Cani cantanti, etichette primitive e babbi natale appesi ai balconi

Come tutte le piccole Regioni di frontiera, a cavallo tra sud e nord, il nostro Abruzzo (forte e gentile, paesani… non scordiamolo!) è sempre stato in balia delle mode musicali alternative. Lasciando da parte i generi “strutturati” tipo metal e hardcore o realtà oramai ben definite (alcuni promoter, etichette e gruppi storici), per il resto sembra di essere sempre in equilibrio precario su un Tagadà, vale a dire sballottati da una sponda all’altra e risucchiati dal genere che tira. Con tutto il rispetto che posso avere per giovani rocker che ci danno dentro su un palco, è mai possibile che siamo più conosciuti per le cover band di Franz Ferdinand e Strokes piuttosto che per gruppi di base con un repertorio originale? Ciò dovrebbe farci pensare, a tutti i livelli: appassionati, scribacchini, musicisti, promoter, gestori di locali. Poi, magari, organizzare un incontro, inginocchiarci in circolo e frustarci vicendevolmente fino a procurarci piaghe sulla schiena. In attesa di sapere data e luogo di questa penitenza collet(alterna)tiva, sarebbe opportuno andare a scovare quei gruppi e gruppetti che se ne infischiano delle mode del momento e vanno avanti a testa bassa senza fare compromessi con la propria anima. Per esempio approfondire la conoscenza di Alessio Cretoni e dei suoi Singing Dogs, band di “punk” molto virgolettato, dotata di arrembante furia iconoclasta targata ’77 a mollo in una pozzanghera di bassa fedeltà, mentre un temporale bluesy rende l’acqua ancor più torbida.

 

Alessio - Singing Dogs

Incontro Alessio a casa sua, ad Alba Adriatica, durante un pomeriggio pre-natalizio infestato da luminarie di cattivo gusto ed una pletora di orribili babbi natale appesi ai balconi. Fuori fa un freddo che squarcia le nocche delle mani, dentro un caldo simil africano rende paonazzi all’istante. In sala noto una specie di volta rivestita di legno tipo baita di montagna. Strano. E pensare che siamo a meno di cento metri dal mare! Nonostante conosca Alessio da un po’, non ho la più pallida idea di quanti anni abbia e di come sia rimasto invischiato nelle pieghe più nascoste del punk’n’roll. “Ho 31 anni, ma puoi scrivere 22 che fa più giovane!” Le mie gote infuocate si gonfiano dal ridere. “Da adolescente ho iniziato ad ascoltare i Sex Pistols che mi hanno fatto scoprire certi suoni per la prima volta, cambiandomi la vita… da lì sono passato a Ramones, Clash, insomma ai classici gruppi punk… poi, durante i pomeriggi passati a casa di Gabriele (il boss della Goodbye Boozy Recs, ndi) ho scoperto i Rip Offs, i Mummies di cui conservo gelosamente i singoli. Parliamo di 10 anni fa quando ancora non si usavano le e-mail e si aspettavano le lettere cartacee, i pezzi di carta… per dire, quando è uscito il nostro primo 7”, la Ken Rock m’ha mandato una lettera scritta sul retro copertina di un disco dei Take That: sui volti della boy band c’erano disegnati i baffetti alla Hitler.

Trovandoci ad uno sputo dal negozio di dischi Erre Disco Effe, che per il sottoscritto ha rappresentato nella seconda metà degli ‘80 la prima educazione musicale, chiedo se anche Alessio si è fatto le ossa in quel meraviglioso punto di ritrovo del rock obliquo. “Ero troppo piccolo allora… quando ho iniziato a frequentare il negozio Rino (uno dei commessi con più cultura musicale del pianeta, ndi) se ne era già andato, ma ho respirato un po’ quella aria tra cugini, fratelli e amici più grandi appassionati della scena dark tipo Joy Division e Throbbing Gristle. Tuttavia mi sono fatto le ossa più a Giulianova dove c’erano dei ragazzi con i miei stessi gusti. Nei primi anni ’90 ho formato un gruppo assieme a Luigi dei Transex, che cantava in italiano, ci chiamavamo Marzapunk. Poi a metà anni ‘90 ci sono stati i Creptones, due chitarre e una ragazza di Alba alla batteria, eravamo totalmente incapaci di suonare.

