L’apocalisse a Venezia

DESTROY ALL GONDOLAS

Laguna di Satana

(MacinaDischi/Sonatine Produzioni/Death Crush Distro/Crampi Records/Shyrec)

Nome del gruppo e cognome – il titolo del disco – sono tutto un programma. I ragazzi veneti (de)cantano gli aspetti più sporchi e paludosi della Serenissima, vampirizzando l’hardcore per piegarlo alle logiche sconclusionate della musica surf stritolata dal thrash e dal noise. Visioni apocalittiche, violenza spasmodica ma anche tanta ironia, a mio avviso, in questo bell’ellepì nero come la pece. Un album che mi fa dire/scrivere “dal tramonto all’alga” per raccontarlo in estrema sintesi da gonzo di provincia quale sono.

I Destroy All Gondolas sono in tre, tutti con significative esperienze musicali alle spalle. Alcune delle precedenti band in cui hanno suonato Enrico, Andrea e Corrado e che ho amato sono Hormonas, John Woo, Gonzales e Il Buio. Per saperne di più ascoltate il disco sulla pagina Bandcamp in free download, leggetevi tutta la loro storia, dall’esperienza Black Flag Revival in poi, e magari se ne trovate una copia compratevi il vinile prodotto da una bella cordata di etichette/distro italiche. Ne vale la pena.

https://macinadischi.bandcamp.com/album/md12-laguna-di-satana

Che fine ha fatto la borghesia?

CRIMINAL PARTY
La Revolution Bourgeoise
(Downbeat & Pink House)

Criminal Party - La Revolution BourgeoiseDa che mondo è mondo i gruppi si prendono e lasciano come amanti impazziti. Non è una novità. I palermitani Criminal Party del tira e molla hanno quasi fatto una cifra stilistica. Dalla metà degli anni ‘80 ad oggi hanno cambiato pelle diverse volte, provando anche a fare il grande salto.
A trent’anni esatti dagli esordi tornano con un album garage rock d’antan che si rifà, per loro stessa ammissione, al punk californiano di fine ’70. Una sorta di concept sull’impoverimento della borgesia “che non riesce più ad avere il ruolo fondamentale nella società moderna, ruolo che ha avuto sin dall’ inizio della cosiddetta era moderna a partire da subito dopo la rivoluzione francese”, come strilla la nota stampa. Un pezzo come Wasted Life, ad esempio, è dedicato “a tutti gli imprenditori, che accerchiati dalle difficoltà economiche hanno deciso di farla finita”.

Rispetto il loro messaggio, ma in tutta sincerità me ne strasbatte il cazzo. A me interessa la musica e su questa vorrei dire due parole. Tanto per iniziare che le voci femminili di Lisjac e Vicky Jam si intrecciano bene dimostrando apprezzabili capacità melodiche (Join Us!, We Hate You) senza mai svaccare. Tuttavia, da uomo grezzo e binario quale sono, ciò che più mi piace è quando spingono sull’acceleratore facendoci entrare nel gorgo di furia iconoclasta che fu di Dianne Chai degli Alley Cats, Jennifer Miro dei Nuns ed Exene Cervenka degli X, ma anche di Pauline Murray dei Penetration e della nostra Lilith degli indimenticati Not Moving.
Regista della faccenda è Fabio Vinciguerra, fondatore del gruppo e autore delle musiche e dei testi, nonché produttore del disco. Le sue chitarre pennellano colorati quadretti ritmici con ghirigori psych e spruzzate fuzz nei punti giusti, giocando bene con i vuoti delle tastiere di Francesco Amato.
Al netto di una produzione che trovo un po’ levigata con le voci troppo in evidenza e dell’originalità che ha residenza altrove, La Revolution Bourgeoise è un buon disco.

DIRTY FENCES… testosterone’n’roll

DirtyFences_

Per età e attitudine preferisco ascoltare musica nel formato fisico, principalmente su vinile. Tuttavia, anche per il lavoretto di recensorino che faccio, utilizzo di frequente le diavolerie tecnologiche: Bandcamp e affini. Me ne servo soprattutto per cercare/ascoltare cose nuove. Un bel giorno di circa due anni fa mi imbatto nel secondo 7” EP di ‘sti Dirty Fences a cui do fiducia anche per l’etichetta di tutto rispetto che ha stampato il piccolo vinile, la Oops Baby Records di Brooklyn.

I tre pezzi del 7” dei quattro debosciati di New York mi colpiscono per l’innata ignoranza che li accompagna al punto di scriverne su Rumore di febbraio 2015. Qualche mese dopo esce il loro secondo album, Full Tramp, sulla benemerita Slovenly. Il full length ha addirittura una promozione italiana, cosa più unica che rara per gruppi del genere, mi arriva a casa il cd-digipack e ne scrivo ancora su Rumore (nel numero di giugno 2015). L’album non è male ma lo trovo molto paraculo e lo metto nero su bianco senza giri di parole.

