into the garage #2

cover Kitty and The Manges cover 7 cover The Magnetix cover The Sonic Chicken 4

Sono dell’idea che i gruppi punk r’n’r debbano estinguersi velocemente: quattro-cinque anni di attività, massimo tre dischi all’attivo e poi fuori dalle palle! So bene che detta così potrebbe apparire una visione cinica, vicina alla logica tritatutto delle major del “via uno… avanti un altro”. Non intendo questo, per carità. Voglio semplicemente dire che, invece di spegnersi lentamente, per molte band sarebbe opportuno staccare la spina quando si è ancora in tempo. Va da sé che ci sono le eccezioni, e non mi riferisco soltanto a Stones, Ramones ed eroi di questo calibro. Per esempio del pop-punk arcigno e zuccheroso dei Manges non ci si stanca mai. I “marinaretti” di Las*Pezia hanno centellinato le uscite lunghe (appena 3 dischi in 13 anni) e si sono invece sbizzarriti per quanto riguarda singoli, split e partecipazioni a compilation. La loro rentrée dopo tre anni di silenzio discografico, non poteva quindi che avvenire sull’immortale formato del piccolo vinile. L’EP Joey’s Song a firma KITTY and THE MANGES vede la partecipazione della frontwoman newyorkese Kitty Kowalski nel sentito omaggio del povero Joey Ramone, roba da lacrimuccia pesante, e nella bella interpretazione di The Goonies ‘R’ Good Enough di Cindi Lauper.I “soliti” ottimi Manges escono le palle nell’autografa Elvis Has Left The Building. Il vinile colorato e il posterino interno rendono ancor più appetibile questo delizioso manufatto (itsaliverecords.com).
Altro oggettino niente male è il secondo 45 giri (dopo 2 LP) dal titolo Party Down dei cazzutissimi GHETTO WAYS, che pensano bene di impacchettare la loro infernale miscela di punk, r’n’r e soul con una specie di carta forno. Il singolo, che porta impresso il marchio della loro personale label (wickedsinglesrecords.com), contiene 4 pezzi incandescenti come il ferro rovente. Tim Warren ha definito il trio di Brooklyn un incrocio tra Crime e Oblivians… io, modestamente, sparo i nomi di Radio Birdman e Dirtbombs: ci siamo capiti, no!
È già da un po’ che la Francia si fa notare per le derive più truculente del lo-fi rock and roll. Accanto alla consolidata Yakisakana Records, sul versante dell’immondizia vinilica sta lavorando bene anche la Nasty Product. Non a caso la label di Tolosa ha appena licenziato il 7” Time After Time dei transalpini MAGNETIX. Partita da un surf sound debitore dei Cramps, la band di Bordeaux si produce ora in una title track dal forte sapore garage-punk, più precisamente alla Gories, per poi sprofondare in Fiend Of Time nella psichedelia dei
13th Floor Elevators ma senza dimenticare la lezione del r&r primordiale. Compagni di scuderia e probabilmente di bevute, THE SONIC CHICKEN 4 si nutrono famelici di pane e fuzz. Sicuramente più abbordabili delle band madri (alcuni componenti violentano gli strumenti in The Mighty Go-Go Players e Fatals), i ragazzi di stanza a Perpignan mostrano in Don’t Let Me Down il lato sonico del fuzz-garage e in Sonic Night quello più beat, con tanto di straniante xilofono in sottofondo (nastyprod.com).