I Singing Dogs sono nati nel 2000 e le cose si sono fatte un po’ più serie, solo un po’ in verità. Prima che scoppiasse a livello planetario la moda dei duo, trainata dai White Stripes, nella profondissima provincia dell’impero due ragazzi come tanti stavano precorrendo i tempi senza saperlo, almeno in Italia. “Il nome lo abbiamo preso dai New Bomb Turks che, all’uscita del loro primo disco “!!Destroy-Oh-Boy!!”, si definirono appunto Singing Dogs… quella definizione mi piacque subito… abbiamo iniziato come duo, ispirandoci soprattutto agli Oblivians e ai gruppi della Rip Off Records come The Statics. Ai tempi non conoscevo neanche i Bassholes (immenso duo americano che ha influenzato i White Stripes, ndi), la scelta di rimanere in due è stata una necessità non una scelta, chiunque provavamo non andava bene.

 

Singing Dogs

Chiudersi in un garage a rigirare come un calzino cinquant’anni di r’n’r ha dato i suoi frutti. Evidentemente, seppur sgualcita all’inverosimile, la stoffa c’era. In meno di due anni i Singing Dogs hanno pubblicato quattro 45 giri per le migliori etichette di genere europee.Registrammo il primo demo con otto pezzi, quattro sono andati a finire sul singolo della svedese Ken Rock… ero felicissimo, quasi da non crederci. Come ti dicevo prima, comunicavamo ancora tramite lettera quindi i tempi sono stati più lunghi di ora che con internet e myspace è tutto più immediato. Dopo circa un mese dall’uscita del singolo mi chiamò il tipo dell’etichetta tedesca P.Trash che era interessato a farci un singolo. Gli altri 4 pezzi del demo sono finiti appunto sul nostro secondo singolo edito dalla label tedesca. Poi è stata una catena… mi ha contattato la Lo-Fi Records su cui è uscito il nostro terzo singolo e poi il nostro quarto e ultimo singolo ancora con la P.Trash. Gli ultimi due 7 pollici li abbiamo fatti come trio, perché nel frattempo avevamo trovato un bassista. Pensa che la P.Trash voleva farci fare un LP però all’epoca non avevamo i pezzi pronti, il bassista era uscito dalla band e così via. I nuovi pezzi registrati non ci soddisfacevano perché gli studi di registrazione quaggiù tendono a fare cose troppo professionali, che non servono specialmente per un gruppo come il nostro.

Nel 2004, proprio nel momento più favorevole, i Singing Dogs sono andati in stand by. E ciò la dice lunga sull’attitudine del gruppo. “Dopo l’ultimo singolo abbiamo provato con un altro chitarrista… addirittura il batterista, Gabriele, s’è messo al basso e abbiamo inserito un nuovo batterista ma non è andata… è un fatto di attitudine, se si perde lo spirito iniziale non ti obbliga nessuno a continuare: questi sono stati i motivi dello stop. Da un po’ abbiamo ripreso io e Gabriele dicendo “vaffanculo”, abbiamo iniziato in due e così possiamo continuare. Come all’inizio è una necessità non una scelta. Faccio per dire: se trovassimo una ragazza che viene a cantare, lascerei senz’altro il microfono a lei, oppure una bassista, magari! A fine novembre abbiamo suonato a Bologna, il primo febbraio suoneremo all’Orange di Pescara, insomma siamo di nuovo attivi a tutti gli effetti. Non abbiamo intenzione di registrare nuovo materiale a breve, adesso ci interessa provare e suonare il più possibile.

