L’America chiama, Villa Pompetti risponde!

Giustino & Gabriele Di Gregorio: il sarto avanguardista e l’impresario dell’immondizia rock and roll!

Ero da poco maggiorenne quando aprirono il primo tratto della Teramo-mare. Unica uscita San Nicolò a Tordino. Ora, a quasi vent’anni di distanza, siamo arrivati appena a Mosciano Sant’Angelo e per uscire a San Nicolò bisogna inerpicarsi su una specie di complanare che sfocia nel profondo Texas teramano. Poche centinaia di metri dopo, svoltando a sinistra, si arriva a Villa Pompetti: un vialone con palazzine basse da un lato e aperta campagna dall’altro. Giustino Di GregorioQui sono cresciuti Giustino e Gabriele Di Gregorio, entrambi nati nella prima metà dei favolosi anni sessanta. I nostri The Fratellis (altro che quei tre brufolosi di Glasgow che Mtv spaccia come i nuovi salvatori del rock’n’roll!) che nelle rispettive attività musicali sono considerati dei veri personaggi di culto. La loro avventura inizia ufficialmente nel 1995 quando si inventano la sigla Goodbye Boozy per mettere un marchio sul disco sperimental-plagiarista, Sprut, di cui è unico titolare Giustino: “Ricordo che quando andai con mio fratello alla Siae di Roma non avevano i bollini audio, così, su ognuna delle 500 copie del cd misero i timbri che si usano per il cinema. C’era una dirigente molto disponibile che però ci mise in guardia sul fatto che entro due anni qualcuno avrebbe potuto querelarci e li sarebbero stati guai seri. In precedenza avevo fatto delle cose su cassetta attaccando materialmente i pezzi di nastro, mentre quel disco lo feci in digitale con un semplice quattro tracce della Akai, inserendo i frammenti musicali per poi ricomporli ad orecchio in maniera artigianale, meccanica, ancora hardware. Siccome campionai uno sfracello di roba, alla Siae si trovarono spiazzati e non si capacitavano che mi volessi appropriare di musica altrui per fare un disco mio. Considera che la sera prima di andare alla Siae finii alle 2:30 di notte a copiare i nomi di tutti gli autori originali delle musiche. Anche se poi, alla fine, mi dissero di non mettere gli autori perché era rischioso. Il nome Sprut se lo inventò quel folle di Rino Rossi (un’istituzione locale per quanto riguarda le musiche altre, ndi) che legava queste 5 lettere al suono di un foruncolo spremuto.” Gabriele annuisce: “Avevamo bisogno di un nome e, dato che in quel periodo ero appassionato del blues delle origini, venne fuori Goodbye Boozy che mutuammo da un vecchio pezzo blues. L’etichetta è nata un paio d’anni dopo perché, a seguito del disco di mio fratello che fu accolto benissimo dalla stampa specializzata, ci arrivò una montagna di demo di band italiane allora sconosciute tipo Julie’s Haircut. Molte erano band punk rock che non c’entravano nulla con la sperimentazione. Avendo ricevuto tutto questo materiale di cui sono sempre stato appassionato, abbiamo deciso di fare delle compilation su cassetta ma non limitandoci a prendere i pezzi dai demo e pubblicarli così com’erano, Giustino ci rimetteva sempre le mani sopra con un risultato molto distante dall’originale.” Giustino: “Sulla prima compilation c’era una band chiamata Funeral Home che ci mandò la cover di Blitzkrieg Bop dei Ramones. Attraverso il multitraccia della Akai, con cui avevo fatto il mio disco, ricomposi il tutto pompando i suoni e dandogli una tempistica diversa. I tipi del gruppo ci chiamarono preoccupati perché non sapevano come rifare quel pezzo dal vivo, erano ragazzetti di 14/15 anni.” In proposito Gabriele aggiunge un particolare curioso e prosegue nel racconto di come ha preso forma la label, spostandosi sulla produzione dell’adorato vinile: “Il giornalista Luca Frazzi ascoltò il pezzo e s’impazzì letteralmente per quelle chitarre sparate alla Teengenerate che in Italia ancora non si ascoltavano. Mi pare che gli trovò anche una data, ma il gruppo non suonò come su quella cassetta e poco dopo si sciolse. Tornando all’etichetta, be’ già dai primi anni novanta ero in contatto con etichette americane dalle quali acquistavo dischi in vinile, tramite quei contatti nel 1999 ho iniziato a stampare 45 giri oramai introvabili in Italia. Ci si scambiava ancora lettere cartacee con tempi ciclopici. Gli accordi per le prime 4 produzioni sono avvenuti tutti tramite