BLASTED CANYONS

BLASTED CANYONS
(Castle Face)

cover Blasted CanyonsMatt Jones (Master Slash Slave, Jonesin’) e Heather Fedewa (Bare Wires, Hunx and His Punx, Wax Idols), come tra parentesi, non sono due pischelli e a dar loro manforte c’è il polistrumentista Adam Finken. I tre shakerano un bibitone di mattarie (pop)arty e frustate post-punk, slanci psichedelici e arroganza garage r’n’r: roba doc per la label di John Dwyer degli Oh Sees. La voce tenebrosa e schizzata di Jones è molto inglese nella doppietta strappapplausi The Man in QuestionI Know a Dude e nel numero alla Joy Division in modalità psyco-noise Fries Yr Eyes. Gli interventi vocali della Fedewa trasportano nella dimensione del sogno umido e poi c’è quel synth che fa ottenebrare la mente. Senza dimenticare che dietro al mixer si alterna gente di Frisco del giro di Oh Sees e Ty Segall. Insomma, bastano poco meno di 25 minuti perché questo album si imponga come uno dei migliori esordi “weird garage” dell’anno. Segnatevi il nome Blasted Canyons ché di questi cavernicoli postmoderni (ri)sentiremo parlare molto presto.

Il disco omonimo dei Blasted Canyons non è soltanto uno dei migliori esordi “weird garage” dell’anno, come scrivo nel finale della recensione pubblicata su RUMORE #236 di novembre 2011, ma uno dei miei dischi preferiti del 2011 in assoluto.

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