L’ascolto attento di Full Tramp mi convince sul fatto che un gruppo così vada visto dal vivo, per capire se ci sono o ci fanno. L’occasione mi si presenta martedì 7 giugno al Beaches Brew di Marina di Ravenna. I quattro salgono sul palco-tettoia per primi alle 19:30 che c’è ancora il sole, gente in ciabatte sulla passerella e sportivi fuori tempo intenti a scannarsi a racchettoni poco distanti dal palco. Nella sua brevità e in condizioni ambientali non ottimali, il concerto è perfetto. Rock’n’roll dall’alto tasso di testosterone con dentro della buona melodia agrodolce, non melensa come quella degli Audacity che di lì a poco calcheranno le stesse tavole dell’Hana-Bi.

La mattina dopo al mare incrocio un paio di volte il cantante chitarrista, quello biondino col baffetto e la faccia da pornoattore anni ’70. Si aggira in jeans e t-shirt logora, perso tra i pochi bagnati abbronzati che si godono la tintarella. Pare il tipico redneck dell’Alabama spaesato da quel po’ di fica presente nei paraggi. Sto lì lì per andare a complimentarmi con lui e dirgli che ci rivedremo molto presto ma non lo faccio.

Lo farò domani 13 giugno visto che i newyorkesi suoneranno a Teramo, al quinto appuntamento della Fazenda.

DirtyFences_7_RumoreFebbraio2015_OKDirtyFences_LP_RumoreGiugno2015

Tradire (non) è una novità

I TRADITORI
Novità
(Autoproduzione/Soundido/Macramè)

ITraditori_NovitàA un appassionato di musica il tempo gli scappa via. Ce n’è troppo poco per ascoltare quello che vorrebbe, approfondire scene o gruppi… magari pure distanti dai propri gusti.
A me succede, da sempre, ed è un continuo rincorrere, a perdifiato, musiche di ogni tipo tra i mugugni più o meno rumorosi dei famigliari.
Il “pop” ha un posto marginale nei miei ascolti, ma ce lo ha. E quando mi capita a portata di orecchie del buon pop (rock) italiano mi ci soffermo con piacere.
Come in questo caso.
So nulla de I Traditori. Per scelta non ho voluto informarmi. Mi sono semplicemente limitato a inserire il loro EP autoprodotto di 6 pezzi nel lettore. E l’ho ascoltato più volte.
Il gruppo romagnolo sta da qualche parte tra I Cani e i The Giornalisti (ascoltate la doppietta Parquet e Treno), con un leggero, gradevole velo di malinconia. Mi piace credere che qualcuno di loro ha ascoltato i Kina, o forse i Frontiera: me lo fanno pensare la traccia iniziale C.B. e quella finale Voltarsi in e45, emozionali ed emozionanti sin dagli accordi di chitarra iniziali. E a proposito di sei corde, non sono affatto male la chitarra westernata di Parquet e le derive hard di Cosa scegli. Mi piacciono pure i testi e chi dà loro voce, mai sopra le righe e neanche troppo sotto.

Volendo potete ascoltare il dischetto in streaming e/o scaricarlo gratuitamente sulla pagina Bandcamp del gruppo: http://itraditori.bandcamp.com/releases

LE CAPRE A SONAGLI

LeCapreASonagli_blog
Della serie “psichedelia freak e cubismo lo-fi per muratori bergamaschi innamorati di Syd Barrett

Cosa succederebbe se Les Claypool e Antonio Rezza andassero in vacanza assieme? E se Butthole Surfers e Violent Femmes facessero una jam a casa di Appino degli Zen Circus? La risposta al primo interrogativo ce la dà Tre e 37, al secondo Serpente nello stivale.
“Il celeberrimo corto di Rezza Hai mangiato? accorda comicità e grottesco in una forma estetica che può ben raccontare il nostro approccio in fase di scrittura. Siamo molto contenti che Tre e 37 abbia partorito un’immagine tanto bizzarra quanto interessante (Claypool a cena con Rezza) è proprio questo l’intento de Il Fauno. La casa è di Appino ma lui non c’è, vero? A parte le battute, sì l’approccio che accomuna gli artisti citati, l’irriverenza della loro musica, potrebbe essere una lente attraverso cui guardare Serpente nello stivale.”
E sono solo 2 dei 14 pezzi del nuovo album di Le Capre a Sonagli, ex Mercuryo Cromo. Un concept circense, freak, psichedelico e cubista, diviso in quattro tempi. Roba sporca, lisergica, lo-fi, con voci ovattate come nel delirio noise Goo Porcaputtana e strumenti desueti tipo il flautino Lakota in Piccolo di Joe Koala. Un disco personale e intelligente che, peraltro, è anche la colonna sonora di un film d’animazione:
“Teniamo a specificare ‘anche’ visto che Il Fauno è prima di tutto un disco musicale. Durante la fase creativa immaginiamo luoghi, personaggi, situazioni. Abbiamo pensato che un cartoon avrebbe potuto raccontare bene il nostro immaginario e che sarebbe stato divertente lavorarci sopra, ma ci sbagliavamo: ora ci troviamo con un carico di lavoro che ci terrà occupati fino a marzo, quando il mediometraggio sarà completo.”

LeCapreASonagli_IlFauno

Di solito vado cianciando di immondizia garage-punk-weird-lo-fi. Ma se mi capita a portata di orecchie un disco “diverso” interessante ne scrivo con piacere. Il breve pezzo-intervista sopra, in forma leggermente più sintetica, è stato pubblicato nella sezione “Futura” di RUMORE di luglio-agosto 2015.