Libera fame, libera vita

AFFLUENTE Libera fame”
(S.O.A.)

Libera fame - AffluenteIn questo caso il trigramma AAA non rappresenta la trinità divina, né l’acronimo che si usa per evidenziare un annuncio, tanto meno quello delle pile ministilo, anche se per quanto riguarda forza e durata siamo lì. AAA sta per Ascoli Piceno, Affluente, Arcor, e si fottano i puristi della lingua. Anzi, fondamentalismo Arcor con una bella A cerchiata. La band marchigiana si rifà viva dopo 6 anni di silenzio e ci pianta 15 proiettili dritti in fronte. Sezione ritmica serratissima, riff di chitarre da infarto fulminante e la voce di Carlo Cannella che sembra strapparti il cuore per poi rimontarlo come uno scaffale dell’Ikea, mentre un maxischermo manda immagini nitide di pedofilia clericale (Piano antigenesi), informazione deviata (News management) e business guerrafondaio (Privatizzazione della guerra). La sovversione ha ancora un senso se veicolata da messaggi profondi come quelli presenti in questo disco. Un disco da ascoltare e da “leggere” con attenzione per capire meglio ciò che ci sta capitando intorno.

È un sabato di rabbia, speranza, sigarette una dietro l’altra. È un sabato di sudore che non fa in tempo a uscire, di battiti cardiaci accellerati, di testa che va e viene. È un sabato che ho voglia di urlare, ma non ce la faccio. E allora lo delego agli Affluente che lo hanno saputo fare come avrei voluto fare io ma, ripeto, non ce la faccio, non ce la faccio proprio. Non mi resta che mettere su il loro ultimo disco e ripescare la recensione pubblicata su Rumore #185 (giugno 2007). Il testo che dà il titolo all’album è un adattamento del mio amico e compare Strelnik. Un motivo in più di gioia, in questo sabato che sa di flebo e di occhi che guardano l’orizzonte. Gli occhi di Michelina De Cesare. Gli occhi di mia madre.

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