La gioventù non legge più (forse suona)

Alabama WildmanDue anni e mezzo fa è uscito in Italia Alabama Wildman di Thurston Moore (Leconte, pp. 153, 15,00). A quanto ne so, nel silenzio generale. Io almeno, non ho letto nessuna recensione. Eppure qualunque scorreggia faccia Mr Moore – non Michael, Thurstone, ma anche Michael a pensarci bene – con la sua chitarra pare sia la scorreggia migliore in mezzo all’immensa latrina del free(post)punk planetario. Strano. l’allampanato Thurston, per una volta, non se lo è cacato nessuno. E in realtà neanche io. Nel senso che il libro in questione surfa da circa un anno dal mio comodino alla mia scrivania, soggiornando sovente nel cesso, senza che mi sia degnato di sfogliarlo una sola volta. C’è voluto l’inizio del mese più freddo dell’anno, questo agosto di pioggia, lacrime, pensieri, parole, opere e omissioni per poter espiare la mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E così un paio di giorni fa mi sono deciso. E che ve lo dico a fare: il libello l’ho divorato in un pomeriggio. Adesso, a parte le poesie – poco intellegibili e pesantucce – c’è da dire che le memorie, le vecchie foto in b/n, i racconti abbozzati e, soprattutto, la lunga chiacchierata (sonicXsmith) con Patti Smith e i contrappunti di intervista con clap mi hanno emozionato al punto di rimmetter su il doppio vinile di Daydream Nation: il mastodontico capolavoro dei Sonic Youth or ora ristampato in edizione deluxe dopo che era stato inserito all’interno del The Library of Congress’ National Recording Registry. Un’ultima cosa: odio le postfazioni, ma quella di Richard “gonzo” Meltzer è da sballo, veramente da sballo.

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