Amelie Tritesse: a Napoli e Avellino andata e ritorno

Di questi tempi fare due concerti affilati fuori regione, soprattutto per un piccolo gruppo come il nostro senza agenzie e cazzi vari alle spalle, è una mezza impresa. E infatti la nostra “eccitazione” era palpabile sin da quando siamo saliti sulla Fiat Idea di Stefano. Poi suonare in città come Napoli e Avellino è una soddisfazione doppia. Alla fine della fiera è andato tutto bene, anche meglio del previsto. Ci siamo divertiti molto in entrambi i posti. Al Perditempo di Napoli abbiamo spinto un po’ di più mentre al Godot Art Bistrot di Avellino, per la tipologia del locale, siamo andati più sul morbido. Ma l’importante non è questo. La cosa migliore della trasferta è stata l’ospitalità, quasi commovente.

Amelie Tritesse_Avellino

Luca e Nina del Godot ci hanno trattati coi guanti, ospitandoci nella loro casa stipata di libri e dischi e sfamandoci alla grande sia la sera del concerto che il giorno dopo a pranzo. Auguro loro di cuore di passarsela bene perché hanno messo su un gran bel localino dove si respira cultura e tranquillità, un posto elegante, ricercato e familiare allo stesso tempo. La serata di Avellino è finita pure con una gustosa session con il nostro grande amico Giulio dei Funny Dunny al basso e Mariano Festa al violino. Di più non si poteva proprio chiedere.
Altrettanto grande è stata l’ospitalità riservataci a Napoli da Alfonso che è un ragazzo per bene e dal sorriso contagioso. La sera nel locale, a casa dei suoi genitori e il giorno dopo ci ha fatto sentire come fossimo a casa nostra.

Amelie Tritesse e Alfonso

Il Perditempo è un piccolo paradiso di cultura e libertà assoluta: musica, bar, vendita di dischi in vinile e cd, joint e libreria di qualità al piano di sopra. Talmente perfetto da sembrare una utopia. Alfonso gestisce anche la piccola casa editrice Magmata e mi ha fatto dono di due belle pubblicazioni che ho divorato in pochissimo tempo. cover La saittellaFull Time Blues – un diario-cronaca degli anni ’70 di Antonio Festival è, come suggerisce il sottotitolo, un lungo racconto della Napoli controculturale e dei movimenti negli anni di piombo e di eroina. Una testimonianza diretta e appassionata, forse solo un po’ prolissa. La saittella – strategie di sopravvivenza in territorio amico, a firma –ma è davvero un gran bel libro che mi sento di consigliare. Un “romanzo” (c)orale degli ultimi, dei miserabili, dei malamente, dei poveracci che si ingegnano come possono per tirare a campare. Dieci “racconti di vita” che nascondono un’umanità sorprendente. Il rispettabilissimo Emilio Quadrelli ha tirato giù una prefazione lunghissima (con addirittura 20 note a margine) invero anche abbastanza pesante. Detto questo concordo con lui quando scrive “la spaventevole bellezza di queste storie è tale che ogni commento diventa inappropriato e fuori luogo”, appunto.

Condividi sui social network