Viva i papattoni dell’indie rock

Pare sia diventato sconveniente tirar fuori l’etichetta indie rock in una conversazione, metterla nero su bianco in un articolo, addirittura avere la sfrontatezza di scriverla in un post di Facebook.

Il prefisso indie è bandito. I talebani del garage punk lo detestano, così come i machi del r’n’r e i nuovi santoni della psichedelia krauta e/o occulta. I critici musicali dei quotidiani lo ritengono sorpassato ché oggi – che fa scherzi – non esistono più differenze tra Calcutta e Marco Mengoni. I più incarogniti sono gli ascoltatori-professori, quelli sempre sul pezzo che di cognome fanno Spotify, quelli che dettano i trend (o vorrebbero farlo) sui social, che la menano sul fatto che il rock non è più la priorità dei giovani e bla bla bla.

China Gate "Hunca Munca"

Per come la vedo io possono bellamente andare a fare in culo tutti quanti. A me l’indie rock piace ancora tanto, forse oggi più di ieri. E oggi più di ieri penso ce ne sia bisogno, magari mischiato con dell’altro. Replacements, Pastels, Guided by Voices, Pixies, Shudder to Think, Wedding Present, ma anche fIREHOSE e Hüsker Dü: questo è l’indie rock che segu(iv)o e che mi ha fatto crescere. Mi piaceva e mi piace il diy, l’idea di musica storta, di musicisti dinoccolati ma melodici, asciutti ma zuccherosi, punk ma anche pop, distanti ma anche molto empatici, fuori forma eppure in salute, avulsi dalla moda ma a loro modo stilosi. Parlando dell’oggi Mac DeMarco, Cloud Nothings, Mikal Cronin, Ariel Pink, Parquet Courts, Car Seat Headrest, Wavves, giusto per fare dei nomi.

Ecco perché ho avuto un sussulto quando mi sono imbattuto nel video di Whether You’re Coming or Not dei CHINA GATE – nome scelto in omaggio a Sun Ra – quattro ventenni comuni, pure troppo comuni, che si sono conosciuti all’Università di Memphis.

L’anima è il cantante e chitarrista ritmico Tiger Adams, un tipo introverso, grassottello, fan di Big Star, Elliott Smith e Magic Kids, che scrive tutti i pezzi del gruppo nella sua cameretta da studente fuorisede. Esteticamente Tiger mi fa impazzire: è il tipico papattone, totalmente uncool, vestito come un assicuratore boyscout. Un’altra cosa che mi fa impazzire e che pare siano i Diarrhea Planet il gruppo più grande per cui i nostri hanno aperto.

Nel video live sotto, sempre alle prese con il pezzone Whether You’re Coming or Not, i ragazzi si mostrano in tutta la loro splendida e contagiosa normalità. Di Tiger Adams ho già detto. Alle 4 corde Conner Booth che sembra un bassista di liscio con cappellino e capigliatura improbabili, in preda a tic nervosi. Alla chitarra solista – una splendida Mondial Deluxe Italia – Walt Phelan, shoegazer fuori tempo massimo col fisico di una tavola da stiro. Alla batteria un tipo che non so chi sia che al minuto e 18 inizia a picchiare come un dannato.

I ventenni di Memphis hanno all’attivo l’album Hunca Munca, nome di un topino scovato in un libro per bambini, pubblicato nel 2015 su cassetta e su cd in edizione limitata dalla piccola Pizza Tape Records di Nashville che il 19 maggio darà alle stampe il nuovo EP intitolato Good Grief.

Quattro pezzi di Hunca Munca potete ascoltarli qui, volendo: https://chinagate.bandcamp.com/

Lo strano classic rock degli Sheer Mag

Sheer Mag
La comparsa sulle scene degli Sheer Mag la equiparerei a un mezzo miracolo. Forse esagero ma per me è stato così. Non saprei come altro definire un gruppo dedito fondamentalmente al classic rock – genere che detesto – ma con una spiccata attitudine garage punk diy, (ci)piglio indie, caramellosità power pop e una cantante esplosiva come Tina Halladay: praticamente una Cindy Lauper con la cassa toracica di Aretha Franklin, o viceversa.
Dietro di lei i fratelli Hart e Kyle Seely, basso e chitarra solista, Matt Palmer alla chitarra ritmica e l’ultimo arrivato Ian Dykstra alla batteria. I quattro componenti originari si sono conosciuti al Purchase College di New York. Al tempo Hart e Kyle suonavano nei Sirs mentre Matt nei Weird Korea, due gruppi di area post punk e hardcore che giravano spesso assieme. Tina cantava invece negli Shakes, una sorta di turbo Motown band votata a un soul punk niente male: potete ascoltare il loro unico 7” del 2012 qui.