cover Mind Controls cover Idol Lips cover Black Time cover Country Teasers

Per mano di Goodfellas arriva finalmente in Italia l’omonimo album dei MIND CONTROLS. In verità gira già da un po’ la sciccosissima versione picture LP sulla teutonica P.Trash, ma la lieta novella è che ora anche i pischelli possono trastullarsi con il cd griffato Dirtnap (dirtnaprecs.com). I Mind Controls sono una scalcinata punk band di Montreal che si muove sulla linea immaginaria che lega i Saints agli Angry Samoans. Velocità e attitudine punk non si discutono: è da infarto la frenesia di Take A Message, ripescata dal repertorio solistico del leader Mark Sultan/BBQ, mentre lo zuccherino Friday Night azzera i molti/troppi cloni dei Ramones. Per di più affiorano zaffate r&r (Bite Your Tongue) e rasoiate trash’n’roll dei 90’s (Self Immolation Man). D’altronde c’era da aspettarselo da uno che è passato dagli Spaceshits ai Les Sexareenos, per poi diventare un cantastorie coi controcazzi!
L’esordio dei ciociari IDOL LIPS ci tiene strettamente ancorati al territorio minato del punk ’77. Malattia, perversione, stravizi e l’aria malsana della periferia putrida, emergono prepotenti dai solchi del long playing Too Much For The City su Bondage/Hate. Ceccano (FR) non ha dato i natali soltanto a quel troglodita del GF, ma anche a questi 5 farabutti affamati d’odio che anni fa bazzicavano il punk capitolino sotto la sigla Lady Killers. Per avere un’idea più precisa dei 9 pezzi dell’album, pensate ai Testors che prendono a calci in culo le New York Dolls oppure, rimanendo ai giorni nostri, alla furia iconoclasta dei Transex. Produce tale spettacolo Alex Vargiu (Bloody Riot, Bingo, Dissuaders), uno che si muove soltanto se ne vale davvero la pena… come in questo caso (haterecords.com).
La benemerita In The Red (intheredrecords.com) licenzia in contemporanea un’accoppiata inglese da far accapponare la pelle. Il selvaggio trio BLACK TIME, che ha già fatto proseliti in mezza Europa con il primo album ed una manciata di singoli licenziati da agguerritissime etichette del vecchio continente (tra cui la “nostra” SYA), continua imperterrito a pestare merda con questo nuovo full length Midnight World. Garage-punk adenoidale, ruggine settantasettina, isterismi noise, r&r in bassa fedeltà… se ascoltate i 16 pezzi del disco a occhi chiusi vi sembrerà di vedere Guitar Wolf, Cramps, Hunches, J&MC, Gories, Pussy Galore e Crime danzare in girotondo col sangue al cervello. Che botta ragazzi! Tutt’altra musica esce fuori dall’ottavo album dei COUNTRY TEASERS, storica band londinese che mischia dissonanze post-punk e country. The Empire Strikes Back, patrocinato nientemeno che dal Centre for Contemporary Cultural Studies dell’Università di Birmingham, è un concept sull’Inghilterra, sul razzismo, sugli squilibri postindustriali. Impossibile quindi slegare il messaggio dal contenuto sonoro, ma anche chi come lo scrivente non ha granché dimestichezza con la lingua potrà apprezzarne le sfumature. In poco più di 50 minuti il sardonico frontman Ben Wallers lambisce il socialismo umanitario di Woody Guthrie, la poetica di Bob Dylan, l’arguzia di Lou Reed e la manifesta follia di Mark E. Smith: ho detto tutto!
Per onorare l’intestazione della rubrica è d’obbligo chiudere con la storia, passata e presente, del garage mondiale. “Trent’anni di musica sul groppone e non sentirli!” Questo si dovrebbe scrivere sulla press sheet di Beachhead dei FLESHTONES, e non sarebbe la solita cazzata da ufficio stampa. La mitica band guidata dall’inossidabile Peter Zeremba, è rimasta a galla durante tutte le ondate del nuovo rock alternativo. Il segreto sta nella voglia di divertirsi e divertire a suon di garage selvaggio, genuino r&b, elettrizzante sixties punk e frat rock da pelle d’oca. Dopo una ventina di album ufficiali, i cinquantenni di New York ruggiscono ancora come leoni affamati: Bigger & Better, Pretty Pretty Pretty e I Am What I Am sono il miglior antidoto contro ogni forma di depressione. Roba tosta che vi shakera membra e cervello, ripulendovi da capo a piedi. Occhio ragazzi… qui non si parla del cd di Beachhead, uscito nel 2005 su Yep Roc. Stavolta voliamo alto, con classe e stile. Mi riferisco alla versione in vinile amorevolmente confezionata dalla nostra Nicotine (nicotinerecords.com). Nuova copertina “estiva” disegnata dal bravo Pedro, vinilone blu elettrico e persino un pezzo in più rispetto all’asettico compact. Che aspettate?

foto Fleshtones cover Fleshtones

Dovrebbe già essere in edicola il numero 4 di Sonic, eccovi intanto la mia rubrichetta “into the garage” apparsa sul numero 2 di agosto-settembre 2006.

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