Avant! popolo post-punk

Dopo alcuni anni di semi oscurantismo il post punk è tornato a far battere anche il cuoricino dei giovani alternativi italiani. Ne sa qualcosa un ragazzo di Como che nella sua stanza di studente fuorisede bolognese ha messo su la Avant! Records armato soltanto di una linea adsl, del santino di Simon Reynolds nel portafoglio e dell’intera discografia dei Fall. Un pizzico della genialità di Mark E. Smith si può infatti rintracciare nei suoi HIS ELECTRO BLUE VOICE che inaugurano il catalogo dell’etichetta in uno split con i francesi NUIT NOIRE. Avessimo ascoltato Call sul finire degli ’80 ci saremmo ritrovati gli HEBV sulla copertina di Rockerilla e li avremmo osannati come dei Telescopes de noantri. Davvero bravi. D’altronde l’esordio sulla S-S Records non è stata una casualità, così come il nuovo 7” sulla già cult label newyorkese Sacred Bones con Duuug e Fury Eyes (entrambe sotto i 3 minuti) che issano lo sdrucito vessillo della wave dark, trasfigurando in chiave moderna e no-fi il respiro affannoso di Joy Division e Chrome. Tornando allo split, i transalpini Nuit Noire tengono fede al nome assalendoci con la lugubre tarantella strumentale Opening The Portal. Va meglio con il numero post dark Faerie Punk, ma la registrazione “why-fi” è un po’ troppo anche per chi è abituato a farsi il bidet nella pozzanghera della bassa fedeltà.
A tirarci su dal principio d’abbiocco ci pensano i BLACK BUG, indemoniato duo svedese con riottosa voce femminile che in I Don’t Like You fa vedere i sorci verdi al 90% delle punk band odierne devote al verbo Killed by Death. E lo fa utilizzando in modo a dir poco criminale un sintetizzatore, strumento raramente così caldo, sporco, vivo. Gran bella botta, seppur di tutt’altra portata, You A Grave che ha tutte le carte in regola per far sfracelli nei dancefloor tossici dove non è raro incontrare qualcuno con la t-shirt dei Suicide.
Tocca a quattro improbabili messicani chiudere il primo trittico di uscite marchiate Avant!. A vederli in foto nessuno gli darebbe un centesimo perché sembrano proprio degli immigrati clandestini chicani usciti dal film Fast Food Nation. Invece i LOS LLAMARADA spaccano un bel numero di culi con la loro straniante mistura di psichedelia, avant garage e kraut rock in salsa post punk che esplode in Again The Day. In più la tastierina fuori fase di The Last Time disegna trame blues solo in apparenza banali. Stesso identico discorso per il singhiozzo soffocato e noise di The Blanket Escape. Da tenere d’occhio.

Codesto pezzo è stato pubblicato su Rumore #205 di febbraio 2009.

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