Gli Sheer Mag li ho scoperti nell’ottobre del 2014 dopo uno dei miei soliti giri in rete. Mi hanno flashato subito, che vi devo dire. Appena ho ascoltato i pezzi del primo 7” EP omonimo ne ho scritto su Rumore appioppandogli un 8 tondo tondo. Eccovi la breve recensione pubblicata sul numero di dicembre 2014.
Portare il power-pop verso altri lidi è una scommessa difficile, quindi vale doppio quanto fatto dalla band di Philadelphia che stende i nervi senza mai perdere in melodia, senza mostrare inutilmente i muscoli o svicolare nel noise. Eccellente il lavoro della chitarra che procede per strappi e riff a mo’ di mini assoli bluesy. I 4 pezzi dell’EP ci dicono che potrebbe essere nata una nuova grande stella: nel senso di Big Star.”

Evidentemente tanto sciocco non sono visto che il gruppo di Filadelfia dopo quel primo EP ha iniziato rapidamente a far breccia nei cuori di migliaia di persone, calcando i palchi di festival importanti come Coachella, SXSW e Primavera Sound, nonché guadagnandosi le attenzioni di Rolling Stone che all’inizio del 2015 li ha inseriti tra le band da tenere d’occhio. E il tutto senza sputtanarsi, attenzione.

Sheer Mag - 7" EP

Nelle recensione del primo EP tiravo fuori i Big Star anche per l’allettante gioco di parole, non lo nego. Oggi per sbrigare la pratica comparativa, ineludibile per noi scribacchini musicali, compro una consonante, la T, e dico Thin Lizzy e Television: pur sapendo che il gruppo preferito di Kyle, il compositore principale degli Sheer Mag, sono i fottuti Fleetwood Mac. In più sottoscrivo parola per parola questa frase che ho letto da qualche parte sul web: “Le loro canzoni trasudano la beatitudine del power pop e la ribellione del punk”.
Ineccepibile anche la scelta di pubblicare un 7” EP di quattro pezzi l’anno, praticamente autoprodotto con il marchio Wilsuns Recording Company e una grafica di copertina simil seriale curata dalla band stessa. Così come starsene in disparte ed evitare di ciarlare sui social, alimentando così l’alone di mistero che sta alla base del rock and roll.

Sheer Mag - Compilation LPLe 12 canzoni dei tre EP pubblicati nel 2014, 2015 e 2016 sono state rimasterizzate e da poco raccolte su un bel vinile 12” che non aggiunge nulla ma accresce il mito della band di Philly. Neanch’io aggiungerò qualcosa sui pezzi. Mi preme solo dirvi che i riff di Fan The Flames, la hit dal secondo EP, li vedrei perfetti per i titoli di coda del remake del telefilm Il mio amico Arnold.
Il punto è che trovo la portentosa Tina Halladay e i ragazzi che smazzano rock senza tempo nelle retrovie inafferrabili, ecco. La loro musica è la rivincita dei gregari, la calma apparente del secondo portiere: do you know Renato Copparoni? Perennemente in panca ma con una laurea in tasca. Quindi ha vinto lui. Anche se noi non lo sapevamo e schifavamo la sua figurina Panini.

Degli Sheer Mag invece sappiamo tutto, o meglio sappiamo quel poco che c’è da sapere. Non dico di svenarvi per far vostri i tre 7” originali, ma portarsi a casa il 33 giri che li raccoglie sarebbe cosa buona è giusta. In giro si trova l’edizione americana su Wilsuns RC; a breve sarà disponibile l’edizione europea su Static Shock Records, l’ottima etichetta indipendente inglese che negli ultimi anni sta tirando fuori un disco migliore dell’altro. I feticisti sappiano che sono disponibili anche due edizioni nel formato cassetta, dal titolo First Three E.P.S., sull’indonesiana Necros Records e su Exit Music della Malesia.

Sheer Mag - First Three E.P.S. cassette

PS: per chi se lo stesse chiedendo Mag sta per Magnitude. Sheer Magnitude si potrebbe tradurre con “vastità” ma non ne sono così certo.

