Leggere a recupero

Enrico Brizzi  - L'inattesa piega degli eventiDifficile mantenersi in equilibrio. Sempre e comunque. Persino nelle letture, che da qualche anno frequento per dovere e non solo per piacere. Ma questa estate, piena e bizzarra, ho accantonato un attimo le letture “per dovere” e ho recuperato con piacere due libri “persi” che ho letto intensamente, seppur a spizzichi e bocconi (ovvero durante le pennichelle di mia figlia Martina).
A farmi optare immediatamente, appena ho messo piede in libreria, per L’inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi è stata la gran bella edizione economica (Baldini Castoldi Dalai, pp. 514, euro 9,90), il resto l’ha fatto il ritrovato amore per lo scrittore bolognese, di nuovo tra i miei amici di comodino con il libercolo La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco nell’ottima collana Contromano di Laterza. Dell’ultimo, maestoso romanzo di Brizzi ciò che mi ha colpito di più è stata l’affascinante lentezza tutta africana, d’altronde non poteva essere altrimenti. E poi tutto quel sole, per niente umido, che illumina le pagine. La storia (in)credibile del campionato di calcio dell’Africa Orientale vista con gli occhi di un giornalista fighetto messo in punizione è affascinante soprattutto per i nostalgici del calcio di una volta e/o di quello di periferia. Bello. Mi si è tirato dietro. Però, fossi stato l’editor, un centinaio di pagine iniziali le avrei cassate. Scommetto tutto quello che ho che il personaggio di Ermes Cumani è ispirato al grande Gianfranco Zigoni. L’imponente Aregai, invece, me lo immagino come un mix tra Socrates e Junior.
cover De SilvaNon avevo capito niente di Diego De Silva l’ho preso, invece, per tre motivi: 1) dello scrittore napoletano non avevo letto nulla ed erano anni che volevo colmare questo vuoto 2) sapevo che questo era il suo unico romanzo friccicarello e d’estate ci stava proprio bene 3) con moglie e figlia siamo andati alla sua presentazione e quindi pareva brutto non acquistare il libro.
Premesso che anche questo romanzo è sceso giù come una cedrata Tassoni, che De Silva è indubbiamente “uno scrittore vero” e che lui è stato pure simpatico quando gli ho chiesto di vergare la seconda di copertina per mia figlia, be’ devo dire che Non avevo capito niente mi è sembrato un tantino pretenzioso, un grande (e sicuramente ben fatto) esercizio di stile. Mi ha dato l’impressione che De Silva si sia fatto prendere un po’ troppo la mano. Si sia cioè divertito ad allungare il brodino per il suo intimo piacere, sbracando qua e là. Ma se sta bene a lui – e pare pure ai suoi lettori visto che ha venduto 100.000 copie – va bene così.

PS: che mo’ di Brizzi mi toccherà leggere pure La nostra guerra, prequel de L’inattesa piega degli eventi!

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