into the garage #6

KARTOONS LOS IMMEDIATOS PIKES IN PANIC

LOS IMMEDIATOS – Impossible Love mp3 (da “S/t”, For Monsters 2007)

In Italia siamo messi maluccio in tutti i campi, dal lavoro alla cultura. Almeno da un lustro arranchiamo facendo finta di niente. Anche chi continua a centellinare aperitivi nei localini giusti, lo fa con meno frequenza. Al cinema ci si va ogni morte di papa, per lo più a vedere colossali minchiate. Le librerie ammucchiano polvere su polvere, peggio delle biblioteche. Sempre più ragazzi usano il telefonino solo per filmare risse fra bimbetti. In un clima del genere non capisco proprio come si possa pretendere che la cosiddetta musica alternativa venda qualcosina. P2p, pirateria e quant’altro c’entrano poco o nulla: sono i soldi che mancano. Per questo ho profonda stima di tutti quei folli che s’imbarcano nell’avventura di tirar avanti un’etichetta. Penso a Roberto e alla sua For Monsters, label sarda votata al garage coi controcazzi di nuovo in pista dopo un lungo stop. All’incredibile full length degli Hangee V fa seguito la ristampa su cd dell’unico album dei calabresi KARTOONS. Introducing… si porta benissimo i dieci anni che ha sul groppone e il merito non è del remastering, o meglio non solo, sono le canzoni a fare la differenza. Per la precisione 10 originali e 6 cover impregnate di r&b mai sopra le righe, garage-punk da vestito buono e quella purezza pop dei sixties capace di sciogliere il cuore senza gli sciocchi artefici della pop(ular) music contemporanea. Da segnalare l’elegante rilettura di 2 pezzi dei Rokes aggiunti come bonus tracks.
Pur mantenendo l’approccio sixties, i LOS IMMEDIATOS da Toledo pestano un po’ più sull’acceleratore. Il loro esordio omonimo, sempre griffato For Monsters, mi fa tornare in mente la spensieratezza dei vent’anni quando si è capaci di ingurgitare ettolitri di sangria senza accusare il colpo. Sarò un patetico romanticone o un vecchio 35enne rompicoglioni (fate voi), ma vi assicuro che questi 3 ragazzotti fuorimoda si sbranano a morsi il 90% degli emo kids più attenti alla messa in piega che a far pratica in garage o i virgulti neo hardcorers tutto chiacchiere e bicipiti. Sono trascorsi 40 anni esatti da Pictures of Lily degli Who, eppure riascoltarla in questa versione mi ha procurato un’emozione inedita. La stessa identica emozione che mi hanno regalato Eres Tu’, En Este Dia e tutti gli altri gioiellini beat e ye-ye in spagnolo e inglese contenuti nell’album.

“Dopo anni di ibernazione, la Gravedigger’s Records torna a partorire nuovi dischi sporchi e selvaggi!”. Confermo in pieno quanto scritto sul sito web di quest’altra benemerita etichetta sarda. Dopo il 7” dei Rippers e il full length dei Tunas è l’ora di un capolavoro indiscutibile, vale a dire Right Or Wrong, They’re Still The Captains dei senesi PIKES IN PANIC: meraviglioso combo garage attivo a fine 80’s. Garage sì, ma non solo: proto-punk, sixties pop, r&b, surf mescolati con una maestria da far sprofondare di vergogna molte band garage d’oltreoceano che andavano per la maggiore in quel periodo. All’immortale schema chitarra-basso-batteria si aggiungevano un Farfisa assassino, inserti di armonica da pelle d’oca, energia a profusione e un tiro della madonna. Il doppio cd in questione rende finalmente giustizia a questa band aliena alle generazioni più giovani. Il primo dischetto raccoglie infatti la discografia ufficiale (l’ep del 1986, l’album Keep It Cool And Dry del 1987 ed il pezzo tratto dalla compilation Eighties Colours Vol. 2 dello stesso anno) con l’aggiunta del video di Wild Man, mentre il secondo allinea ben 21 pezzi live registrati da paura. Nel succoso booklet, oltre a foto, testi, locandine e copertine d’epoca ci trovate la storia di questa immensa band che ci inorgogliva di essere italiani. Di quanti gruppi odierni si può dire lo stesso?

