into the garage #1

cover The Freaks cover The Tunas cover The Popsters cover The Intellectuals

La scalcinata rubrichetta che vi accingete a leggere ha cambiato 3 volte nome, altrettante volte testata ed editore. Ma la pelle non la cambierà mai per un paio di semplici motivi: 1) non sono un trasformista e non aspiro ad esserlo, se lo fossi farei il mago invece sono soltanto un semplice impiegato 2) dopo quasi 20 anni ancora mi sciolgo ascoltando la sbilenca sinfonia di un vinile r’n’r che gracchia. Come suggerito dal nome, into the garage tratterà di quella musica che nasce, vive e spesso muore nelle cantine fumose di mezzo mondo e che solitamente viene impressa nei profondi solchi vinilici; parlerà soprattutto la lingua del garage-punk con incursioni nel surf, nel blues, nel beat, nel rockabilly, nel Detroit-sound, nel power-pop, nel r&b… parlerà insomma di genuino rock and roll, quello sgarrupato e per niente accomodante, da mascella serrata e volume a palla. Siccome si accusa sovente (e non del tutto a torto) la stampa musicale di esterofilia spinta, in questa prima corsa mi travesto da Nanni Moretti e faccio l’autarchico: solo musica italiana, isole comprese. Partiamo di gran carriera dalla Sardegna dove dal 2000 sono attivi i FREAKS,trio capitanato dall’agitatore Luca Olla che di recente ha licenziato il secondo singolo su Lo-Fi Records. Emo kids, indie wavers e neo rockers imbrillantinati statevene alla larga perché le quattro rasoiate contenute nel 7″ potrebbero farvi convertire alla religione “Killed By Death”. Se invece sbarellate per i Pagans e siete ancora in lutto per la scomparsa degli immensi Bingo questo pezzo di vinile dovete averlo a tutti i costi: credetemi, val la pena persino elemosinare pur di ascoltare il sintetizzatore maltrattato da Alex Vargiu in Just Like A Monkey e Anthrax. Sempre per l’etichetta brindisina del professor Pecere, ma questa volta con il marchio della casa madre Psych-Out, ha visto la luce l’esordio dei bolognesi THE TUNAS. 2-pezzi-2 di un paio di minuti scarsi, in bilico tra sixties garage-punk e trash’n’roll dei 90’s sulla falsariga dei Mummies e, per restare in Italia, dei primi Morticia’s Lovers. Scommetto che i delinquenti capitanati da Cool Face (lo sborone che sbatacchia la chitarra e fa versacci nel microfono) entreranno a breve nel glorioso mondo dei perdenti del r’n’r! (psychout.it).
Da un’isola all’altra attracchiamo in Sicilia dove operano i POPSTERS, 4 navigati pop punkers con alle spalle varie partecipazioni a compilation, un 7″, due album, un paio di split cd e diversi concerti sia in Europa che in USA. Non stupisce quindi che questo curatissimo 7″ in vinile blu e poster interno sia stato licenziato dalla californiana It’s Alive. I due brani autografi viaggiano sulla scia di
Descendents, All, Big Drill Car e dell’emo non stucchevole (You said), ma la vera chicca è l’arrembante cover di American girl di Tom Petty & The Heartbreakers (the-popsters.it).
Ha origini palermitane anche la Gonna Puke Records che ora fa base a Roma all’interno del negozio di dischi Radiation, gestito dal boss della label Marco Sannino. Dopo alcune valide produzioni su cd si torna al caro vecchio vinile con un 7″ split semplicemente meraviglioso. Helen degli INTELLECTUALS è un gran numero garage-punk mozzicato dalla tarantola synth-power-pop-soul. Di fronte a tale spettacolo dico soltanto che in Italia siamo una manica di pupazzi. Se il neo trio capitolino venisse da fuori confine staremmo qui a gridare al miracolo, invece li snobbiamo stronzamente. Ne è prova l’impari confronto con gli statunitensi RIVER CITY TANLINES, che occupano l’altro lato del dischetto. Il pezzo della band guidata da Alicja Trout (Lost Sounds e molto altro), seppur gradevole nel suo monolitismo indie’n’roll, sfigura letteralmente al cospetto degli intellettuali romani (gonnapuke.com).

cover OJM cover Deadpeach cover Di Maggio Connection/Legendary Kid Combo cover Fase Quattro/Toni Crimine