corrispondenza tradizionale.” In otto anni d’attività la Goodbye Boozy ha licenziato una trentina di produzioni, quasi tutte di band d’oltreoceano. “Gli americani mi sembrano molto più tranquilli… forse perché non li riesco a capire bene!” Risate generali. “Sono più appassionati e umili perché ci sono nati col rock’n’roll. C’eri anche a tu a Cesena al concerto degli Scat Rag Boosters (gruppo canadese che ha fatto ben 3 singoli griffati Goodbye Boozy, ndi) e ricorderai che appena ci hanno visto hanno mollato il soundcheck e sono stati baci, abbracci e bicchieri a volontà.” Evitare di licenziare dischi di gruppi italiani non ha a che fare con lo snobismo o stronzate simili. La verità è che l’unico gruppo del Belpaese su Goodbye Boozy si è impuntato per fare la copertina a colori venendo meno alla linea dell’etichetta, accettata da tutte le altre band, che impone cover in rigoroso b/n. Gabriele scuote la testa, evita di rivangare quella vecchia storia e torna a parlare degli inizi: “Dovevo iniziare con il singolo degli Higlander Two’s di Michael Lucas ma lui invece di mandarmi i pezzi mi spediva fotografie, strane cartoline raffiguranti montagne e poesie. Ad un certo punto gli mandai una cartolina del Gran Sasso dove gli scrissi quando cazzo mi avrebbe mandato i pezzi!” Michael Lucas, chi è costui? Mi limito a dire che sul finire degli 80’s si deve ai suoi Phantom Surfers la riscoperta su scala planetaria della surf music in rotta di collisione con il garage e il trash’n’roll. In tempi non sospetti i Surfers hanno persino inciso un disco con il mitico Dick Dale e pare che sia stato proprio ‘sto omone di San Francisco ad influenzare Tarantino per la colonna sonora di Pulp Fiction. In più Michael Lucas sta anche dietro alla reunion dei Crime, la leggendaria ’77 punk band americana di cui è l’attuale bassista. La storia delle cartoline stimola i ricordi di Giustino: “Anch’io mandai a John Zorn una cartolina raffigurante un masso del Gran Sasso con su disegnata l’immagine di una pecora.” Qui si potrebbe aprire una parentesi infinita ma non c’è spazio. Basta ricordare che nel 1999 Giustino ha pubblicato un disco per la Tzadik Records di John Zorn all’interno della serie di compositori moderni che, tra gli altri, ospita Marc Ribot, Bill Laswell, Fred Frith, Elliot Sharp, Mike Patton e Jim O’Rourke. Non esattamente 6 stronzi qualsiasi, insomma. “Dopo l’uscita del primo disco la Snowdonia Records mise un mio brano sulla compilation Orchestre Meccaniche Italiane che arrivò a Zorn. Il suo manager italiano mi chiamò dicendomi che Zorn ne era rimasto molto colpito e che avrebbe avuto piacere di incontrarmi a Verona, dove sarebbe stato a suonare coi Painkiller, aggiungendo che se avevo un intero disco dello stesso livello di quel pezzo Zorn lo avrebbe stampato immediatamente. Quando ci incontrammo la prima volta lui fu disponibilissimo, mi lasciò carta bianca e i tempi che volevo, pretese soltanto quaranta minuti di musica perché mi spiegò che i mini cd non funzionavano nel mercato americano. A Verona fu un’avventura, ci invitarono a salire sul loro tour bus e non ti dico la sensazione. Bill Laswell sembrava un criminale, incuteva timore solo vederlo, altissimo e coi capelli lunghi. Zorn mi disse di allungare subito una copia del mio disco autoprodotto a lui. Poi con Zorn ci siamo rivisti a Firenze per prendere accordi sul disco, il traduttore era Mike Patton il quale parve molto interessato alle mie cose e mi lasciò anche il suo indirizzo e-mail, ma l’ho perso… non è che per caso c’hai l’indirizzo di ‘sto Patton?” Mi faccio serio e gli dico che al momento non lo porto dietro. Mentre ci sbellichiamo dalle risate Giustino, divertito, snocciola un altro aneddoto: “Non potrò mai scordare che dopo l’uscita del primo disco mi chiamò il giornalista di Rumore Vittore Baroni e mi fece un cazziatone pazzesco per telefono perché, a suo dire, mi ero permesso di commercializzare il plagiarismo. Pensava che fossi uno con un sacco di soldi che stava inquinando il movimento di cui lui faceva parte. Aggiunse che avevo fatto un cd troppo curato, ignorando che di notte mi ero attaccato io con la colla tutte le copertine in cartone del cd. Poi a distanza di 2 anni, quando uscì il disco per la Tzadik, si scusò e mi fece addirittura un’intervista.”

