “cantautorale” di Ty Segall, il partner in crime Mikal Cronin licenzia il suo primo album solista, guarda caso prodotto da Ty. Ancora una volta i due amici viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda dato che pure Mikal svicola dal caos surf-punk (prodotto finora con Moonhearts, Party Fowl e Okie Dokie) puntando tutto, o quasi, sulle architetture acustiche e sulle armonie vocali (Apathy, Get Along, Again and Again, Situation, Hold On Me). Occhio, però, ché è proprio quel “quasi” a far la differenza permettendogli di superare per una volta l’amico Ty. Tra celesti acusticherie scorre infatti psichedelia spruzzata di Velvet e J&MC (Green and Blue) e grandioso alt-rock anni ’90 su un tappeto soffice, ma pur sempre graffiante, di garage-pop (Gone) che è una bellezza. Un gran disco e soprattutto una ventata d’aria fresca, come Cloud Nothings e Wavves, che conferma l’elevato valore della nuova nidiata di ventenni weird garagers californiani.

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Per darvi la misura di quanto m’è piaciuto l’album d’esordio di Mikal Cronin, basta sfogliare il giornale fino alle chart personali.
Un album “costruito” in acustico sulle armonie vocali, pensato e scritto durante gli ultimi scampoli di carriera universitaria quando il nostro era combattuto sulla strada da intraprendere nel futuro. Un album nostalgico ma graffiante, “sofferto” per stessa ammissione di Mikal: “Il disco l’ho scritto in questo piccolo paese chiamato Val Verde, a nord di Los Angeles, mentre andavo ancora all’Università. Ho attraversato un periodo stressante, mi sentivo isolato e chiudermi nella mia stanza con la chitarra acustica mi faceva sentire felice, rilassato. È stato tutto molto veloce, nel giro di un paio di mesi l’album era finito”.

Mikal Cronin

Impossibile parlare di Mikal Cronin senza tirare dentro Ty Segall dato che le “veline” del nuovo weird garage a stelle e strisce (Mikal bruno come la Canalis e Ty biondo come la Corvaglia) si frequentano dai tempi del Laguna Beach High School ed hanno incrociato più volte le chitarre.
“Ho registrato tutto con Ty ed Eric Bauer a San Francisco nel piccolo studio di Eric. Solo l’organo di Slow Down è stato registrato nel mio soggiorno a Val Verde. Io è Ty la pensiamo musicalmente allo stesso modo, di lui mi fido ciecamente; più che il classico produttore il suo ruolo è stato quello del consigliere. Ty ha anche suonato la batteria in diversi brani dell’album”.
Un altro pezzo da 90 presente sul disco è John Dwyer degli Oh Sees che fa il cameo più fuori di testa. “È di John l’assolo di flauto nella parte finale di It Is Alright. Sono davvero contento perché immaginavo il flauto in quel pezzo ma non lo so suonare, al contrario del sax che ho suonato in Apathy. John ha registrato due tracce che abbiamo sovrapposto per ricreare una sorta di duello”.
La cosa davvero affascinante dell’album è che Mikal Cronin ricalca sì le orme del Sixties pop malinconico di Beatles e Beach Boys ma lo fa in modo molto personale, un po’ lo-fi garage e un po’ alt-rock anni ’90 alla Pixies, e non solo a quanto pare: “Ho ascoltato molto Beatles e Beach Boys, soprattutto Pet Sounds, ma in realtà sono stato letteralmente ossessionato dalle armonie vocali e dai sontuosi arrangiamenti di Del Shannon e nel disco ho cercato di fare qualcosa di simile”.
Per la cronaca Mikal Cronin ha già messo in piedi una nuova band chiamata Toad con il vecchio compare Charlie dei Moonhearts, gli stessi Moonhearts pare registreranno un nuovo album a breve ed è in programma il secondo full length a doppio nome con Ty Segall. Magari sarà la volta buona per vederli dal vivo in duo, magari in Italia, magari il prima possibile, magari…

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