Drum’n’Punk analgesico e warholiano

EDIE SEDGWICK Her Love is Real…but She is Not”
(DeSoto)
SUPERSYSTEM Always Never Again”
(Touch & Go)

cover EDIE SEDGWICKC’erano una volta Justin Moyer e i suoi El Guapo: terroristi tecno-punk di scuola dischordiana, con spigliata propensione alla dancehall. Fin qui tutto liscio, o quasi. Alle soglie del nuovo millennio Justin rinasce in Edie Sedgwick (attricetta warholiana morta nel ’71), entra nel luccicoso mondo delle drag queen e decide di tributare le celebrità holliwoodiane dedicando loro maldestre song di deviato drum’n’punk, macchiato di Suicide ubriachi di cedrata Tassoni. Vi pare strano? Per fugare dubbi basta sintonizzarsi sulla fiammata Christian Slater che potrebbe essere partorita dai Naked City sotto vuoto spinto. Oppure farsi trasportare dal groove di Robert Downey Jr. che richiama a gran voce i Beastie Boys epilettici mentre armeggiano con una pianola Bontempi. E ancora, tirar fuori un vecchio ritornello drogato degli Happy Mondays, inserirlo a forza dentro un qualsiasi brano degli Afrika Bambaataa ed ecco servito su un piatto d’argento Arnold Schwarzenegger II. Se ancora non ci credete, pensate a come suonerebbero le Bangles sotto psicofarmaci pesanti e fate partire la settima traccia Michael J. Fox. Per convincervi ci vuole ancora un aiutino e allora ragionate su questa equazione: hardcore + drum’n’bass = Tim Robbins. cover SUPERSYSTEMSi diceva degli El Guapo… per chi non lo sapesse la band di Washington DC ha dovuto cambiare nome a causa di beghe legali, giacché c’era si è accasata su Touch & Go ed ha imbarcato un nuovo batterista. Justin Moyer/Edie Sedgwick (in questo giro Justin Destroyer) sta sempre al suo posto, come al suo posto sta il resto della combriccola che ora si fa chiamare Supersystem. E ‘sto posto non è altro che la business class dell’ipotetica compagnia aerea p-funk, dove risuonano a manetta Kraftwerk, Prince, Talking Heads, new wave spicciola, furibondo hip-hop e frattaglie hardcore. In Defcon sembrano i Cure con un attacco di diarrea fulminante. In 1977 giocano a fare i Malcolm McLaren 30 anni dopo. Dischi del genere possono piacere ad Asia Argento come al più incallito fanzinaro punk’n’roll bergamasco. Ed è questo il bello, a pensarci bene.

Febbricitante e ancora troppo debole per spararmi del sano rock and roll, ho pensato bene di allietare la mia convalescenza con questi due dischi-analgesici, di cui avete appena letto la recensione che uscì su Punkster #8, maggio-giugno 2005.

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