Sante cassette per noi peccatori

The Holy Tape cassette
In Italia siamo dei conservatori maledettamente irreggimentati anche nella musica, c’è poco da girarci attorno. Ci piace il calduccio del posto fisso, che sia nel Comune di residenza o nella scenetta musicale xyz di stocazzo. Al contrario della Francia, per dire, qui da noi si contano sulle dita di una mano i gruppi che infettano sul serio il garage punk con la psichedelia, il noise e soprattutto con il pop: per quello che queste etichette, così ovviamente generiche, significhino.

Tra i pochi gruppi del cosiddetto weird garage tricolore a fregarsene di apparire troppo mielosi e sbilenchi ci sono i Panda Kid di Alberto Manfrin che assieme a Gianmarco Bergamin ha messo su da un paio d’anni l’interessante Slimer Records. La micro etichetta lo-fi veneta è dedita per lo più alla stampa di colorati flexi disc mono, prodotti in casa uno per uno con vecchie macchine in edizioni limitatissime: “I macchinari sono esattamente quello con cui si registravano i bluesman, o i famigerati X Ray Disc, con i loro pregi e difetti, ovviamente aggiustati e restaurati con molta fatica”, come mi dice lo stesso Alberto che potete vedere sotto all’opera.

Alberto Manfrin - Panda Kid -X Ray Disc

In mezzo a tanti dischetti delle fogge e delle dimensioni più disparate, la Slimer ha tirato fuori qualche produzione anche nell’intramontabile formato cassetta come il nastro magnetico (in tutti i sensi) The Holy Tape che cala un gran poker con 4 delle migliori band italiane degli ultimi tempi.

I padroni di casa Panda Kid tirano giù la ballata pop subacquea Cookies Weed, unico pezzo già edito della raccolta che hanno scelto “perché è stata registrata insieme a personaggi del calibro di Astrid (Miss Chain & The Broken Heels), Roger (Il Buio, Gazebo Penguins, Death Index, ecc.), Alberto (Il Buio) e ci piaceva l’idea di coinvolgerli trasversalmente”, è sempre Alberto a parlare.

E ancora i Sultan Bathery con il garage amabilmente ieratico di Lingam, i romani Holiday Inn che qui aggiungono un par di tacche al loro synth punk minimale, sudicio e suicide, infine gli Hallelujah! davvero maestosi nell’insozzare il noise rock con scosse telluriche lente ma di rara potenza.
Niente male la prova solenne e malinconica dei francesi (in parte italiani) J.C. Satan che però, in tutta sincerità, non mi hanno mai fatto strappare i quattro peli che mi ritrovo in testa. Veramente sorprendente, invece, Ray Gos dei Those Foreign Kids a me sconosciuti fino a ieri. Questi tizi olandesi spettinano l’indie rock con scariche garage punk mantenendo un equilibrio assoluto tra melodia e bassa fedeltà sonica, un po’ Jay Reatard e un po’ Cloud Nothings.

Che fine ha fatto la borghesia?

CRIMINAL PARTY
La Revolution Bourgeoise
(Downbeat & Pink House)

Criminal Party - La Revolution BourgeoiseDa che mondo è mondo i gruppi si prendono e lasciano come amanti impazziti. Non è una novità. I palermitani Criminal Party del tira e molla hanno quasi fatto una cifra stilistica. Dalla metà degli anni ‘80 ad oggi hanno cambiato pelle diverse volte, provando anche a fare il grande salto.
A trent’anni esatti dagli esordi tornano con un album garage rock d’antan che si rifà, per loro stessa ammissione, al punk californiano di fine ’70. Una sorta di concept sull’impoverimento della borgesia “che non riesce più ad avere il ruolo fondamentale nella società moderna, ruolo che ha avuto sin dall’ inizio della cosiddetta era moderna a partire da subito dopo la rivoluzione francese”, come strilla la nota stampa. Un pezzo come Wasted Life, ad esempio, è dedicato “a tutti gli imprenditori, che accerchiati dalle difficoltà economiche hanno deciso di farla finita”.

Rispetto il loro messaggio, ma in tutta sincerità me ne strasbatte il cazzo. A me interessa la musica e su questa vorrei dire due parole. Tanto per iniziare che le voci femminili di Lisjac e Vicky Jam si intrecciano bene dimostrando apprezzabili capacità melodiche (Join Us!, We Hate You) senza mai svaccare. Tuttavia, da uomo grezzo e binario quale sono, ciò che più mi piace è quando spingono sull’acceleratore facendoci entrare nel gorgo di furia iconoclasta che fu di Dianne Chai degli Alley Cats, Jennifer Miro dei Nuns ed Exene Cervenka degli X, ma anche di Pauline Murray dei Penetration e della nostra Lilith degli indimenticati Not Moving.
Regista della faccenda è Fabio Vinciguerra, fondatore del gruppo e autore delle musiche e dei testi, nonché produttore del disco. Le sue chitarre pennellano colorati quadretti ritmici con ghirigori psych e spruzzate fuzz nei punti giusti, giocando bene con i vuoti delle tastiere di Francesco Amato.
Al netto di una produzione che trovo un po’ levigata con le voci troppo in evidenza e dell’originalità che ha residenza altrove, La Revolution Bourgeoise è un buon disco.