La rinascita dei Cani Cantanti è coincisa con la creazione dell’etichetta discografica Primitive Records, a dimostrazione che quando si vende l’anima ad un diavolo vestito di pelle nera e col ghigno di Screamin’ Jay Hawkins stampato in faccia, è alquanto difficile riaverla indietro. AA.VV. Sick of Being SickIl primo e finora unico parto discografico griffato Primitive è il long playing “Sick of Being Sick”, album in rigoroso vinile che raccoglie il meglio/peggio del trash-garage-punk-rock and roll italico. “L’etichetta l’ho messa su assieme ad un mio amico di Giulianova che lavora e vive a Bologna. Io avevo ripreso a suonare, lui per un periodo è tornato quaggiù, ci siamo rincontrati e, non avendo nulla da fare, c’è venuta in mente questa pazzia. L’idea è quella delle autoproduzioni di primi anni ’80, delle compilation Killed By Death, di dare voce alla Blank Generation (chi bazzica il punk capirà!, ndi). Nella gestione ci siamo divisi i compiti: io mi occupo più della distribuzione, lui dei suoni e della parte legale… volevamo semplicemente fare una cosa che parlasse di noi, non ci interessava un’etichetta classica, tant’è che i distributori ci stanno chiedendo quali saranno le prossime uscite ma noi non sappiamo se e quando uscirà il secondo volume. Oltre che nei Singing Dogs suono anche negli Yobs e nei Gang of Saints, band nate e morte in brevissimo tempo… ci sono molti gruppi dell’area bolognese come Tunas, Signorine Taytituc, Jack & The Themselves perché il mio socio ha contatti lassù. Per il resto abbiamo semplicemente scelto i gruppi che ci piacciono, senza criteri particolari, prediligendo chi aveva fatto poco o era ingiustamente poco considerato, ad ogni band abbiamo chiesto due pezzi inediti proprio per avere un margine di scelta… i miei preferiti sono Tunas, Movie Star Junkies e il folle one man band veneto Wasted Pido.

Nel 2007, in occasione del trentennale del punk, sono uscite nel Belpaese un altro paio di compilation a tema. Dischi certamente validi, ma su cui incombe l’ombra del grande fratello marketing. Non è il caso di “Sick of Being Sick” che, a ben vedere, si chiude proprio con un pezzo dell’ospite Sonny Vincent: un vero eroe del punk americano degli anni ’70 che ha collaborato con membri di Velvet Underground, Stooges, Sonic Youth, Damned, Television e pochi anni fa, si è tolto lo sfizio di incidere un disco con un tal Jimmy Page. “Che la compilation sia uscita a 30 anni dalla nascita del punk è solo una coincidenza, non c’è stato nulla di studiato. Soltanto sul titolo abbiamo ragionato un po’, “Nauseato di essere nauseato” riflette la realtà nella quale viviamo, volevamo dare risalto a gruppi validi che si disinteressano totalmente del commercio e del consenso a tutti i costi… Sonny Vincent ne è un esempio, lo abbiamo sempre stimato così abbiamo provato a contattarlo tramite myspace: lui è un grande, nell’arco di una settimana ci ha mandato due pezzi e un pacco di sue vecchie foto, mentre alcuni gruppi italiani se la sono tirata… pazzesco!

La chiacchierata volge al termine. Mi abbottono l’Eskimo fin sotto al mento nella speranza di non ritrovare due pinguini appollaiati nella mia vecchia Toyota e chiedo ad Alessio come si sta nella nicchia della nicchia, per di più in un posto di provincia come questo. La sua lapidaria risposta la sottoscrivo in pieno, alla faccia di tutti gli pseudo artisti locali che ritengono frustrante per la loro (presunta) attività culturale vivere nella terra del parrozzo e degli arrosticini. “Si sta bene… la vivo come una cosa positiva perché, non avendo tutti ‘sti gran svaghi, ti puoi concentrare sulle tue cose senza problemi. E poi i Singing Dogs così come l’etichetta sono nati e vanno avanti per puro piacere, non sono le priorità delle nostre vite. A noi ha spinto la noia, e va bene così.

Intervista pubblicata sulla rivista abruzzese Mente Locale #6, gennaio 2008.

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