 

Gabriele.Giustino.Paolo.Claudio.Danilo

 

Il citofono strombazza stridulo, stanno salendo alcuni amici musicisti in combutta con Mr Sprut: Paolo Marini di Iver & The Driver e gli ex Bebe Rebozo, Danilo e Claudio Di Nicola. Ne approfitto per chiedere a Giustino lumi su questi nuovi, interessanti progetti: “Il disco di Iver & The Driver è nato da Paolo che è venuto da me già con alcuni suoi pezzi acustici su cui sono intervenuto con l’elettronica. Inizialmente abbiamo lavorato separati, poi ci siamo resi conto che era meglio studiare i suoni assieme. Più che sulla composizione abbiamo lavorato notti intere per creare nuovi suoni, evitando di utilizzare campioni. Più o meno nello stesso periodo ho iniziato a collaborare con Danilo e Claudio. Abbiamo registrato 14 pezzi tutti suonati col nome The Incredulous Eyes Project, il disco è praticamente finito ed è una via di mezzo tra la roba indie e il pop rock, stiamo cercando un’etichetta che possa essere interessata.” Nell’attico/studio di Giustino si crea il tipico casino di un venerdì sera in compagnia di vecchi amici. Tra strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e bicchieri di birra volanti decido che è ora di smettere i panni del giornalistucolo impiccione e far finalmente bisboccia, non prima però di aver chiesto a Gabriele i suoi prossimi movimenti: “A breve usciranno i singoli noise punk’n’roll dei canadesi CPC Gangbangs e degli statunitensi Luxury Rides. A seguire uno split 7” tra i Primate Five di Seattle e i californiani Traditional Fools. Sono davvero soddisfatto dello split perché si torna ai suoni trash punk-surf della prima metà degli anni ’90 tipo Mummies e Phantom Surfers.” Chiunque sia interessato a questi dischi e ad una miriade di altra robaccia rigorosamente in vinile che Gabriele ha in distribuzione, può intanto assaggiare una fetta di rock’n’roll neoprimitivo sul myspace della Goodbye Boozy. Anche se non lavoro per Aiazzone, vi chiedo di provare per credere. Poi decidete da soli se mettere mano al portafogli, ci mancherebbe.

Il pezzo/intervista che avete appena letto è stato pubblicato, in una versione leggermente ridotta, su Mente Locale #2 di marzo 2007. Il gagliardo magazine lo trovate in carne e carta nelle edicole e librerie abruzzesi, altrimenti andate su www.mlocale.com per scoprire come abbonarsi.

 

 

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