Oltre a Raoul Casadei la Romagna può fregiarsi di ospitare una delle più arcigne etichette hard’n’roll del belpaese: quella Go Down Records che non finirò mai di ringraziare per aver dato alla luce lo spettacolare box cd/dvd Live In The 80’s dei gloriosi Not Moving. Punta di diamante della label sono senz’altro i trevigiani OJM che, dopo 3 album nel formato digitale apprezzati un po’ da chiunque, hanno finalmente inciso un singolo in vinile tutto loro. Nello stoner’n’roll della title track I got time canta e suona la chitarre nientemeno che Brant Bjork (Kyuss, Fu Manchu, ecc.), la sabbathiana Stars shine si fa apprezzare ancor di più per un finale tenebrosamente psichedelico. Chi della psichedelica ha fatto veramente una ragione di vita da almeno dieci anni, sono gli ultra lisergici DEADPEACH. Non a caso i 7 pezzi di Psycle raggiungono una durata complessiva di quasi 40 minuti, impregnati di un sound debitore delle cavalcate heavy dei 70’s, space rock teutonico vicino al Kraut e sferragliate garage fuzz che mordono il freno. Psycle non è un disco per tutti, ma sono sicuro piacerà a chi ha l’apertura mentale di scalciare il vuoto e subito dopo stendersi in poltrona e viaggiare con la mente (godownrecords.com).
Dalla Romagna scolliniamo nell’altra sponda dello stivale e fermiamoci a Pisa in casa Area Pirata, l’eclettica etichetta che si dimena ottimamente tra hardcore/punk e garage’n’roll, mostrando di saper saltare gli stupidi steccati con una classe invidiabile. Il 2006 per la label all’ombra della torre pendente si è aperto con il botto, ovvero con tre succosi split 7″EP curati nella forma e nella sostanza: piccoli vinili che sono una vera goduria, con buco grande e copertine in quadricromia su cartone pesante. For a bottle of whiskey che vede guerreggiare con due pezzi a testa
THE LEGENDARY KID COMBO e DI MAGGIO CONNECTION, è l’apoteosi di Hillbilly, Drunkabilly, Rockabilly, Costacurtabilly e chi più ne ha più ne metta. La band nata dalle ceneri dei KTB è pura commozione rurale, da ciucca clamorosa e procace cowgirl a fianco. L’oliata macchina guidata dal virtuoso chitarrista Marco Di Maggio (il nostro Brian Setzer!) ha l’effetto ripigliante di una pera di caffeina dopo la sbronza. Su territori solo in apparenza distanti si muovono invece FASE QUATTRO e TONI CRIMINE. Attitudine punk a go-go per entrambi, ma mentre in Jenny la motociclista la storica garage band toscana dopa con massicce iniezioni di fuzz il beat italiano, i compagni di merende pisani Toni Crimine saccheggiano i riffoni hard’n’punk dei Turbonegro (Amo farmi male), non paghi si impossessano dell’ironia dei Pay e della crudezza dei primi CCCP (Tappeto). Per chi scrive però il dischetto migliore del lotto è senza dubbio quello in cui coabitano due tra le migliori sixties band del patrio suolo. Gli “esordienti” VIV PRINCE EXPERIENCE sono sbalorditivi! D’altronde hanno fatto la loro bella gavetta in band quali Turturros, The Applicants, Dead Cigarettes e Les Photonics e hanno lo stile di omaggiare nella ragione sociale il Brian Jones dei Pretty Things. Nei due pezzi creano un’originale alchimia psych-garage che lambisce i territori già calpestati da 13th Floor Elevators, Byrds e Love. Insomma dentro a Beatle Boots, pantaloni a sigaretta e camice aderenti c’è la stoffa vera. Non è da meno il supergruppo toscano guidato dal frontman/batterista Madison Wheeler (ex Pikes In Panic, I Barbieri e Ray Daytona). Ciò che colpisce dei B-BACK è l’accecante caleidoscopio garage-rock, dove la classica sixties song è pervasa da deflagrazioni proto punk. Fire e Jocker and ace sono un clamoroso mix di Electric Prunes e Sonics, con qualche barlume Paisley, che andrebbe somministrato ripetutamente a tutti gli aspiranti musicisti squattrinati che si affacciano nel meraviglioso pianeta garage… ascoltate un cretino!

foto B-BACK cover Viv Prince Experience

Questo pezzo ha inaugurato la mia rubrica “into the garage” su Sonic #1 datato giugno-luglio 2006.

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