Jim esce dal campo di basket

Fare da intermediario per le droghe a Jim Carroll è come comprare un regalo di Natale a Santa Claus. Robert Fitzgerald

F.T. SANDMAN
Jim Carroll – punk ribelle poeta
(Chinaski, pp. 240, € 13,00)

cover libro Jim CarrollStrana gente noi italiani. Deteniamo il Guinness World Record per la porchetta più lunga del mondo, il salto più alto in mare su una bicicletta, l’estrazione del maggior numero di conigli da un cilindro e potrei andare avanti all’infinito. A questi primati se ne aggiunge un altro di cui andare senz’altro più fieri, ovvero la prima biografia a uscire nel mondo su Jim Carroll firmata in maniera esotica F.T. Sandman, che poi sta per Federico Traversa.
Per tutte le 240 pagine il giovane (classe ’75) ma già esperto scrittore/saggista genovese compie un atto d’amore per colui che, come recita il sottotitolo, è stato un punk, un ribelle e un poeta: il più grande della sua generazione sommando le tre “specialità”. Un atto d’amore rispettoso, quasi in punta di piedi, da cui immagino derivi la scelta di lasciare più spazio alle interviste e ai ricordi degli amici di Carroll che alla narrazione diretta.
Forse una maggiore presenza dell’autore avrebbe dato ancor più pregio al volume che, tuttavia, si lascia leggere con gran piacere. Soprattutto perché, tra una testimonianza e l’altra, esce fuori bene la storia di questo artista segaligno, dalla bellezza angelica, cresciuto nel Lower East Side di New York che inizia a farsi di eroina a 13 anni e fino ai 16 “conduce una tripla vita: promettente giocatore di basket, poeta in erba e tossico prostituto.” Dal primo libretto autoprodotto di poesie all’età di 16 anni ai lavoretti alla Factory di Warhol; dalla relazione con Patti Smith alla candidatura al Pulitzer per la sua terza raccolta di poesie Living At The Movies, dal buen retiro californiano alla folgorazione per il punk che lo spinse a formare la Jim Carroll Band con cui ebbe un buon successo, fino al raggiungimento della fama internazionale con la pubblicazione dei famosi Basketball Diaries.
Una figura enigmatica e dalla personalità quasi bipolare quella di Jim Carroll, da una parte generoso, riservato e signorile, dall’altra tossico, scippatore e prostituto. Un artista con i piedi dentro tante scarpe, che diede il massimo tra i ’70 e gli ’80, riuscendo a tornare a galla nei ’90 a seguito della trasposizione cinematografica – forte dell’intensa interpretazione di Leonardo Di Caprio – del suo unico libro in prosa, ma anche per le pregevoli collaborazioni poetico-musicali con l’amico di sempre Lou Reed, la scena di Seattle (Truly e Pearl Jam) i Rancid e persino i “nuovi” Doors di quel furbastro di Ray Manzarek.
Da tempo impegnato nella stesura del suo primo vero romanzo, agli inizi degli anni 00, Jim Carroll torna addirittura al rock con un EP sulla cool label Kill Rock Star. In realtà si rivelerà una toccata e fuga, tuttavia continua di buona lena a tenere reading poetici in giro per il mondo fino al 2004 quando le condizioni di salute si aggravano a causa di una brutta polmonite a cui segue la sindrome da malassorbimento, una patologia che rende incapaci di assorbire nutrimento dal cibo. Da qui in poi Jim Carroll si dedicherà solo a terminare questo benedetto romanzo intitolato The Peetting Zoo (che pare vedrà finalmente la luce a novembre del 2010). Sempre più malato, povero, solo, con la barba lunga per cercare di coprire il viso oramai scheletrico, muore per attacco cardiaco l’11 settembre 2009 in un anonimo appartamento di Inwood, nello stesso stabile dove era nato 60 anni prima.

Recensione pubblicata in forma più smilza e leggermente diversa su RUMORE di giugno 2010.

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