QUARANTAQUATTRO DISCHI DEL 2016

Da un paio di mesi ho compiuto 44 anni. Ergo i 44 album, o mini album, che ho ascoltato di più nel 2016: non i migliori ma quelli che mi hanno tenuto compagnia meglio, in rigoroso ordine alfabetico. Le parole stanno a zero. Cliccate sui titoli abbottati (leggasi in corsivo-grassetto) e ascoltate i pezzi. Se qualcosa vi stuzzica non esitate a comprare il disco, meglio se in vinile.

 

The Barsexuals - Black Brown and White ALLAH-LAS Calico Review (Mexican Summer)
A MINOR PLACEThe Youth Spring Anthology (Lost Without Your Love)
AVVOLTOIConfessioni di un povero imbecille (Go Down)
THE BARSEXUALSBlack Brown and White (Disco Futurissimo/Dead Music)
BIG MOUNTAIN COUNTY / LAMESplit (Annibale Records)

 

Bikes - Bikes BIKESBikes (Alien Snatch!)
DAVID BOWIEBlackstar (Sony)
THE BRADIPOS IVThe Parteno-Phonic Sound of the Bradipos Four (Goodfellas)
BRONCHODouble Vanity (Dine Alone)
BT’sBustin’ Out (King Rocker/Southpaw)

 

William S. Burroughs - Let Me Hang You WILLIAM S. BURROUGHSLet Me Hang You (Khannibalism/Ernest Jenning Record)
CAFE RACERCafé Racer (Dumpster Tapes)
CHOKE CHAINSChoke Chains (Slovenly/Black Gladiator)
THE DEVILSSin, You Sinners! (Voodoo Rhythm Records)
THE FAT WHITE FAMILYSongs for our Mothers (Without Consent/Fat Possum)

 

Inutili - Elves Red Sprites Blue Jets THE GENTLEMENTSHobo Fi (Area Pirata)
THE HANGEE VUnderwater Serenades (Teen Sound)
HIS CLANCYNESSIsolation Culture (Maple Death/Tannen)
INUTILIElves, Red Sprites, Blue Jets (Aagoo)
JACK OBLIVIAN AND THE SHEIKSThe Lone Ranger of Love (Mony)

 

The Madcaps - Hot Sauce LEATHER TOWELIV (Aarght!/HoZac)
LUCYFER SAMLucyfer Sam (Area Pirata)
LUMPY & THE DUMPERSHuff My Sack (La Vida Es Un Mus/Anti Fade)
THE MADCAPSHot Souce (Howlin’ Banana)
MEET YOUR DEATHMeet Your Death (12XU Records)

 

The Murlocs - Young Blindness MIND SPIDERS ‎- Prosthesis (Dirtnap)
THE MURLOCSYoung Blindness (Flightless)
NANCYA Nice Package (Erste Theke Tonträger)
PERSONAL AND THE PIZZASPersonal And The Pizzas (Slovenly)
THE PUKESThe Revenge of… The Pukes (Dumpster Tapes)

 

Sleeping Beauties - Sleeping Beauties RAVI SHAVIIndependent (Almost Ready)
SANTA MUERTEBig Black Sister (MiaCameretta)
SAPINSmell of a Prick (Howlin’ Banana/Beast)
SEUSSSeuss (Autoproduzione)
SLEEPING BEAUTIESSleeping Beauties (In The Red)

 

The Sueves - Change Your Life SICK THOUGHTSLast Beat of Death (Goodbye Boozy/WITS)
SORGELa guerra di domani (La Tempesta)
THE SUBURBAN HOMES… Are Bored EP (Total Punk)
THE SUEVESChange Your Life (HoZac)
TERRYHQ (Upset! The Rhythm)

 

Uranium Club - All Of Them Naturals TY SEGALLEmotional Mugger (Drag City)
TOMY & THE COUGARSThis is Porn (Surfin’ Ki)
URANIUM CLUBAll of Them Naturals (Static Shock/Fashionable Idiots)
VANITYDon’t Be Shy (Katorga Works)