into the garage #7

CPC GANGBANGS THE SNAZZY BOYS THE BLACKS

Il monsignor Milingo del blues-punk, Mick Collins, va ripetendo da tempo che preferisce di gran lunga i 7” ai full length. E chi non ciurla nel manico di certi suoni si troverà d’accordo perché questa è musica che deve bruciare subito, senza tante menate. Lo sa bene l’autoctona Goodbye Boozy Records che al numero 31 del suo catalogo piazza il 45 giri Welcome To Hell dei CPC GANGBANGS. I canadesi capeggiati dall’inossidabile Roy “Choyce” Vucino (Daylight Lovers, Del-Gators, Sexareenos, Cheating Hearts, Milky Ways, ecc.) ci buttano al tappeto con due sganassoni ben assestati di trash’n’roll slabbrato, dove chitarre ansiogene s’inchiappettano brutalmente (Half My Size) per poi lanciarsi in una strana forma di blues-punk apocalittico (Candy).
Suoni più canonici fuoriescono dai solchi del 7” Organized Octopus degli SNAZZY BOYS edito dalla Rijapov Records. Più canonici per modo di dire, visto che i bresciani si tuffano di testa nelle viscere del punk ’77 cazzone alla Dickies. Prima di spedirmi il dischetto il tipo della label m’ha scritto: “
preferisco una stroncatura ad un commento positivo stile Frazzi (con tutto il bene che posso volergli), poi se invece ti piace tanto di guadagnato.” Be’… non è che mi stia strappando i capelli, però i tuoi protetti non mi dispiacciono. Ai suoni squadrati della title track e alla produzione un po’ piatta di Cola Cola, preferisco le chitarre più r’n’r di Punk-Rock Girls. Dici che scrivo come Frazzi? Per me è un gran complimento!
Anche l’agitatore svedese del blues-punk Martin Savage predilige il piccolo formato, tant’è che con i BLACKS, tra il ’97 e il ’99, ha registrato materiale finito su splendidi 7” griffati Wild Wild, Savage, Big Neck, Solid Sex Lovie Doll, ZVA e Rockin’ Bones. Chi allora è stato troppo pigro o era troppo giovane per procurarsi gli originali, adesso introvabili, può rifarsi le orecchie ascoltando in successione i 22 pezzi da novanta raccolti su
Shattered: The Complete Singles Collection, un elegante lp stampato dalla romana Gonna Puke. Quello che dei Blacks colpiva, e colpisce tuttora, è la ruvida freschezza di un suono che ha radici antiche ma che ha sempre saputo sorprendere, Gories e Oblivians hanno fatto scuola a tal proposito. Basti l’uno-due in apertura del lato B: se Shattered fa pensare a Bo Diddley sprofondato nel post-punk, in Don’t Be Cute sembra proprio di ritrovarsi davanti il ghigno isterico di chi sta suonando uno standard r’n’r con inusitata violenza hc. Sempre su Gonna Puke vede la luce il long playing d’esordio del duo belga MOMO LAMANA. Rilassatevi perché questo è r’n’r fatto in casa con una batteria elettronica che scandisce il tempo, l’organo che fa capolino ogni tanto e confezioni family di antidepressivi sempre a portata di mano. È r’n’r minimale simile a un miscuglio di Suicide, Mummies e Jesus and Mary Chain imbottiti di valium. Niente di eccezionale, ma i 13 pezzi raccolti in Two Is A Gang potrebbero essere un buon sottofondo durante i week end nei quali i vostri amici buzzurri assaggiano il primo sole estivo e voi ve ne state in cameretta a guardare fuori dalla finestra l’asfalto che si arroventa.
MOMO LAMANA AA.VV. Innocence Is Bliss THE FIFTYNINERS
Sono sempre stato dell’avviso che il r’n’r è maschio ma il ripetuto ascolto della compilation, sia in vinile che cd, Innocence Is Bliss, mi ha fatto in parte ricredere. Questi 16 gruppi “garage” femminili sono una validissima alternativa al testosterone impazzito che molti energumeni liberano su di un palco. Difficile non lasciarsi andare al coriaceo garage delle giapponesi The Portugal Japan e delle statunitensi Tizzy, al desperate r’n’r dei Young Werewolves, al criptico blues-punk dei Mydolls o al rock’n’roll discinto delle tedesche Boonaras. Ancor più difficile non applaudire sinceramente la colonia italiana. Le venete Nasties sono capaci di appiccare un incendio power pop-punk di tutto rispetto e al contempo di spegnerlo con quelle vocette sexy. Non è da meno il punk(art)rock con tanto di sax ballerino dei conterranei Mudlarks. E che botta ragazzi il punk’n’roll ’77 di Anna and The Psychomen. La dimostrazione che dagli Usa al Giappone, passando per Italia, Germania e Norvegia, le donne non sono solo il meraviglioso contorno della faccenda (Dionysus Records).
