Benvenuti in Paradiso

Vittorio Bongiorno “In Paradiso”La lettura di In Paradiso (DeriveApprodi, pp. 233, € 10,32) mi ha subito fatto riflettere sul perché una Isabella Santacroce vende un fottio di libri e viene immortalata in pose plasticherotiche su giornali patinati e scrittori come Vittorio Bongiorno non se li incula praticamente nessuno. Strano destino, non c’è che dire. Roba di marketing presumibilmente. Una giovane scrittrice belloccia e trasgressiva quanto basta con addosso quei suoi tutini in latex, può rappresentare un buon affare. Se invece uno viene dalla Sicilia e si muove tra ambientazioni alla McInerney e atmosfere alla Bret Easton Ellis è più difficile spingerlo editorialmente, questo è pacifico. Ma passiamo oltre: il protagonista del romanzo di Bongiorno ha vent’anni, non ha nome, arriva da una non meglio precisata località del sud e spaccia droghe chimiche in una Torino frigida e dai contorni sbiaditi. È un Pusher Ameba (come ama definirsi lui stesso) con un carciofo in testa alla Elvis, una boccetta di Vasopressina sempre a portata di mano e una clientela fedele di cui è amico, confidente… una specie di assistente sociale, insomma. Accelerato come le sostanze che vende, preferisce raggiungere i suoi clienti in taxi e non si stacca un attimo dall’ultimo modello di beeper che si porta dietro per soddisfare velocemente le richieste che gli arrivano. Fa un lavoro sporco. Gli tocca sopportare gente di tutti i tipi che reclama la sua bella porzione di gioia artificiale: troie dell’est avvezze a giochetti lesbico-sadomaso; vecchi attori francesi obesi e culattoni; ricche signore ninfomani dalle grandi tette; quattordicenni con problemi psichiatrici; energumeni che controllano le entrate nei locali à la pagè e giovani scrittori viziati che si credono immortali, ne sono solo alcuni esempi. Detto questo, In Paradiso potrebbe sembrare il solito libro un po’ modaiolo che cavalca i gusti dei gggiovani ammiccando loro con storie di sballo e di sesso più o meno estremo. Ma non è così. Il trentenne autore palermitano ha stoffa da vendere, una spanna sopra molti suoi coetanei che presenziano alle manifestazioni letterarie che contano. Possiede quella dote sempre più rara tra gli scrivani, che si chiama Ritmo (e non mi riferisco alla storica automobile della Fiat). E lo sa dosare questo Ritmo come un bravo dj, di quelli che c’hanno talento e conoscono il mestiere. Che non ti sparano tutte le hit una dietro l’altra, ma sanno quando è il momento di abbassare la tensione, lasciando che l’ascoltatore venga trasportato senza grossi sussulti. In questa direzione si muove la scelta di strutturare il libro in brevi capitoli scattanti ed autosufficienti e di avvalersi di una colonna sonora che passa dagli Autechre a Nick Cave, da Aphex Twin ai Pixies senza quasi che ce ne accorgiamo. Bongiorno poi, è sapiente nell’inserire atmosfere noir con un paio di morti ammazzati qua e là, quel tocco d’amore che non guasta mai per una misteriosa ragazza chiamata J ed il tormentone per questo idolatrato genio della musica (l’OCM) che solo alla fine si rivelerà un emerito coglione. L’ultima nota di merito dell’autore va al capitolo dove “un giovane scrittore con il suo mal di testa, una volta, ha salvato accidentalmente il mondo”. Favoloso! Finalmente c’è qualcuno ancora dotato di autoironia che si permette il lusso di prendere per il culo la propria categoria in maniera geniale e esilarante.

Proprio ieri sera si parlava amabilmente di editoria indipendente e farfallona, l’unica che ho praticato e che continuo a praticare perché mi diverto… fuori pioveva che gesù cristo la mandava… dentro faceva un caldo che non ve lo dico per niente… e a un certo punto è spuntato fuori Mood… lì sopra ci scrissi questa recensione… precisamente sul numero 9… 2001 o giù di lì… nel frattempo Vittorio Bongiorno ha scritto per Rizzoli un altro libro dal titolo Il bravo figlio… non l’ho ancora letto, ma mi incuriosisce… prima o poi lo leggerò, forse… intanto sono stato sul suo blog… bello… eccolo

Condividi sui social network