Donne in cerca di guai

cover Paradoxia Lydia LunchAnni fa quel pupazzo di Zucchero cantava di donne in cerca di guai. Lydia Lunch e Nico nei guai ci hanno sguazzato una vita, ma in realtà di loro si sa poco. Ben vengano quindi pubblicazioni che fanno luce sulla vita spericolata di queste due icone del firmamento rock indipendente. In Paradoxia (Leconte, pp. 156, € 15,00) LYDIA LUNCH dà il meglio/peggio di se stessa, sciorinando con disarmante naturalezza una vita fatta di eccessi di ogni genere. Nessun accenno al seminale gruppo no wave Teenage Jesus & The Jerks da lei fondato sul finire dei ’70, così come all’attività poetica e ai mille progetti artistici che l’hanno vista indiscussa protagonista della (sotto)cultura off degli ultimi 30 anni. Il suo Diario di una predatrice, come recita il sottotitolo, è una personalissima galleria degli orrori costruita faticosamente dall’età di 14 anni, quando arriva a New York dopo essere scappata di casa da un padre che abusava di lei. Nel delirio della Grande Mela la ragazzina trova subito un modo per sfangarla: spaccia Black Beauty, Percodane e Quaalude a eroinomani all’ultimo stadio, si prostituisce con vecchi per poi derubarli, partecipa a orgie praticando coprofagia, si fa di qualunque cosa, ruba cibo e vestiti ovunque. In breve diventa la più scaltra borseggiatrice, imbrogliona, spacciatrice e troia della città. Sadismo, pedofilia, ninfomania, non si fa mancare niente: “In verità mi piaceva senz’altro abusare delle donne, ma non più di quanto mi piacesse subire degli abusi…”. Colleziona relazioni pericolose con un cannibale, un alcolizzato irlandese che le fa da pappone e le pianta pure una coltellata in pancia, un invasato di corse in moto con cui vive a Los Angeles cercando in tutti i modi la morte. La musica non cambia nei suoi soggiorni ad Amsterdam, New Orleans, Londra e San Francisco. Autodistruzione e sesso violento, depravazione e riti vudù sono all’ordine del giorno. Fate attenzione: Paradoxia è roba fortissima, in confronto quel vecchio sporcaccione di Bukowski sembra una suora Orsolina.cover Nico - bussando alle porte del buio Dato che lei non può più farlo, essendo morta in un banale incidente in bici nel 1988, ci pensa GABRIELE LUNATI (Nico – Bussando alle porte del buio, Stampa Alternativa, pp. 182, € 13,00) a mettere ordine nella vita di Christa Päffgen, l’algida ragazza tedesca che a soli 17 anni era la più famosa modella di Berlino. Molti conoscono Christa/Nico soltanto per via del matrimonio coi Velvet Underground celebrato da Andy Warhol e scommetto che in pochi sanno quello che ha fatto prima di diventare la musa della Factory. Ha recitato una particina ne La Dolce Vita di Fellini, è stata sotto l’ala protettrice di Bob Dylan, ha collaborato con Serge Gainsbourg e Jimmy Page, nel ’62 ha avuto un figlio da Alain Delon di nome Ari che lei stessa trascinò nell’eroina. Seppur a tratti didascalico Lunati sviscera gli aspetti meno noti di Nico, come il legame sentimentale e artistico con il regista godardiano Philippe Garrel, soprattutto ci fa entrare nei suoi album saturi di tenebrosa tragicità e onirico minimalismo che anticiperanno il genere dark. Insomma, non ci spiattella soltanto la storiella della modella inarrivabile che Bowie immortalò in Heroes poi diventata una tossica di mezza età con la capacità di attrarre su di sé pazzi della peggior specie.

Da Sonic # 3 di ottobre-novembre 2006.

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