VALENTINES SDH INTELLECTUALS

Anche Dario della Tre Accordi continua imperterrito a svolgere un lavoro superprofessionale con le band del suo rooster come i VALENTINES: i bolognesi capeggiati dalla vecchia volpe Mars Valentine che hanno superato il punk squadrato degli esordi, ammantandolo di gagliardo street rock (Do You Really Wanna Die For Me?) e piacevoli armonie indie (Main Deadhead) su cui scende rugiada new wave (At The End Of The World, I Was A Ghost). Hot Numbers è un disco multiforme e sfaccettato che mette in risalto le doti della frontwoman Vale Valentine, oggi pressoché unica nell’italico panorama indie che strizza l’occhio al mainstream.
Un altro spostato mica male è Alberto della Nicotine, l’uomo con la mente più aperta delle gambe di Cicciolina. Tant’è vero che ha ricacciato dal nulla questi SDH a cui a stampato il mini Engage che si fa subito notare per la cover art del compianto prof. Bad Trip. Non ho nessuna notizia della band di Rieti, ma è chiaro che dietro c’è gente che la sa lunga. Vi assicuro che ci vuole una buona dose di genialità per nuotare nell’acquitrino del punk ’77 (Black Flag’s Horde), edificare un’autostrada lo-fi su una cover dei Redd Kross (Linda Blair), fare i gargarismi col vetriolo (Stop It), giocare a ping-pong col desperate r’n’r (I Hate R’n’R Stars), ma subito dopo perdersi in un incubo syntetico al ralenti (Right Now) e calarsi una pessima anfetamina prima di misurarsi coi Kraftwerk (The Model).
L’attivissima scena romana mette a segno un altro centro pieno con Invisibile Is The Best (vinile su Hate Records, cd su Dead Beat), seconda prova sulla lunga distanza degli INTELLECTUALS. Ero già infatuato del r’n’r di terza mano partorito dalle menti distorte di Guitar_Boy e Drum_Girl, ora che si è aggiunta la tastiera assassina di Key_Tee ne sono irrimediabilmente innamorato. ‘Sto disco è un’esperienza, un virus con cui convivere, un brivido perenne: dalla cover sanguinante di White Light/White Heat dei VU all’anthem spastico R’n’R Jedi; dalla psicanalisi all’amatriciana Oh! Freud alla ballata rantolante The Insiders; dal sinuoso stomp My Brother Chorizo alla liturgia drogata Vinyl Junkie Paranoia. 25% di punk, 25% di garage, 25% di blues e 25% di pura depravazione. Che roba!

MUDLARKS HUSBANDS

Buone nuove anche dall’operoso Triveneto che già da qualche anno flirta da paura con lo sfaccendato r’n’r. Oltre a Mojomatics, OJM, Hormonas, ora c’è un’altra sigla da appuntarsi con inchiostro indelebile: MUDLARKS, 2 passere + 2 fringuelli giunti all’esordio eponimo cooprodotto dalla statunitense Puke’n’Vomit e dalla romana Gonna Puke, dopo un demo del 2003 premiato al MEI e un 7” del 2004. Quello che colpisce subito è la voce profonda di Alice, una voce “scura” ma non eccessiva, che fa pensare ad un incidente d’auto tra X Ray Spex, Avengers e Bauhaus. Personalmente preferisco gli ultimi 2 pezzi, Who I Am! e Gimme Some, in cui gli ospiti al sassofono e al piano si buttano nell’orgia art-punk dei Mudlarks con le braghe calate e la bava alla bocca.
The HusbandsIn chiusura facciamo il botto con There’s Nothing I’d Like More Than To See You Dead (Swami Records) delle HUSBANDS: tre sexy donzelle di San Francisco traviate da 50 anni di musica del diavolo. L’album si apre con l’urlo isterico della cantante Sarah Reed mentre, in coda, irrompe l’armonica assassina di Russel Quan (Mummies, Phantom Surfers, ecc.). Il resto è un concentrato perfetto di garage-punk (Cut Me Loose, Monster Party) schegge trash’n’roll (Pretty Lil Baby) oscure ballate bluesy (Much Too Late con Dan Sartain alla voce), carezzevole sixties pop (Just Like That) e persino r&b dal sapore lounge (Bar-B-Q). Insomma… un gran bel disco-bignami da consegnare ad un extraterreste o a un cuginetto emo oriented che volessero sollazzarsi con una raccolta di rock and roll a 360°.

Visto che è appena approdato nelle edicole il numero 7 di Sonic Magazine, mi pare deontologicamente corretto (che paroloni, eh!) riportare la mia rubrichetta “into the garage” apparsa sul numero 6, datato aprile-maggio 2007.

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