Gli abruzzesi FIFTYNINERS scelgono il 10”, formato vinilico tanto desueto quanto affascinante, per impacchettare il loro psychobilly marchiato a fuoco dal r’n’r di Gene Vincent ed Eddie Cochran. E già questo me li fa stimare non poco. La rilettura di Personal Jesus dei Depeche Mode, ribattezzata 59 Jesus, ma soprattutto di Baron Samedi dei Not Moving accrescono il mio apprezzamento. I restanti 6 pezzi originali di Thinkin’ Trippin’ Burnin’ (8 Records) strizzano l’occhio agli Stray Cats, o agli Hormonauts per rimanere in Italia, dimostrando la grande perizia tecnica del trio pescarese a cui si può imputare soltanto un approccio leggermente didascalico. Tuttavia ritmo, sudore e mood (la ballata roots Sweet Dreams e la cashiana Last Track) sono fuori discussione.
GLI AVVOLTOI 1 GLI AVVOLTOI 2 BRAIN EATERS
Dopo questa sana sbornia di vinile tocca a due sciccose ristampe in cd digipack (Contempo/Goodfellas) che raccolgono il meglio della produzione de GLI AVVOLTOI: il complesso neo-beat bolognese attivo dalla seconda metà degli anni ’80 che, non a caso, si scelse un nome che ricordava i mitici Corvi. Moreno Spirogi e soci gracchiavano da paura, al punto di portare una ventata di aria fresca nel plumbeo cielo new wave di quei tempi, e bisogna ammettere che anche oggi danno la paga a molte mezze seghe che bazzicano l’italico underground. Il nostro è solo un mondo beat infila tutti i brani del primo Lp, come il devastante anthem garage-beat Gli Avvoltoi sono qua, la leggiadre cover “italiane” di Gloria e Hey Joe e l’ipervitaminico shake Questa notte. In aggiunta i tre brani del 7” d’esordio, la frizzante L’abito non fa il beatnik e una manciata di pezzi sparsi tra cui spicca l’assalto sonicsiano Ora sai perché. Archiviati i plasticosi ’80 all’insegna del beat più scanzonato, i rapaci felsinei si presentarono nel ’90 con Quando verrà il giorno, album più maturo sia dal punto di vista dei testi che degli arrangiamenti. Un album di pop(ular) music coi fiocchi, dove ariosi numeri r&b del calibro di Lei m’ama e Molti anni fa si alternano alla soffice psichedelia di Vorrei essere un vampiro, per approdare a convincenti prove di rock italiano tipo L’ombra e Io sono una star. Oggi più che mai abbiamo bisogno degli Avvoltoi. E queste due ristampe, che anticipano la recente reunion, cascano proprio a pennello.
Passo e chiudo con un bel disco di trash’n’roll dato alle stampe dall’iperattiva Nicotine Records. La label di Tortona abituata a raccattare spostati di mezzo mondo, non poteva di certo farsi scappare questi decerebrati chiamati
. Che conterrà il cd? Indie finocchio, post-rock da suicidio, elettronica frigida, country-pop lacrimevole? Col cazzo! Monsters, Sex and Rock’n’Roll sono tre quarti d’ora di garage sperticato e r’n’r tiratissimo, suonato da 4 psicopatici parigini immersi in un immaginario di mostri raccapriccianti, film di serie z, troie di quart’ordine e alcol spaccabudella. Si fotta il politicamente corretto e bla, bla, bla. Mollate i freni inibitori e godete del surf a 300 all’ora (Fu Manchu), del garage-punk da bava alla bocca (Die Loser Die!), del r’n’r disperato (Miss Chicken Iq) e di tutto questo popò di immondizia assortita. È tutta salute, ve l’assicuro.

Se siete arrivati sin qui vuol dire che – con piacere o immensa rottura di palle, chi può dirlo? – avete letto la mia rubrichetta “into the garage” apparsa sul numero 7, giugno-luglio 2007, di SONIC Magazine (RIP).

 

Condividi sui social network